
Intervento di terra
a Grande guerra ebbe origine – come è noto – dall’uccisione dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo da parte del nazionalista serbo Princip, che diede all’Austria un pretesto per l’attacco della Serbia. L’Italia, entrata in campo al fianco di Francia, Inghilterra, Usa, Russia, Serbia, Belgio, Romania e Giappone contro Germania, Austria-Ungheria, Bulgaria e Turchia, poteva contare su un esercito di 800mila uomini, distribuiti su 40 divisioni. Si trattò di una sanguinosa guerra di logoramento, condotta prevalentemente nelle trincee. Il fronte italiano più importante fu senz’altro quello dell’Isonzo, dove l’avanzata veniva resa difficile dalle munite fortificazioni austriache. Da ricordare, il 24 ottobre 1917, la terribile disfatta di Caporetto, quando gli austro-ungarici, rinforzati da divisioni tedesche, avanzarono fino al Piave catturando 300mila prigionieri italiani. Un anno dopo, il 29 ottobre 1918, furono le truppe italiane ad avere la meglio, sfondando il fronte avversario a Vittorio Veneto. Il 3 novembre 1918 il comando austriaco sottoscrisse la resa incondizionata. Al termine del conflitto l’Italia contò 600mila morti e 1 milione di feriti (più che nella Seconda guerra mondiale, quando i morti furono meno di 445mila tra soldati e civili).
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