
Ingroia come Falcone? «Si vergogni». Dopo la Boccassini, altre voci contro il leader di Rivoluzione
«Come ha potuto Antonio Ingroia paragonare la sua piccola figura di magistrato a quella di Giovanni Falcone? Tra loro esiste una distanza misurabile in anni luce. Si vergogni». Con queste parole al vetriolo, Ilda Boccassini si è rivolta all’ex collega, oggi leader di Rivoluzione civile, Antonio Ingroia. Boccassini è uno dei pochi pm in Italia ad aver condotto fianco a fianco con Falcone inchieste scottanti negli anni Ottanta. Un rapporto vissuto con discrezione, che per esempio ha portato per anni Boccassini a disertare le celebrazioni di commemorazione, in segno di protesta contro quei colleghi che per anni, mentre il giudice era in vita, lo avevano contrastato, salvo poi proclamarsi suoi intimi amici dopo che fu ucciso dalla mafia a Capaci. Vista la sua abitudine al silenzio sul tema, è stata particolarmente eccezionale la bacchettata ad Ingroia fatta direttamente al Tg di La 7.
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Boccassini ha risposto all’ex pm, che ieri mattina, davanti alle telecamere di Repubblica tv, aveva dichiarato: «È successo ad altri magistrati, e più autorevoli di me, anche a Giovanni Falcone – aveva detto Ingroia –. Proprio Falcone, quando iniziò una attività di collaborazione alla politica, le critiche maggiori le ha ricevute proprio dalla magistratura. Il copione si ripete». Ingroia si difendeva così dalle critiche mossegli da altri pm per la discesa nell’agone politico. Boccassini solo in un’occasione, lo scorso giugno, aveva preso le distanze pubblicamente dall’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia condotta Ingroia, definendo «un galantuomo» Loris D’Ambrosio, il consigliere giuridico del Quirinale coinvolto nelle intercettazioni con Nicola Mancino, e morto poi per infarto.
MARIA FALCONE: «NON STRUMENTALIZZI». Quelle del pm milanese sono però solo le prime critiche all’uso mediatico fatto da Ingroia delle figure di Falcone e Borsellino. Stamattina, anche la sorella di Giovanni Falcone, Maria, in un’intervista a Repubblica, ha usato toni duri: «Non permetto a nessuno di parlare di Giovanni per autopromuoversi a livello politico». Poi ha aggiunto: «La storia di mio fratello è stata del tutto diversa. Giovanni non è mai entrato in politica, non ha neanche partecipato ad un convegno politico. E Ingroia non è mai stato da solo come dice. Con lui ho visto parte del mondo del giornalismo e della politica. Giovanni invece era davvero solo, perché puntava a rompere un intero sistema, che poi gli si è rivoltato contro. Avrà avuto al massimo quattro amici, e tra questi Ilda Boccassini». Maria Falcone ha poi parlato della celeberrima indagine sulla presunta trattativa: «Al momento credo che non abbiamo prove inequivocabili di questo patto».
«MACCHÈ ALLIEVO PREDILETTO». E non basta. In Sicilia da giorni è in corso uno scontro tra Ingroia e Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo, inizialmente coinvolto nel progetto politico di Rivoluzione civile. Borsellino ora sbatte la porta in faccia a Ingroia rinfacciandogli accordi elettorali con alcuni partiti per la costituzione delle liste. In una lettera aperta al sito LiveSicilia, lo scrittore siciliano Aldo Sarullo ha spiegato perché ha deciso di interrompere la collaborazione con il mensile siciliano S, molto vicino a Ingroia che è stato uno dei collaboratori principali (S è nota per aver pubblicato interi libri con i verbali degli interrogatori dell’inchiesta trattativa, cavalcando le tesi della procura palermitana). Lo scrittore si dice stufo della definizione «di “allievo prediletto”» che Ingroia fa dei suoi rapporti con Borsellino: «Vi sono autorevoli testimonianze da me riportate che affermano ben altro. Ingroia fu un allievo, ma neanche l’unico. Prediletto dovremmo lasciarlo dire a Borsellino semmai. Vorrei sollecitare i lettori sia i giornalisti a lasciare da ogni frangente politico, partitico o propagandistico il nome del dottor Borsellino».
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