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Intervista – Marcello Aversa e la nascita dei suoi micro-presepi

Da Sorrento alla Galleria Biffi Arte di Piacenza fino al prossimo 19 gennaio, i presepi di Marcello Aversa accolgono i visitatori in un’atmosfera quasi magica di arte e tradizioni. L’artista racconta a Tempi.it il percorso artistico che lo ha portato a produrre queste caratteristiche opere d’arte in miniatura che tutti abbiamo nelle nostre case e che spesso tramandati da generazioni, raccontano molto di un’usanza diffusa in tutto il mondo.

Come è nata la tua passione per i presepi, soprattutto per quelli in miniatura? Cosa ti affascina principalmente di questa tradizione?

La mia passione per i presepi nasce da una tradizione straordinaria tipica della mia terra, di cui si hanno notizie già dal ‘400, e che si tramanda ancora oggi nelle chiese e nelle case private da generazioni. La mia famiglia poi, lavorava l’argilla e possiede ancora delle fornaci nel borgo di Maiano a Sant’Agnello (penisola Sorrentina). Sono stati questi influssi a spingermi verso quest’arte: inizialmente producevo opere grandi per le chiese, con figure che non erano mie, che raggiungevano anche i trenta centimetri di altezza, poi, come una sorta di sfida con me stesso, ho cominciato a lavorare la terra cotta e a produrre creazioni sempre più piccole, con figure anche di 8 millimetri. Non so spiegare bene come mai l’idea dei presepi in miniatura mi abbia coinvolto sempre di più, ma credo che ognuno di noi abbia qualcosa di particolare dentro, e io ho avuto la passione di scoprire e di poter coltivare tale passione.

Perché hai deciso di non dipingere le tue creazioni?

Non uso i colori perché i mattoni nelle fornaci sono rossi e quel rosso è rimasto nel mio dna, è il colore della mia infanzia e della mia terra. Il mio sogno più grande è, infatti, quello di tornare in quelle fornaci, non per fare mattoni, ma per dar vita ad un centro di eccellenza dove gli artisti possano lavorare liberamente, favorendo, in questo modo, l’apprendimento della nuove generazioni verso quei mestieri che stanno scomparendo.

Ci sono dei personaggi del presepe a cui ti senti particolarmente legato o che attraggono maggiormente la tua curiosità?

Tutti i personaggi rappresentano qualcosa di più o meno metaforica. Sono due i personaggi che suscitano in particolar modo la mia curiosità: il pastore della meraviglia, e il Benino, ovvero il pastore che dorme. Secondo una mia personale interpretazione, il primo personaggio ci fa riflettere su quanto sia difficile meravigliarci di quelle cose che già abbiamo, che non sono state create da noi e che consideriamo come “doni” dovuti, mentre il secondo pastore, il quale nonostante il trambusto continua a dormire, rispecchia quell’attualissimo sentimento di indifferenza delle persone verso coloro che soffrono vicino a loro.

Qual è la peculiarità della la mostra?

Non si tratta di una semplice mostra di presepi, ma di un lungo viaggio che parte dalla Cacciata dal Paradiso, dunque dal Peccato Originale, e che continua con l’Annuncio alla Madonna, l’Avvento di Cristo, fino al Battesimo di Gesù.

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