
Inferno di Dan Brown. Mezza recensione di metà libro per convincervi a risparmiare 25 euro
Noioso. E potrebbe finire qui la recensione del nuovo romanzo di Dan Brown, Inferno. Un volumone da 522 pagine. Tempi.it è riuscito ad arrivare fino a pagina 214. Poi chi scrive, stremato, ha rinunciato all’impresa. Questa è quindi una mezza recensione, di un mezzo libro, in cui ci si augura che il lettore raccolga abbastanza dati per convincersi a risparmiare i suoi 25 euro.
COPERTINA. Color rosso sangue e sagoma di Dante ben delineata, la copertina non lascia dubbi sulla trama. Un giallo che prende spunto dal primo volume della Divina Commedia, utile perché Dan Brown ci racconti quanto fosse angosciante il Medio Evo. Anche in questa storia, c’è Robert Langdon, professore di simbologia ad Harvard, anche questa volta come ne Il codice da Vinci accompagnato da una fanciulla bellissima e misteriosa. Anche questa volta, c’è una sorta di scioglilingua da risolvere per far partire le indagini, come ne Il codice da Vinci c’era la sequenza di Fibonacci da interpretare.
ELEMENTI RICORRENTI. Anche questa volta, c’è un quadro a cui guardare per aiutarsi nell’intreccio: la raffigurazione dell’Inferno dantesco per mano di Sandro Botticelli, come ne Il codice da Vinci c’era la Gioconda di Leonardo. Insomma, cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Dan Brown ha imparato il trucco che fa incassare e continua a riproporlo indisturbato.
PERSONAGGI. La storia prende il via con Langdon che si risveglia in ospedale, ed è in preda a una grave amnesia. In tasca, una misteriosa provetta. I sospetti che si tratti di un virus letale. L’incontro con un inquietante personaggio che si augura che arrivi “qualcosa” in grado di riportare la popolazione mondiale a 4 miliardi di esseri umani, prima che la Terra imploda (dei riferimenti a Thomas Malthus vi abbiamo già parlato).
LUOGHI COMUNI. Certo, per amalgamare meglio tutti questi concetti, si deve infarcire il tutto con frasi ad effetto. Il bersaglio? La Chiesa cattolica, ovviamente. «Non c’era da sorprendersi che a seguito della diffusione del poema, la Chiesa cattolica avesse subito un’impennata del numero di fedeli grazie ai peccatori terrorizzati che volevano evitare la versione dall’oltretomba prospettata da Dante». Un concetto ribadito in più capitoli. Così come le critiche sul divieto tutto cattolico dei preservativi in Africa, con un’aperta difesa all’Oms, che invece ne promuove l’uso. E poi? E poi, al di là, di questi luoghi comuni, quel che ci ha portato allo sbadiglio è la trama abborracciata e poco avvincente.
Quindi sotto l’ombrellone non portatevi Dan Brown. Con 25 euro si comprano un sacco di Settimana Enigmistica.
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9 commenti
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Il libro è brutto.
al confronto Codice da Vinci è un capolavoro.
Noioso, banale. Pieno di inutili descrizioni di strade, piazze, monumenti.
I critici americani lo hanno definito una “guida turisica”.
Senza essere snob, ma può piacere solo a persone di scarse letture e con poca frequentazione della letteratura.
In tema dantesco il libro di Dan Brawon è un vero inferno (522 pagine) contrappongo l’umana commedia…http://www.francescoandreamaiello.it/?p=444
Il pregiudizio rende il lettore una persona tutt’ altro che colta ed intelligente. L’ho letto. Non posso dire che non mi sia piaciuto sarei bugiarda e una volta morta mi ritroverei nella decima bolgia dell’inferno. Partiamo dal presupposto che Dan Brown è un autore che scrive storie di fantasia e che quindi deve comunque scrivere boiate ad effetto e ben architettate, dopotutto cos’è un romanzo se non il saper raccontare una bugia in modo realistico?
Dan Brown è bravo nel saper mescolare in modo omogeneo tre elementi fondamentali e nel riuscire a semplificare, ai meno colti, alcuni concetti non proprio semplici da comprendere:
1) Storia dell’umanità e studi antropologici.
2) Storia delle capacità artigiane dell’uomo, l’arte in tutte le sue sfaccettature (dalla pittura alla letteratura classica).
3) Conoscenza delle più avanzate teorie scientifiche, mediche e tecnologiche.
Questa volta però non ci troviamo dinanzi ad un Codice da Vinci ( stupido ed inutile libro) abbiamo una visione meno distorta della storia e meno soggettiva. Per carità è banale come thriller e a tratti noioso ma ciò che rende bello il libro di Dan Brown è la capacità di unire la letteratura e in genere le arti alle questioni odierne della biotecnologia richiudendo in quasi in 600 pagine l’ albore della civiltà occidentale e riallacciando i problemi del passato ai problemi della civiltà odierna trovandone delle analogie. In ogni caso non mi ha entusiasmato è possimo dire che sia la stessa minestra riscaldata che ci prpone. Ma le immagini che suscita restano stupende. Il miglior romanzo dello scrittore resta senza ombra di dubbio Il simbolo perduto.
A Tribute To TM che ha commentato l’altro articolo di Tempi dedicato all’ultimo romanzo di Dan Brown:
lei ha pienamente ragione sulla bassezza intellettuale dell’autore, per cui a torto o ragione può ritenere i suoi libri il pessimo che può offrire la letteratura moderna.
Ciò detto, si ricordi una cosa: a volte occorre leggere libri brutti. È necessario, se vogliamo forgiarci un’estetica letteraria completa, perché la mente umana tendenzialmente funziona per relazioni di opposizione. Come tanto più apprezziamo una cosa o una persona quanto più ne abbiamo sentito la mancanza, così è difficile o impossibile percepire il bello senza l’esperienza del brutto, gustare l’abbondanza senza aver sopportato la scarsità, nonché (qui c’è una teodicea implicita) vivere appieno l’infinito senza prima essere passati per una vita finita. Come l’uomo vivo di Chesterton, che lascia la sua abitazione per girare il mondo onde poi tornare a casa con la stessa gioia con cui ci mise piede per la prima volta, ogni tanto bisogna distaccarsi dagli autori preferiti e leggere cose noiose, sciatte, ridicole, insomma brutte.
Ringrazi il cielo per le cose brutte, perché ci permettono di assaporare le cose belle, come Proust.
Come quello che si prende a martellate sui cosiddetti per godere del sollievo che prova quando manca il bersaglio.
Esaki, perdonami, non ti volevo contraddire, ma non ho resistito a riesumare una storica battuta.
Figurati…ci stava tutta 😀
Ciò detto, si ricordi una cosa: a volte occorre leggere libri brutti.
Ma intanto la fortuna dell’ “autore” aumenta, non spenderei mai 25€ per leggere boiate ben architettate
Infatti non è obbligato a comprarlo nuovo e subito. Può benissimo aspettare e comprarlo usato, o farselo prestare.
Quello nella foto sarebbe Dan Brown? A me sembra Giacobbo invecchiato di qualche anno. In effetti entrambi hanno in comune il fatto di fare soldi diffondendo boiate