Domani l’Iran elegge il nuovo presidente. Ma non cambierà niente in ogni caso

Di Leone Grotti
13 Giugno 2013
I sei candidati rimasti in gara sono tutti fedeli alla Repubblica islamica e a Khamenei, che continuerà a comandare il paese

Vincerà Hassan Rohani, “riformista”, Baqer Qalibaf, sindaco di Teheran, Said Jalili, capo negoziatore per il nucleare, Alì Akbar Velayati, consigliere della Guida suprema Khamenei, Mohsen Rezai, ex comandante dei Guardiani della rivoluzione, o Mohammad Gharazi, ex ministro del petrolio e delle telecomunicazioni? Poco importa. L’election day che si terrà domani nella Repubblica islamica dell’Iran per eleggere il nuovo presidente, che prenderà il posto di Mahmoud Ahmadinejad, difficilmente cambierà l’orientamento politico, internazionale e sociale del paese.

COMANDA KHAMENEI. Tutti i candidati, infatti, sono in un modo o nell’altro legati all’ayatollah Khamenei, che continuerà a tenere saldamente le redini del paese. Per correre alle presidenziali si erano registrate 686 persone ma dopo il vaglio del Consiglio dei guardiani dell’Iran, incaricato di valutare la loro fedeltà a Khamenei e alla Repubblica islamica, ne sono rimaste solo otto. Due si sono ritirati e tra i sei superstiti si può star certi che non c’è nessun rivoluzionario.

CANDIDATI. Il candidato più moderato di queste elezioni, e cosiddetto riformista, è Hassan Rohani, che potrebbe godere dell’appoggio degli iraniani che nel 2009 sono scesi in piazza con l’Onda verde per protestare contro la rielezione per il secondo mandato di Ahmadinejad. Baqer Qalibaf, sindaco di Teheran, è un fedelissimo di Khamenei e tra i favoriti nella capitale. Said Jalili, capo negoziatore del dossier nucleare, è un radicale appoggiato dai pasdaran. Alì Akbar Velayati è consigliere della Guida suprema per gli affari internazionali. Rezai è l’ex comandante dei pasdaran mentre Gharazi, considerato un moderato e senza speranze di vittoria, ha dichiarato nei giorni scorsi di non avere «né soldi, né portavoce né struttura per una campagna elettorale».

NON C’È SCAMPO. Tutti sono fedeli alla Repubblica islamica e all’ayatollah Khamenei, tutti sostengono il diritto dell’Iran a sviluppare il suo programma nucleare, nessuno avrà niente da ridire sull’appoggio a Bashar al-Assad in Siria. E se anche ce l’avessero, finirebbero solo come Ahmadinejad, che una volta entrato in rotta di collisione con la Guida suprema, è stato bombardato di critiche, anche dal Parlamento, e minacciato di arresto, se non peggio. Il suo candidato di punta non è stato neanche ammesso alle elezioni. Insomma, non restate con il fiato sospeso per conoscere il nome del nuovo presidente dell’Iran.

@LeoneGrotti

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