
«Il Pdl ripartirà dal Nord per riconquistare l’elettorato nazionale»
I risultati delle votazioni amministrative hanno mostrato lo stato confusionale del Pdl e dei suoi esponenti, che si lasciano andare alle più diverse dichiarazioni. Cosa sta succedendo al partito? Sta pagando l’inevitabile appoggio all’esecutivo Monti? «Berlusconi sei mesi fa ha fatto la scelta di non trascinare il paese verso le elezioni anticipate, ma di accettare un governo tecnico. Questo per mettere fine al clima di guerra civile e per lavorare a quelle riforme costituzionali necessarie per rendere il paese governabile» A parlare a Tempi.it è Antonio Palmieri, deputato del Popolo della Libertà e coordinatore della comunicazione in rete del Pdl. «Riforme condivise che non debbano passare per le forche caudine dei referendum. Questa è ancora oggi la scommessa berlusconiana: la forma di governo, i poteri del premier, il superamento del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari sono temi ineludibili».
La crisi interna al Pdl è un problema di contenuti o di strategia comunicativa? Si parla di un nuovo nome, di facce nuove ma può bastare?
Non c’è comunicazione senza contenuto, non c’è forma senza sostanza. Al di là dei cambiamenti di nome e strategie comunicative, il primo lavoro da fare è recuperare una nuova visione della realtà. Il mondo è cambiato e bisogna essere in grado di proporre soluzioni nuove, parlare dell’Italia e dell’Europa che intendiamo costruire. Il resto vien da sé.
Organizzerete un congresso?
Quello che ci ha sempre caratterizzato è il dialogo con il popolo. Il congresso è un momento auspicabile ma se, come dicevo prima, non pensiamo prima ai contenuti, rischiamo di farlo diventare un appuntamento autoreferenziale.
Proviamo a elencarli allora, i contenuti.
Sono i nostri valori di sempre: il primato della persona rispetto allo Stato, la sussidiarietà, la solidarietà e il mercato libero. Si tratta di declinarli in questo nuovo contesto globale. In Italia non mancano pensatori ed economisti, bisogna andare oltre i partiti, indagare, conoscer e cogliere idee nuove per farle nostre. È una condizione di vantaggio che abbiamo sia rispetto ai nostri avversari politici, la sinistra, sia verso i nuovi movimenti di protesta. Attenzione: non sto parlando di facce nuove, ma di nuovi contenuti.
È quello che chiedono gli elettori, che in questo turno di amministrative vi hanno voltato le spalle?
La storia della Seconda Repubblica dimostra che le elezioni amministrative sono lo strumento attraverso cui i cittadini lanciano indicazioni precise alla classe politica. È già accaduto al Pdl negli anni scorsi. Quest’anno abbiamo fatto i conti con una divisione all’interno del partito, a cui si è unita una turbolenza locale che ha aggravato la posizione del Pdl, già in difficoltà con l’elettorato di riferimento per via dell’appoggio al governo Monti. Il segretario Angelino Alfano sta ponendo le basi per una riscossa politica, incalzando con successo il governo per la correzione delle nuove leggi.
Una riscossa che partirà ancora una volta dal Nord?
Il Popolo delle Libertà non abbandonerà le regioni del Nord – storicamente il nostro primo bacino elettorale -, sarebbe sciocco. È dal Nord che partiremo per riconquistare l’intero territorio nazionale.
Ma quando si parla di Nord il pensiero corre al rapporto con la Lega. C’è ancora spazio per questa alleanza?
Con tutti i moderati, Lega compresa, ci confronteremo sui contenuti e l’offerta politica e decideremo cosa fare. Sappiamo bene che la sterile unione di sigle non porta da nessuna parte e poi bisognerà vedere con quali regole si giocherà la partita, e mi riferisco alla nuova legge elettorale. Solo allora entrerà in scena la strategia comunicativa.
A proposito di comunicazione: adesso Beppe Grillo dovrà abbandonare la gabbia dorata del web e sporcarsi le mani con i problemi del territorio che lo ha visto vincitore.
Il Movimento Cinque Stelle ha l’onere di governare bene. Grillo non è un fenomeno nato oggi, è un signore che ha lavorato parecchi anni in modo sotterraneo, invisibile e continuo, non solo attraverso Internet, e che ha tratto vantaggio dal momento di crisi dei partiti.
I grandi quotidiani si stanno affrettando a illustrare il fenomeno, paragonandolo al Gabibbo, Report, Berlusconi e al primo Bossi.
Grillo, come Silvio Berlusconi nel ’94, ha invitato gli elettori a votare altri elettori, i protagonisti nuovi della politica locale. I quotidiani hanno lo stesso atteggiamento che assunsero nei confronti della nascita della Lega e, in qualche misura, alla novità di Forza Italia. Tutto quello che è al di fuori dell’establishment viene maltrattato all’inizio, in quanto forza popolare che rompe un equilibrio.
Quale futuro attende il Movimento Cinque Stelle?
Se il Pdl sarà in grado di dare contenuto ai valori di riferimento e proporrà figure credibili, le prossime elezioni politiche vedranno svuotarsi il bacino elettorale conquistato da Grillo a nostro discapito.
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