
L’illuminismo è illuminista?

«Libertè, egalitè, fraternitè» recita il più noto motto dell’illuminismo francese, come si ripete da sempre e come ancor di più accade in questi giorni in seguito alla strage nella redazione del giornalaccio Charlie Hebdo (espressione diretta di quell’illuminismo antireligioso e ideologico che in questa sede si tenterà di smascherare).
La suddetta strage al cuore della Francia ha smosso le acque stagnanti del neo-illuminismo odierno, tanto da offrire lo spunto per riflettere a partire da alcuni quesiti che s’impongono da se stessi.
È proprio così? È proprio vero che si tratta di principi illuministi? Si può mettere in dubbio l’illuminismo con gli stessi metodi del dubbio illuminista?
Per come viene formulata, propagata ed insegnata, la suddetta tricotomia, lascerebbe intendere che prima dell’illuminismo non vi fosse libertà, non vi fosse eguaglianza e non vi fosse fraternità, o meglio, che la libertà, l’eguaglianza e la fraternità siano invenzioni tipicamente illuministiche.
Del resto, lo stesso illuminismo si è proposto ed imposto come momento di svolta della cultura umana in genere ed europea in particolare in netta e frontale contrapposizione con le epoche ad esso precedenti ritenute oscure, buie, “medioevali”.
È tuttavia legittimo chiedersi se i tre concetti di base dell’illuminismo siano effettivamente illuministi dato il retrogusto trascendente che lasciano in bocca dopo averli assimilati.
A ben guardare, fuori da ogni prospettiva meramente ideologica, cioè fuori da ogni prospettiva illuministica, sembra proprio che le idee di libertà, di eguaglianza e di fraternità siano ben più antiche e nobili dell’illuminismo stesso.
Sebbene gli illuministi, anche quelli attuali, e non sono pochi, ritengano di aver illuminato per primi con la luce della ragione il mondo e l’uomo, la luce della ragione splendeva già ben prima che essi ne scoprissero il bagliore.
Nikolaj Berdjaev ebbe a scrivere, non a caso, che «il Rinascimento esisteva già nelle profondità del Medioevo»; analogamente, i principi, le idee, i valori dell’illuminismo esistevano già nella profondità della cultura e dell’epoca storica precedente l’illuminismo medesimo.
Sul punto Tzvetan Todorov fa chiarezza sull’illuminismo: «Le sue idee portanti non nascono nel XVIII secolo; quando non derivano dall’età classica, portano i segni dell’alto medioevo, del rinascimento e del classicismo».
Già Giuseppe Mazzini, nella sua opera “Dell’iniziativa rivoluzionaria in Europa” del 1835, ebbe a riconoscere che l’originalità dell’illuminismo rivoluzionario tale non era, ancorandosi esso sui traguardi concettuali e morali di una tradizione ben più risalente, cioè della tradizione classica e cristiana, tanto da scrivere, per l’appunto, che «la Francia seppe compire colla rivoluzione del 1789, riducendo a formola nella Dichiarazione dei Diritti, i risultati dell’epoca cristiana, ponendo fuor d’ogni dubbio e innalzando a dogma politico la libertà conquistata nella sfera dell’idea dal mondo-greco-romano, l’eguaglianza conquistata dal mondo cristiano e la fratellanza, ch’è la conseguenza immediata di quei due termini».
Ma si proceda con ordine.
L’idea di libertà, nel suo aspetto più radicale e profondo, cioè la libertà di coscienza, fu affermata fin da subito da quelle comunità protocristiane che si rifiutarono di incensare l’imperatore romano come divinità.
Il libero arbitrio, del resto, irrompe nella storia del pensiero umano solo dopo l’avvento del cristianesimo, sottraendo l’esistenza umana ai capricci delle divinità pagane o al determinismo del fato beffardo ed insondabile.
Lo stesso Giustino scrive, infatti, che «se il genere umano non può decidere liberamente di fuggire ciò che è biasimevole, né ha la possibilità di scegliere ciò che è buono, è irresponsabile in ogni modo di ciò che viene compiuto».
Il cristianesimo ha insegnato la libertà e la responsabilità; ecco in che senso Hegel scrive che «la religione è sapere della verità assoluta, e questa verità è lo spirito libero».
Per quanto riguarda il principio di eguaglianza il cristianesimo, ben prima e sicuramente meglio di ogni successiva istanza illuministica settecentesca, ha svolto un ruolo determinante e fondamentale per il delinearsi del suddetto principio così come oggi si conosce e reclama da ogni parte.
Nota in merito Tzvetan Todorov che «l’eguaglianza è un incrollabile principio della tradizione cristiana». Del resto, come principio è quasi onnipresente nei testi dei padri e dei dottori della Chiesa, degli apologeti, dei canonisti e dei giuristi e teologi di ogni epoca.
Con estrema chiarezza, per esempio tra i tanti citabili, Papa Gregorio Magno ben undici secoli prima degli enciclopedisti francesi ebbe a scrivere che «noi uomini per natura siamo tutti eguali».
Infine, per quanto riguarda la fraternità, non si può fare a meno di notare quanto essa altro non sia che la trasposizione sul piano secolare della fratellanza teologica degli uomini a seguito della loro comune filiazione rispetto a Dio Padre Creatore.
Non a caso molti sono stati nei due millenni di storia cristiana gli interventi contro la schiavitù; si pensi per l’appunto, oltre al chiaro testo biblico per cui «se hai uno schiavo, trattalo come fratello» (Sir. 33,32), a quanto scrive nel IX secolo, cioè diversi secoli prima dei redattori della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” del 1789, Agobardo di Lione: «Tutti gli uomini sono fratelli, tutti invocano un unico padre, Dio: gli schiavi e i padroni, i poveri e i ricchi, gli ignoranti e gli istruiti, i deboli e forti, nessuno è superiore agli altri; non esiste schiavo o uomo libero, ma c’è sempre in tutte le cose un solo Cristo».
I principi illuministi, oggi e sempre più invocati, sono dunque precedenti allo stesso illuminismo, tanto che la loro violazione, come insegna la storia, è stata molto più frequente nei periodi più accanitamente antireligiosi in genere ed anticristiani in particolare che in quelli in cui il fattore religioso e cristiano è stato più culturalmente e socialmente dominante.
Appare quindi contrario alla loro essenza ed origine, oltre che alla verità, ritenere di poterli invocare in contrapposizione allo spirito religioso in genere e a quello cristiano in particolare, specialmente, come in questi giorni accade, a causa di morte e devastazione causate dal fondamentalismo islamico.
In conclusione, per illuminare le vie dell’oscurantismo di matrice illuministica, riechieggiano le parole proprio di un “illuminato” illuminista, grande studioso del problema della democrazia, del calibro di Alexis de Tocqueville che così ebbe sapientemente a precisare: «Grave errore è il pensare che le società democratiche siano naturalmente ostili alla religione: nulla nel Cristianesimo, e neppure nel Cattolicesimo, è radicalmente contrario allo spirito di tali società, anzi molti elementi essi contengono per queste favorevoli».
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4 commenti
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la rivoluzione francese è la scimmiottatura della rivoluzione americana. negli usa la persona è al centro, in francia lo stato. ma le persone emigrano in america, non nelle periferie di parigi.
Dall’articolo sembra che le tensioni tra cristianesimo (e pensiero classico) ed illuminismo siano da attribuire ad un’incomprensione secolare. Non credo sia così, anzi penso che il nocciolo dell’illuminismo sia proprio il suo razionalismo, per il quale l’ordine posto dalla ragione è effettivamente l’ordine della realtà.
In questo modo si può comprendere come le affinità siano meramente verbali. Basti pensare all’ipotesi dello stato di natura, sulla base del quale si comprende la concezione illuministica di libertà e uguaglianza. Libertà come potere di fare ciò che si vuole (v. art.4 Dichiarazione del 1791, se non sbaglio) e uguaglianza come identità matematica tra i soggetti. Com’è noto, queste sono le caratteristiche dell’individuo nell’ipotetico stato di natura, ipotesi che mai il pensiero classico e cristiano ha contemplato, ma che è necessaria ad una spiegazione razionalistica della politica.
..ma siccome non c’è un essere umano matematicamente uguale all’altro, in talenti, capacità, energia, aspirazioni, forza fisica, dinamismo, e soprattutto anima… hehe!… ;-))))) ..ti ripasso la palla!…
Come si concilia “la libertà di fare quello che si vuole” e “l’eguaglianza matematica” con la ghigliottina.
Come è possibili che i ghigliottinati venivano estromessi da questi due saldi principi.
Non è che per caso veniva chiamata ragione solo il loro modo di voler forzatamente impostare la realtà. Fare diventare la realtà ciò che non è per imporla (magari partendo da quella che per me è una boiata principe….lo “stato di natura”)?E che conseguentemente alla boiata i c.d. “principi” illuministici sono la captazione di qualcosa che, in fondo, non gli appartiene (i principi erano cristiani), fondarli su un inconsistente mito del buon selvaggio, ovvero su un nulla, che lascia estranei.