Il segno della croce e i Robespierre di oggi

Di Mina
26 Marzo 2015
«A furia di proclamare l’assolutezza delle Idee, si finisce per odiare le persone». Un articolo della grande cantante ancora molto attuale

mina-vitanuovfoto_2015032518445992Ieri era il compleanno della grande Mina. Così, per semplice associazione di idee, ci è tornato in mente un suo articolo apparso il 20 ottobre 2001 sulla Stampa (dove, tra l’altro, citava proprio Tempi). Ma, al di là della citazione, ci è sembrato cogliere un aspetto dell’intolleranza laicista che ci pare ancora molto attuale. Per questo ve lo riproponiamo. 

Il segno della croce prima del compito

Non lo avrebbero mai immaginato. Dalle spelonche dell’Afghanistan tutto era stato previsto. I tempi dell’attacco alle torri, la visibilità mediatica, le reazioni occidentali e il terrore che, in qualche modo, cerchiamo di controllare. Ma non avrebbero mai potuto ipotizzare lo scatenamento dei dibattiti. Se l’Occidente ha un punto di vantaggio sulle altre culture, questo sta proprio nella mania della discussione, anche sui cadaveri ancora caldi. Da settimane i salottini della tv e i fogli dei giornali gonfiano di parole. E tra un “distinguo” e un “lancio fresco fresco d’agenzia”, risorgono pure i fantasmi di Locke o di Voltaire, che si ripresentano ad un distratto Occidente con i loro saggi o trattati sulla tolleranza. Li si cita come maestri infallibili e teorizzatori di un atteggiamento di rispetto per ogni diversità. Anche la più lontana. Ma, come al solito, la realtà viaggia su altri binari. E nella ricca e tollerante provincia emiliana può accadere quello che è stato segnalato in una lettera al settimanale Tempi. “Siamo in una scuola media, esattamente in una terza classe, verifica in classe di matematica. Una ragazzina, prima di accingersi a svolgere il compito, si fa il segno di croce. L’insegnante vede il gesto, va su tutte le furie, la redarguisce dicendole che non deve più permettersi di fare certe cose in classe perché incutono paura e disagio negli altri. La ragazzina replica dicendo, con coraggio, che siamo in Italia e che c’è libertà di religione. Non è stato sufficiente. L’insegnante, forte del suo ruolo, ha replicato dicendo che quella non è religione e per punirla le ha imposto di cambiare banco e di sedersi vicino a compagni di classe con i quali lei fa fatica”.

Avrà fatto buone letture, quel docente illuminato. Avrà seguito corsi d’aggiornamento sull’educazione alla legalità e sul rispetto della diversità. Magari sarà anche andato a qualche passeggiata pacifista con la kefiah intorno al collo. Ma il gesto di una ragazzina arrogante gli sconvolge i suoi quadretti mentali. A furia di amare le belle e nobili idee, si sarà dimenticato della concretezza di una persona. E il fastidio per una diversità imprevista gli ha fatto saltare tutti gli schemi. Magari continuando a teorizzare che i diritti dei musulmani sono sacrosanti e che lo chador o il burqa sono simboli di una diversità da rispettare.

La storia delle ideologie è lì a dimostrarlo. L’applicazione astratta dei principi, anche dei più nobili, trascina con sé l’odio del piccolo particolare che non rientra nel modello previsto. Si teorizza il rispetto, fino all’estremo esito dell’annullamento di ogni identità. E a furia di proclamare l’assolutezza delle Idee, si finisce per odiare le persone. Se è possibile non riconoscere la concreta diversità di una ragazzina figlia della propria terra, figuriamoci che cosa accade, concretamente, con chi è realmente “altro” da noi. Da qui, dalla tanto sbandierata tolleranza, si arriva all’odio e alla guerra, con l’assurdo paradosso di partire da un giusto presupposto. Anche Robespierre amava così tanto le nobili idee di “liberté, fraternité, égalité”, da tagliare le teste a chi non le amava intensamente come lui.

Foto Ansa

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23 commenti

  1. maurizio

    Ok Andrea UDT,va bene così…d’accordo su una comunicazione più efficace ma,come hai riconosciuto pure tu,quando le trasmissioni sono organizzate in un certo modo,su quel versante c’è poco da fare…il pensiero unico e politicamente corretto non lo cambi lì.Occorrono altre strade a cominciare dal lavoro culturale personale(che diventi poi ,pero’,comune,pubblico)come sta lanciando Tempi…il resto é nelle mani di Dio e della nostra volontà,libera e determinata…poiché sono tempi duri,molto duri e confusi.

  2. maurizio

    Andrea UDT..( poi mi spieghi cosa significa tale sigla e perché la usi)…d’accordo con te che,se si accetta di andare in certe trasmissione di cui si sa già dove vuole andare a parare,occorre andarvi preparati e decisi…poi,capisco che nel concreto, spesso,é difficile e non ne hai la concreta possibilità.Quanto al Papa non sono d’accordo…non é questione di ingenuità ma di semplicità di linguaggio,tale che tutti possano comprendere…poi,é chiaro,ci sarà sempre qualcuno che,volutamente,le interpreterà a modo suo col preciso scopo di stravolgere e disinformare circa le vere intenzioni del Papa…e ciò,comunque il Papa parli,per tanta gente é un vizio originale incancellabile.Poveri loro…noi,che (e se)vogliamo bene al Papa,diamogli una mano !!

    1. Andrea UDT

      Uno Dei Tanti: perchè ad un certo punto c’erano tanti Andrea che commentavano e avevamo tutti opinioni diverse.

      Comunque la Roccella era in difficoltà anche perchè su cinque invitati era l’unica ad avere una certa posizione. Quando hai un quinto del tempo a disposizione sei comunque in svantaggio.

      La trasmissione è stata illuminante riguardo al concetto di neolingua di orwelliana memoria: donare ovuli e semi è come donare sangue e midollo, affittare l’utero un gesto altruistico, scegliere il profilo genetico del donatore di seme non è eugenetica perchè anche quando ti innamori scegli una persona.

      No, no, non bastano solo le buone ragioni o voler bene al Papa: ormai è necessario comunicare in maniera veramente efficace.

  3. Emanuele

    @oron

    Un professore che si comportasse così resterebbe un idiota, indipendentemente dal fatto che qualcuno cavalchi l’onda. ..

    Mio padre era insegnante di religione alle superiori, è capitato che ci fossero mussulmani in classe, desiderosi di apprendere meglio la cultura del paese dove vivevano (mentre alcuni colleghi italiani preferivano rimanere ignoranti, bighellonando nei corridoi vuoti e fumando di nascosto. ..)

    Talvolta, la preghiera musulmana cadeva durante le lezioni di mio padre. I ragazzi si alzavano educatamente, chiedevano di uscire nel corridoio e lì pregavano… niente sceneggiate, niente eroismi… solo rispetto. Mio padre coglieva l’occasione per spiegare la preghiera islamica, i 5 Pilastri, e ciò che accomuna e distingue le nostre religioni.

    Una volta provocatoriamente, una ragazza italiana chiese di rimuovere il crocifisso perché avrebbe potuto offendere ragazzi di altre religioni, in quel caso in classe c’era una cinese che non si era mai lamentata. La ragazza disse che non si sentiva per nulla offesa e si augurava che la sua compagna se fosse andata in Cina non si sarebbe sentita offesa dal vedere statue del Buddha.

    Mio padre aggiunse che la parete era molto ampia ed accanto al crocifisso potevano trovare comodamente posto simboli di altre religioni, invitò tutti quelli che lo desideravano a portare i simboli religiosi in cui credevano; avrebbe provveduto lui stesso a fissarli al muro, spiegandone i motivi al preside… Il crocifisso rimase al suo posto solo soletto…

    Ecco, questi sono buoni esempi di integrazione… sacerdoti, genitori, testi sacri mi hanno insegnato a fare così… Non metto la testa sotto la sabbia prendendo della storia quel che va di moda, non eleggo la ghigliottina a simbolo di progresso. ..

    1. Orazio Pecci

      Infatti è da osservazioni come quelle fatte ( certo in buona fede ma con totale inconsapevolezza di quel che dice) da Oron, che si capisce quale sia stata la rovina culturale degli ultimi anni. Da insegnanti come il padre di Emanuele, persone di cultura e di grande umanità che ragionavano col loro cervello e che avevano come missione la educazione (e-ducere) dei loro allievi, a poveri decelebrati impiegati del politburo di turno, senza cultura né interesse per gli studenti che gli stanno davanti. Non tutti, certo, ma tanti sì.

  4. maurizio

    Resto in attesa-e tre,da ieri ad oggi-del mio post…buona notte!

  5. maurizio

    Saint-Juste che bello ritrovarci,soprattutto perché,strano ma vero(ma poi,perché strano..la vita offre sempre tante possibilità!)ci ritroviamo sulla sostanza di quanto da te detto.Nessuno vuole né deve contestare la tua possibilità di non credere…..poi possiamo discutere quale rende più vivibile,più ragionevole e positivamente sperimentabile…ma è sulla libertà che il Signore(e Giussani,passami la citazione…ma é il cuore della mia vicenda umana)ci sfida dentro e grazie alle circostanze.Proprio per questo parallelismo il Papa ha potuto e voluto richiamarci-sabato 7-al centro cioè Cristo,superando la tentazione dell’autoreferenzialita cioè al proprio particolare carisma.D’altronde anche Giussani ci ha sempre richiamato al vero centro della nostra vita e,quindi,quando qualcuno dice che il Papa ha bastonato Cl e ne ha determinato la fine,non ha capito nulla di ciò che il Papa ha inteso dire…basterebbe leggere,con attenzione,l’intero discorso del Papa.Perdona la disgressione, Saint-Juste,ma visto ciò che circola sui giornali e certi blog(anche di “vecchi”amici)era necessario precisare.Una domanda:ma tu abiti da quelle parti(mi sembrava fossi romagnolo!)o hai partecipato alla Macerata-Loreto?.
    Quanto a laicità e laicismo-caro Andrea UDT-il punto é che il laicismo é la deformazione,lo snaturamento della laicità,giusto valore come disse Cristo:”Date a Dio quel che é di Dio e a Cesare quel che è di Cesare”…questa é la miglior definizione di laicità.Il laicismo è di chi vuol introdurre forzatamente o anche con la sola ragione numerica della maggioranza(sbandierata come regola aurea della democrazia..non sempre ciò funziona in modo automatico)certi contenuti ,certi valori che sono l’esatto opposta di ciò che da sempre costituisce l’essenza della storia umana!.
    Andrea UDT,il religiosismo é una tua invenzione letteraria,forse volevi dire fanatismo religioso..be’non posso darti torto..i suoi guai li ha combinati e continua a combinarli..poi bisogno descriverlo bene il concetto per non abusarne nell’uso.

    1. Andrea UDT

      Faccio una riflessione sul “Papa che bastona CL”.

      A mio parere i cattolici oggi hanno un problema con la comunicazione grande come una casa.

      Me ne sono reso conto ieri guardando Vespa (Vespa, che con tutti i difetti possibili è pur sempre più equilibrato di un Santoro): tema unioni civili, adozioni, surrogata, legge 40.

      Fra gli ospiti Eugenia Roccella, che ammiro molto quando argomenta con articoli scritti…. ma nella trasmissione è uscita con le ossa rotte. Non è riuscita ad argomentare e controbattere, nonostante di argomenti buoni ne avesse. Cecchi Paone è pure riuscito a far passare Bergoglio per un attivista LGBT (citando chi sono io per giudicare etc.etc.).

      E’ vero che i mass media torcono a loro piacere le parole del Papa, ma nella chiesa dovrebbero porre più attenzione a come comunicano: credo che lo stesso Bergoglio pecchi di enorme ingenuità nella scelta delle parole e nell’esposizione degli argomenti.

      Purtroppo è così. 50 anni fa le fonti per le notizie erano uniche, ora siamo alluvionati di informazioni: web, blog, 1000 talk…. e nel mare del chiacchericcio o delle urla il come si comunica è diventato fondamentale tanto quanto cosa si vuole comunicare.

      Altrimenti nell’immaginario collettivo il papa “bastona CL”, non esprime un giudizio chiaro (“chi sono io…”), quelli come Roccella sono “bigotti” affittare un utero è “un gesto altruistico” (Cecchi Paone & Vecchioni copyright)….

      Pensateci bene.

      Le Sentinelle in Piedi manifestano in maniera civilissima… …ma il messaggio che arriva è zero virgola. Le sentinelle le conoscono solo i lettori di Tempi e Nuova Bussola Quotidiana e qualche assiduo frequentatore di parrocchie: così diventa una battaglia nobile ma persa in partenza.

    2. Saint-Juste

      Si sono romagnolo e ho partecipato 1 volta Alla macerata Loreto per una persona a me cara molto malata. Per amore le si prova tutte.

  6. Elisa
  7. Emanuele

    …in effetti il motto che capeggiava nel municipio di Parigi all’indomani della rivoluzione era “libertà, fraternità, uguaglianza o morte”, il che la dice lunga sul rispetto delle idee altrui su cui si fonderebbene la laicità. Far partire le teste (soprattutto quelle dei poveracci) non fu un incidente di percorso ma l’attuazione del programma.

    del resto, cosa aspettarsi da una rivoluzione organizzata dai massoni inglesi per destabilizzare uno stato nemico e cavalcata da populisti e arricchiti senza scrupoli? Del resto, “bisogna che tutto cambi affinché tutto resti come è”.

    Comunque, ognuno ha i suoi miti su cui fondare i propri ideali: morte, distruzione, sopruso. .. poi si riveste tutto di tre belle paroline ipocrite e tutto per magia torna buono e bello…

    1. Saint-Juste

      Da laicista e senza drammatizzare, leggendo la storia mi viene da dire che la maestra sia stata un po fessa e imbranata. Se i fatti si sono svolti in questo modo. Io sono agnostico ma non mi sono mai preoccupato della gente che prega davanti a me, ne per la strada ne nei luoghi pubblici. Non mi da fastidio vedere processioni religiose, via crucis, pellegrinaggi (macerata-loreto). Pero’ e’ anche vero che spesso si ostenta un po la fede religiosa (dai musulmani che pregano per strada etc). Ripeto: personalmente non me frega niente, su questo somo molto liberale, se uno ci crede per me non c’e’ problema, a patto che tale liberta’ ce l’abbia anche io nel dubitare dell’esistenza di Dio. Tutto qui.

      1. Andrea UDT

        Da agnostico mi ritrovo nel commento tranne un punto: il termine “laicista” e la facilità con cui ti appioppano questa etichetta.

        Mi da fastidio come darebbe fastidio a un qualunque credente essere considerato “religiosista” per il solo fatto di credere.

        1. Giannino Stoppani

          Considerando che per “laico” si dovrebbe intendere il credente cattolico non ordinato, ovvero il contrario di “chierico”, mi pare che “laicista” sia una definizione più che un’etichetta.
          Forse fa questo effetto perché ricorda “fascista” o “comunista”…

        2. Emanuele

          Sinceramente io distinguo la differenza tra laico e laicista pur tenendo conto della giusta osservazoine di Giannino.

          Per me uno stato laico è uno stato che permette ai propri cittadini di esercitare un pubblico ed in privato i culti della propria religione. Uno stato che rispetta le idee dei propri cittadini e che ne tiene conto nella formazione delle leggi, mirando ad una civile convivenza incentrata sul dialogo.

          Uno stato laicista, invece, è quello che impedisce ai suoi cittadini di professare e praticare la propria religione. Uno stato che legifera apposta in contrasto con le fedi dei propri cittadini, che tende ad ammutolire le diverse voci per imporre la propria idea statalista e centralista. Uno stato che si trincera dietro un vuoto rispetto, impedendo a chiunque di esprimere le proprie idee ed i simboli propri della cultrura di origine.

          Con tutto il rispetto, chi si sente offeso da una Croce, da un chador o da una kippà è un emerito imbecille…

          1. oron

            Non si tratta di essere offesi , ma di rispettare gli altri. Al solito, basta semplicemente rovesciare l’esempio e immaginare che la ragazzina abbia pregato in ginocchio verso la mecca, e il prof. diventa un eroe.
            A leggere certi commenti mi riesce facile capire come mai siate diventati nell’immaginario l’emblema della cretineria.
            sempre le stesse cazzate ripetute ad libitum. I massoni inglesi. ..la scuola pubblica….ma andate a cagare

          2. Giannino Stoppani

            Solo un minorato mentale può credere plausibile che un cristiano, coerente con la sua fede, possa considerare un “eroe” chi impedisce a qualcuno di pregare il suo dio, a prescindere dal nome del dio medesimo.
            In sostanza hai scritto una bischerata immonda di cui ti dovresti vergognare, se avessi abbastanza cervello per farlo.

          3. Saint-Juste

            Grande Oron !!!!

          4. Antonio

            ah beh… se voi balordi laicisti parlate di rispetto! Siete robaccia al livello infimo di charlie hebdo

          5. filomena_____

            Il rispetto peró non funziona a senso unico! Se volete rispetto per le vostre idee,dovete imparare a rispettare quelle degli altri, anche se sono contrarie ai vostri principi.

          6. Giannino Stoppani

            Il Signore ha dato all’uomo il libero arbitrio, dunque il rispetto che si deve a una persona in quanto tale implica necessariamente che ad essa sia garantito avere opinioni ed esprimerle liberamente.
            Il rispetto per le opinioni, invece, è dovuto nella misura in cui tali opinioni sono rispettabili.

    2. leo aletti

      Auguri alla Signora Mina Mazzini da Cremona. Grazie per tutto quello che mi ha dato con le sue canzoni.

      1. Pierobaj

        Leo, condivido le tue semplici parole, e il tuo grazie, ricordando la nostra giovinezza

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