Il realismo e la (povera) utopia

Di Emanuele Boffi
29 Novembre 2001
La guerra in Afghanistan, il Papa che invita al digiuno (14 dicembre) e alla preghiera ad Assisi i rappresentanti delle altre religioni (24 gennaio). Come rispondono i guelfi e i ghibellini italiani? Lo abbiamo chiesto al vaticanista dell’Espresso Intervista a Sandro Magister di Emanuele Boffi

A “destra” il laico Giuliano Ferrara si dimostra attento osservatore delle vicende ecclesiastiche (“Il digiuno, la pace dello spirito” e “Giù le mani dal crocifisso”, Il Foglio) e il cardinale Joachim Meisner, vescovo di Colonia, giustifica una possibile uccisione di bin Laden in quanto “tiranno”. A “sinistra” Raffaele Nogaro, vescovo di Caserta, in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno, attacca i parlamentari cattolici che hanno agito «contro coscienza e contro se stessi e gli altri» e il segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, si dice disposto ad aderire all’iniziativa papale. Ma, aldilà della posizione politica, che cosa distingue questi due schieramenti? E che cosa unisce, all’interno dei due schieramenti, l’anima “laica” a quella “religiosa”?

Io direi che sul versante di “destra” a vincere è un realismo cristiano, quello che io definirei un sano realismo cristiano. Molto consapevole della condizione umana e molto consapevole che il regno di Dio non si costruisce in terra. E in terra c’è piuttosto da percorrere un viaggio che è molto accidentato, molto tortuoso e anche molto doloroso che impatta talora, come sta accadendo, nella decisione di combattere una guerra. Dall’altra parte vedo dominante quella che chiamerei un’utopia terrestre di una sinistra “non religiosa”. È un’utopia che fa scendere il regno di Dio in terra. È questa la posizione di tanti cattolici che si disarmano dall’impegnarsi in questa tortuosa strada che è quella delle realtà terrestri per abbracciare un sogno. Un sogno che non appartiene a questo mondo. Un sogno di un mondo senza dolore, senza morte, senza peccato e senza ingiustizia. La risposta che viene data alla sfida portata dall’attacco terroristico è che si deve combattere per “costruire un mondo migliore”, sfamando gli affamati, dissetando gli assetati, vestendo gli ignudi. È una risposta ingenua, nella migliore delle ipotesi. Naturalmente ci sono infinite variazioni; ad esempio, tutti citano il vescovo di Caserta come quello che più apertamente ha dato voce all’anima pacifista, ma in realtà non ha dato voce affatto all’anima pacifista perché Nogaro ha sicuramente detto di non essere d’accordo con la risposta armata ma non ha, almeno leggendo quel che lui ha dichiarato, negato la legittimità della guerra. Nella stessa intervista ha dichiarato che la guerra combattuta contro Hitler fu una guerra necessaria. E non mi risulta che né in quella intervista né in altre occasioni abbia chiesto a tutti i cristiani del mondo di fermare tutte le guerre in corso. Perché non c’è soltanto la guerra in Asia centrale, ma c’è una guerra che dura da anni fra Israele e Palestinesi e non mi pare affatto che sia stato chiesto ai cristiani palestinesi di disarmarsi.

All’interno della sinistra riesci a riconoscere voci che non sono “utopiche”?

Se per “sinistra” intendiamo il fronte del rifiuto della guerra francamente… no. Quando parlo di utopia non intendo qualcosa che è alto, nobile o “ suggestivo”. Bastava vedere sfilare i centomila della manifestazione contro la guerra in contemporanea a quella pro americana per vedere la povertà incredibile ed estremamente deludente delle proposte “alternative” che venivano in qualche modo fatte balenare nel corso della manifestazione stessa. «No alla guerra», sì, va bene, ma allora «sì a che cosa?». Le cose a cui veniva detto sì erano disarmanti, deludenti in un modo drammatico. C’era il “vuoto spinto” in alcuni casi. Quando si vede passare un camion che suona una musica battente, ritmata seguito da centinaia di giovani che saltano e non fanno nient’altro… bella alternativa che viene proposta! È qualcosa di scoraggiante. Un conto è la grande Utopia, un conto è questa utopia nichilistica.

Una risposta non adeguata rispetto alla sfida…

Non si può sfilare contro la guerra agitando la bandiera con la faccia di Che Guevara o di Ocalan. Non mi pare che siano dei pacifisti. O dicendo che il vero terrorismo sono Usa e Israele o che il vero terrorista è Berlusconi. Oppure «No a Bin La Bush», come recitava uno striscione alzato davanti alla basilica di Assisi del Santo. Cose di questo genere denotano una incredibile pochezza.

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