Il saggio Onida può consolarsi. Prima di lui ci sono cascati tutti, anche Ban Ki-moon

Di Paola D'Antuono
05 Aprile 2013
La pratica degli scherzi telefonici è vecchissima e fuori dall'Italia ha colpito vittime eccellenti. Come la Regina Elisabetta II e il presidente boliviano Morales, che pretese persino le scuse ufficiali del governo spagnolo

Dalle stelle alle stalle, e tutto per colpa di una finta telefonata. Il costituzionalista Valerio Onida, uno dei dieci saggi scelti dal presidente della Repubblica Napolitano, ha passato davvero una brutta giornata ieri, quando ha scoperto che la sua telefonata con Margherita Hack era in realtà uno sberleffo messo in atto dal programma di Radio 24, La Zanzara. Nel corso della conversazione con la finta scienziata Onida si era lasciato andare ad alcune considerazioni che hanno scatenato il caos, prima fra tutte la definizione di inutilità del suo stesso ruolo, voluto da Napolitano. Il costituzionalista si è dovuto scusare pubblicamente, con Napolitano e con il presidente Berlusconi, che aveva definito anziano e pronto alla pensione.

VENDOLA. La Zanzara metto così a segno un altro dei suoi celebri scherzi. In Italia lo scherzo telefonico – che in America chiamano “prank call” – è uno dei cavalli di battaglia di molte radio. Quando poi si riesce a beffare un noto politico, il punteggio raddoppia. Solo qualche settimana fa, nel corso della trasmissione Tutti pazzi per Rds, il noto imitatore Barty Colucci si era calato nelle vesti di Nichi Vendola riuscendo a beffare il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Lo speaker aveva chiamato Bersani dicendogli di aver avuto una risposta da Casaleggio in merito a un accordo tra Pd e Movimento 5 Stelle. Bersani accetta di ascoltare il contenuto della lettera, che altro non è che una canzone del rapper Caparezza, Goodbye Malinconia. Stessa sorte era toccata qualche mese prima a Daniela Santanché, vittima del solito finto Nichi Vendola.

ELISABETTA II. Ma sotto la scure degli scherzi telefonici sono caduti anche personaggi insospettabili e all’apparenza inarrivabili. Come la Regina Elisabetta II, che fu vittima qualche anno fa di uno scherzo orchestrato dal deejay canadese Pierre Brassard, una vera autorità in fatto di prank call. Lo speaker riuscì a convincere la regina d’Inghilterra di essere il primo ministro canadese Jean Chrétien e le chiese di registrare un discorso a sostegno dei canadesi in vista del referendum sull’indipendenza del Québec del 1995. Il deejay riuscì anche a parlare con Giovanni Paolo II, sempre impersonando il primo ministro Chrétien. Famosissimo anche il doppio scherzo incrociato a Fidel Castro e Hugo Chávez. Brassard chiamò prima Chávez fingendosi Castro e dopo pochi giorni si finse Chávez a colloquio con il Líder máximo che, alla scoperta dell’inganno, cominciò a imprecare in maniera irripetibile.

ZAPATERO. Nel dicembre 2005 una radio spagnola organizzò uno scherzo al presidente boliviano neo eletto Evo Morales. Dall’altra parte della cornetta un finto Zapatero si congratulava con Morales per il risultato: «Immagino che l’unico che non ti ha chiamato sia George Bush. Io sono in carica da due anni e non mi ha ancora chiamato». La telefonata irritò il governo boliviano e Zapatero – quello reale –  fu costretto a scusarsi con Morales. Meno di un anno fa, invece, a cadere nella trappola della prank call fu addirittura Ban Ki-moon. Due conduttori canadesi, Marc-Antoine Audette e Sebastien Trudel, chiamarono il segretario generale delle Nazioni Unite facendo finta di essere il primo ministro canadese Stephen Harper e il suo assistente. Ban Ki-moon però capì di essere protagonista di uno scherzo quando il finto primo ministro gli disse di non poter partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni unite perché troppo occupato a mettersi il gel nei capelli. Tutto finì in maniera molto amichevole, tra le risate di conduttori e segretario generale.

@paoladant

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