Inghilterra, giudice dell’Alta corte: «Per il bene dei figli, convivenza e matrimonio non sono la stessa cosa»

Di Redazione
09 Dicembre 2013
Per sir Paul Coleridge il governo dovrebbe incentivare il matrimonio perché «una coppia sposata tende a durare, e una che convive tende a non durare»

Prima di avere figli, una coppia che convive dovrebbe sposarsi «per essere sicura di essere abbastanza stabile per affrontare gli stress e le difficoltà» che una maternità implica. È quanto affermato al Telegraph da uno dei giudici più anziani dell’Alta corte inglese, sir Paul Coleridge.

SPOSARSI È DIVERSO DA CONVIVERE. Secondo il magistrato, che si ritirerà l’anno prossimo e che da sempre si occupa di diritto familiare, «si sente dire dappertutto che convivere ed essere sposati è la stessa cosa. Ed è vero, a parte il fatto che una coppia sposata tende a durare e una che convive tende a non durare. E quando si parla di cosa è meglio per i bambini, la cosa più importante è proprio la stabilità».

«NESSUN DIRTTO AD AVERE BAMBINI». Sir Coleridge afferma di non voler «fare la morale a nessuno» ma «la responsabilità è grande: non ci sono diritti ad avere bambini, ci sono solo responsabilità una volta che li hai avuti». «Nei tribunali – insiste – la gente non fa che parlare dei propri diritti ma non ci sono diritti quando si tratta di bambini. Ci sono solo responsabilità insieme al dovere di fare il massimo che puoi per loro».

«POLITICA IGNORANTE». Nei primi mesi del 2013, In Inghilterra e Galles il 47,5 per cento di bambini è nato all’interno di una coppia non sposata. Secondo l’Office for National Statistics nel 2016 più della metà dei bambini inglesi nascerà in una coppia non sposata o convivente. Per il think-tank britannico Centre of Social Justice, invece, le famiglie con un solo genitore stanno crescendo ad un ritmo di 20.000 all’anno e raggiungeranno i due milioni al momento delle prossime elezioni politiche (2015). La convivenza, rileva il dossier, è il principale fattore alla base della crescita delle famiglie monoparentali. Dal 1996, il numero delle persone che convivono è raddoppiato, fino a sfiorare i 6 milioni.
Visti questi dati, secondo sir Coleridge «la politica è altamente ignorante» perché non sponsorizza il matrimonio e non si rende conto del tipo di stabilità che il vincolo matrimoniale è in grado di dare, aiutando così la società e i suoi figli.

Articoli correlati

3 commenti

  1. luca

    cioe se ti sposi ti incasini così tanto la vita e tornare indietro diventa così complicato per così tanti motivi che magari nell’infelicità più totale però rimani nel matrimonio!!!

  2. Ily

    Sì, su questo concordo, la convivenza è irrazionale; non ha senso credere di essere più liberi solo perché si prende la sostanza del matrimonio senza il vincolo formale, come se fosse quest’ultimo e non la sostanza a limitare la libertà individuale. Inoltre con il matrimonio ci si vincola in maniera cosciente e consapevole, con un atto drammatico e solenne, mentre con la convivenza ci si vincola materialmente di fatto, restando incastrati poco a poco, senza rendersi conto di ciò che si sta facendo e i problemi, nel caso ci si voglia svincolare, sono identici a quelli dei coniugi sposati, salvo minore tutela legale. Per questo matrimonio e non convivenza sia per etero che omosessuali.

  3. malta

    c’è un inglese razionale

I commenti sono chiusi.