Il sistema feudale dei filantrocapitalisti

Di Rodolfo Casadei
14 Dicembre 2020
Altro che benefattori. Bill Gates, Warren Buffett, Mark Zuckerberg salvano il mondo guadagnando miliardi e sostituendosi ai governi e alla società civile
Warren Buffett e Bill Gates

Articolo tratto dal numero di dicembre 2020 di Tempi. Questo contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

Capita come il cacio sui maccheroni Ricchi e buoni? – Le trame oscure del filantropocapitalismo di Nicoletta Dentico, col faccione sorridente di Bill Gates in versione Pop Art in copertina. Chi ha già letto questo libro, pubblicato dalla Emi meno di due mesi fa, non si è stupito per niente della notizia che il vaccino anti-Covid attualmente in fase più avanzata sia prodotto da un’azienda – la Pfizer – nella quale la Fondazione Bill & Melinda Gates ha investito milioni di dollari. E nemmeno si è lasciato trascinare nelle teorie complottistiche che dietro alle attività filantropiche del fondatore di Microsoft individuano un progetto per il ridimensionamento della popolazione mondiale a colpi di virus e di arricchimento personale attraverso tardivi vaccini.

Non sono queste le trame oscure di cui parla il titolo, evidentemente congegnato per attirare acquirenti. La realtà, per chi vuole vederla, è piuttosto trasparente: i filantrocapitalisti, poche centinaia di individui e famiglie su tutto il pianeta, sono persone che amano sinceramente gli esseri umani e vogliono salvare il mondo, ma vogliono farlo guadagnandoci miliardi di dollari e sostituendosi a poco a poco ai governi e alla società civile. Da cui la denuncia che sottende il libro: da Rockefeller a Warren Buffett e ai coniugi Gates, da Ted Turner ai coniugi Clinton a Mark Zuckerberg, i filantrocapitalisti elargiscono attraverso le loro fondazioni miliardi di dollari per progetti che senz’altro salvano milioni di vite, ma lo fanno in un modo che mantiene intatto il sistema disfunzionale del turbocapitalismo globalizzato, quello che continua ad alimentare la diseguaglianza su scala planetaria: l’1 per cento più ricco della popolazione mondiale detiene il 45 per cento di tutta la ricchezza, il 90 per cento meno ricco della popolazione mondiale detiene il 18,3 per cento! 

Copertina del libro ’Ricchi e buoni" di Nicoletta Dentico

Mentre finanziano la ricerca e produzione di vaccini, la rivoluzione agricola in Africa, la scolarizzazione di massa, i filantrocapitalisti continuano a coltivare pratiche monopolistiche e a combattere i provvedimenti antitrust che ridurrebbero i loro profitti (memorabile la battaglia al Congresso americano del giugno 2019, allorché Amazon, Apple, Facebook e Google hanno sventato le normative che volevano disciplinare la gestione dei dati), a pagare poche o nessuna tassa nascondendo i loro profitti nei paradisi fiscali, a difendere leggi sulla proprietà intellettuale che rendono inaccessibili ai più poveri prodotti vitali. E lo fanno in buona fede, convinti cioè di essere loro più capaci di gestire il denaro a vantaggio della comunità umana di quanto lo sarebbero i governi e gli enti specializzati dell’Onu, realtà con cui le grandi fondazioni multimiliardarie concludono da qualche anno a questa parte partnership di cui i loro partner dovrebbero essere solo grati. Partenariati inaugurati nel 1999, quando il segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan promuove il Global Compact fra il sistema dell’Onu e quello delle grandi imprese, e approdati nel 2019 a Davos alla contestata partnership fra il World Economic Forum e il sistema Onu.

Quasi quasi mi prendo l’Oms

La parte più attuale e incuriosente del libro – che racconta anche la storia della filantropia moderna e contemporanea nella prima parte e descrive l’ascesa e il funzionamento di alcune grandi fondazioni filantropiche nella seconda parte – è ovviamente quella su Bill Gates. Quantitativamente l’apporto dei filantrocapitalisti alla cooperazione per lo sviluppo è ancora molto inferiore a quello degli Stati: si calcola che versino quasi 8 miliardi all’anno (di questi l’81 per cento proviene da 21 sole entità) mentre i governi ne versano, tutto compreso, 146. Ma i loro investimenti sono molto più mirati ed efficienti sia in termini pratici che politici, e Bill Gates è proprio l’esempio di questa capacità strategica. Da quando esiste, la Fondazione Bill & Melinda Gates ha versato 50,1 miliardi di dollari in progetti di sviluppo, soprattutto nei settori sanitario, agricolo e dell’informazione. Ma in particolare si è dedicata a “scalare” l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità:

«Mentre ai miliardari tradizionali basta comprarsi un’isola per essere felici, Bill Gates ha puntato a comprarsi un’intera agenzia dell’Onu. La cosa gli sta riuscendo (…). Nel biennio 2010-11 la Fondazione Gates ha versato 446 milioni di dollari all’Oms, più di ogni altro contribuente statale dopo gli Stati Uniti: una cifra 24 volte superiore a quella erogata da Brasile, Cina, India, Russia e Sudafrica messi insieme. (…) Alla fine del 2017 è in seconda posizione con oltre 600 milioni di dollari (11 per cento del budget totale) senza contare l’idra di contributi che affluiscono all’Oms da Seattle tramite Gavi e le altre entità pubblico-private. A sommarle c’è da sospettare con qualche ragionevolezza che i Gates detengano ormai da un decennio la golden share del finanziamento della organizzazione».

Gavi è la Global Alliance for Vaccine Immunization, la prima partnership pubblico-privata globale sanitaria della storia, la «prima grande creatura della filantropia Gates» che ha riunito dal 1999 donatori privati, governi, Oms e altri enti multilaterali in grandi campagne di vaccinazione. La Fondazione Gates ha appena stanziato 70 milioni di dollari per un nuovo finanziamento per Covax, uno dei programmi di Gavi che deve garantire l’erogazione del vaccino anti-Covid anche fra le popolazioni povere. 

Monopolisti tecnologici

Che cosa non sta bene alla Dentico del takeover di Bill Gates sull’Oms? Per esempio il fatto che la Pfizer e la Gsk abbiano ricevuto «un incentivo di 1,2 miliardi di dollari e guadagnato circa 50 miliardi di dollari in dieci anni dalle vendite stimolate tramite Gavi e i governi che ne hanno fatto richiesta». Che improvvisamente tutti i ricercatori dell’Oms si mettano a lavorare all’eradicazione della malaria, dopo avere sempre teorizzato che era una cosa irrealistica ed era preferibile la politica del contenimento, per il semplice motivo che Gates ha cominciato a iniettare soldi su tale progetto. Che può capitare di «leggere un articolo su un progetto in ambito sanitario finanziato da Gates, scritto da una penna formata grazie a un programma di giornalismo finanziato da Gates, basato su dati raccolti e analizzati da un’équipe scientifica sovvenzionata da Gates». E tante altre cose del genere che le fanno concludere all’esistenza di una «affermazione egemonica per Bill & Melinda Gates sugli assetti della governance della salute globale».

Insomma, i filantrocapitalisti non sono i benefattori immacolati dell’umanità:

«Monopolisti nel settore economico di riferimento, hanno congegnato con le loro fondazioni la grande trasformazione della governance mondiale per arrivare a monopolizzare le leve della politica internazionale in nome dello sviluppo, e ora della sostenibilità».

Con loro si torna al feudalesimo come sistema istituzionale ed economico. Si tratterebbe infatti di «un’oligarchia sovversiva che, lungi dall’essere civilizzatrice come alcuni circoli progressisti avevano immaginato, si è appropriata di una narrazione tecnologica radicale che ha finito per inaugurare una nuova disuguaglianza»; i turbocapitalisti filantrocapitalisti «regnano con modalità assimilabili a quelle delle aristocrazie civili o ecclesiastiche del Medioevo, così da permettere al Signore di Facebook o al Lord di Google di assumere decisioni fondamentali sul nostro destino comune, fuori dai canoni della democrazia».

@RodolfoCasadei

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