
Ilva, 27 condanne dei dirigenti per le morti degli operai
La prima sentenza sul caso Ilva, quella relativa ai morti d’amianto, è arrivata oggi dal tribunale di Taranto, che ha condannato 27 dirigenti dell’acciaieria perché ritenuti responsabili delle morti per amianto e altri agenti cancerogeni di circa una trentina di operai dello stabilimento tarantino. Le morti sarebbero avvenute sia nel periodo Italsider sia in quello Ilva.
9 ANNI E MEZZO IL MASSIMO DELLA PENA. La condanna maggiore è stata quella riportata dall’ex direttore dell’Italsider Sergio Noce, poi 9 anni a Giambattista Spallanzani e Girolamo Morsillo, 8 anni e sei mesi a Giovanni Gambardella, Giovanni Gillerio, Massimo Consolini, Aldo Bolognini e Piero Nardi (anche lui ex direttore dell’Italsider, e oggi commissario della Lucchini di Piombino), 8 anni a Giorgio Zappa, Giorgio Benevento e Francesco Chindemi, 7 anni e 10 mesi a Mario Lupo, 7 anni a Renato Cassano, 6 anni a Fabio Riva, Luigi Capogrosso, Nicola Muni e Franco Simeoni, 5 anni a Costantino Savoia, Mario Masini, Lamberto Gabrielli, Tommaso Milanese e Augusto Rocchi, 4 anni a Bruno Fossa, Riccardo Roncan, Alberto Moriconi ed Ettore Salvatore. Fuori dal processo, ovviamente l’ultimo “patron” dell’Ilva, Emilio Riva, morto ad aprile, per il quale è stato dichiarato il non doversi procedere. È stato assolto Ayako Nakamura, ex consulente dell’Ilva pubblica, da manager di Nippon Steel.
MORTI BIANCHE. Il tribunale di Taranto durante il processo ha esaminato 31 casi sospetti di morte per mesotelioma e cancro polmonare di altrettanti dipendenti dell’acciaieria. Non in tutti questi casi è stata riconosciuta fondata l’ipotesi di omicidio colposo, le condanne sono state riconosciute solo per 15 decessi ritenuti certamente causati dall’acciaieria. Maggiori dati saranno resi noti solo dalle motivazioni della sentenza di oggi. Sono stati riconosciute provvisionali per i familiari di alcune vittime, l’Inail, la Fiom Cgil e la Uil.
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