Internet mantiene in vita 2500 lingue destinate all’oblio

Di Daniele Ciacci
08 Febbraio 2012
Secondo l'Unesco il 50% delle lingue conosciute sarebbe in via d'estinzione. Colpa di Internet, che ha prediletto l'inglese a scapito di idiomi meno conosciuti. Che però, grazie alla tenacia di alcuni siti, potrebbero trovare la salvezza proprio nella rete

Secondo i dati dell’Unesco – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura – il 50% delle lingue mondiali è in via d’estinzione. Ogni due settimane, infatti, un idioma dei circa 2500 in pericolo scompare e tra ventiquattro anni saranno tutti lingue morte. Alcune esistono anche in Italia, per esempio la variante molisana della lingua croata, o alcuni dialetti provenzali ancora presenti nelle vallate del cuneese. L’Atlante Linguistico delle Lingue in pericolo offre una mappa dettagliata di tutti i dialetti che stanno svanendo, un patrimonio linguistico eccezionale. Che le lingue in via d’estinzione possano essere salvate dal web sembra un paradosso. La rete è stata indicata spesso come la vera causa del progressivo impoverimento del linguaggio, data la predilezione per l’inglese. Ma sul web sono nati serbatoi digitali dove le lingue in pericolo vengono preservate e messe a disposizione di chiunque voglia saperne di più.

Diffondere le lingue in pericolo attraverso i nuovi media, che creano comunità omolinguistiche dove è più semplice preservare il proprio dialetto, è una mossa vincente. Il sito Turkulka.net, per esempio, custodisce i segreti dell’antica lingua Rama delle popolazioni costiere del Nicaragua, che attualmente parlano solo trenta persone. O il Myaamia Project, che si propone di far conoscere la lingua degli indigeni Oklahoma in Florida. Per alcune isole del Pacificio, a Est dell’Australia, è stato pensato il sito Sorosoro, all’interno del quale è possibile avvicinarsi alla lingua araki, parlata solo da otto persone nel mondo. Il sito Isuma.tv, invece, condivide video, filmati e interviste in lingua inuit, idioma conosciuto da duemila persone residenti in alcune zone a Nord dell’Alaska, sullo stretto di Bering. Di certo la situazione italiana è meno preoccupante. Delle cinque lingue a rischio secondo l’Unesco, solo quattro sono parlate da meno di cinquemila persone: il toitschu, presente in alcune vallate valdostane e tenuto in vita da duecento persone; il gardiol, parlata provenzale esportata dai piemontesi in Calabria; il griko calabrese, parlato da duemila persone e il croato molisano, lingua custodita da cinquemila italiani, tra i quali alcuni emigrati in Australia che mantengono ancora in vita la propria tradizione linguistica.

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