In Transnistria, la repubblica rimasta ai tempi dell’Urss che fa tremare Odessa

Di Francesco Giubilei
15 Marzo 2022
Reportage da Tiraspol, nel mini Stato invisibile nostalgico dell’era sovietica finto al centro di accuse e sospetti da parte dei vicini ucraini. «Ma qui non c'è aria di guerra». Per ora
transnistria

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Dal primo momento in cui è scoppiata la guerra in Ucraina, gli occhi del mondo si sono posati su un’area nella parte orientale della Moldavia al confine con l’Ucraina che prende il nome di Transnistria. Un territorio fino a poche settimane sconosciuto ai più (ad eccezione degli amanti del calcio per via della squadra Sheriff Tiraspol) che è improvvisamente balzato al centro delle cronache belliche a causa della sua unicità.

La Transnistria (nome ufficiale Repubblica Moldava di Pridniestrov) è, de facto, uno Stato indipendente non riconosciuto dai paesi Onu poiché considerato de iure parte della Moldavia. Dopo la dichiarazione di indipendenza del 2 settembre 1990, nel 1992 è scoppiata una guerra per il controllo del territorio culminata con un cessate il fuoco garantito da Russia, Moldavia e Transnistria. Da quel momento una forza di peacekeeping russa composta da circa 1.500 uomini è presente nell’autoproclamata repubblica filorussa.

Come se nulla fosse

In queste settimane sono circolate notizie di ogni genere sulla Transnistria: da un possibile attacco all’Ucraina da ovest al lancio di missili partiti da quest’area fino a un’ipotetica adesione alla Federazione russa nel caso Mosca conquistasse l’intera Ucraina meridionale e i territori appartenenti alla cosiddetta Nuova Russia.

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Entrando a Tiraspol, capitale della Pmr (sigla in russo per indicare la Transnistria), non si percepisce il clima bellico né c’è il sentore di una mobilitazione generale. La vita sembra trascorrere come se nulla fosse e, per noi europei occidentali, è come fare un tuffo nel passato.

I legami con la Russia

In Transnistria il tempo sembra essersi fermato alla fine degli anni Ottanta durante il periodo dell’Unione Sovietica. Per le strade ci sono monumenti con la falce e martello, sopra gli edifici campeggia la stella rossa e le statue di Lenin sono numerose.

L’iconografia sovietica, scomparsa dopo il crollo del muro di Berlino nelle altre nazioni diventate indipendenti, qui permane, così come nelle scuole viene insegnata la storia in linea con l’ideologia dell’Urss. Non a caso, a qualche chilometro dalla città, sorge un monumento all’Armata Rossa eretto per ricordare la vittoria sull’esercito nazista in Moldavia.

Anche l’economia è legata a doppio filo alla Federazione russa che finanzia il governo locale, così come i media (ovviamente in lingua russa) sono in linea con le posizioni del Cremlino e in tutto il territorio dell’autoproclamata Repubblica non sono accettate le carte di credito internazionali perché da alcuni anni la Transinistria è fuori dal circuito Swift. Oltre alla moneta locale (il rublo transnistriano) sono accettati gli euro e i lei moldavi ma non quelli rumeni.

Soldati e armi

«Potete vedere con i vostri occhi che la situazione è tranquilla in Transnistria e non c’è un clima di mobilitazione generale», afferma Anton, un cittadino di Tiraspol.

Eppure, lasciarsi ingannare dalle apparenze sarebbe sbagliato. Nel territorio della Transinistria ci sono infatti basi militari russe e il numero di soldati presenti potrebbe essere superiore a quello indicato ufficialmente, inoltre non è da escludere la presenza di armi ben più pericolose del grande arsenale sovietico lasciato qui al crollo dell’Urss. A giudicare poi dall’offensiva portata avanti dall’esercito russo che sembra voler circondare la città di Odessa per un imminente attacco, non è da escludere con certezza un ricongiungimento delle aree conquistate dai russi con la Transnistria.

Quando il piccolo orso si sveglierà

D’altro canto, il piano descritto dal leader bielorusso Lukashenko prevede proprio l’arrivo dell’esercito russo fino alle porte della Transinistria. Ad oggi si tratta però solo di ipotesi e il governo della Transinistria ha ufficialmente negato ogni coinvolgimento nel conflitto in Ucraina bollando come fake news il fatto che siano partiti missili contro l’aeroporto della città ucraina di Vinnystia, parole confermate dal ministro degli Esteri moldavo.

Oggi la Transnistria è come un cucciolo di orso addormentato: a prima vista sembra pacifico e il suo sonno intrigante, ma sappiamo che non durerà per sempre e, quando si sveglierà, potrà succedere di tutto.

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