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«Il Pd è unione di minoranze». Come un software che usi ma non installi

Di Marco Cobianchi
15 Giugno 2021
Il consigliere del leader del Pd conferma in una frase la previsione di Del Noce sul Pci, destinato a diventare «partito radicale di massa»
Mario Draghi, Filippo Andreatta, Enrico Letta
Da sinistra a destra, Mario Draghi, Filippo Andreatta, Enrico Letta

Non capite la politica del Pd? Adesso ve la spiego io. Dovete partire da una frase di un’intervista di Filippo Andreatta, figlio di Beniamino e gran consigliere di Enrico Letta (Letta è il segretario del Pd, casomai qualcuno non se ne fosse accorto), al Corriere della Sera. Ad Aldo Cazzullo che gli chiedeva «quale idea di Pd avete in mente» (laddove per “avete” evidentemente si intende lui e Letta, segretario, ricordo, del Pd) ha risposto:

«Un partito plurale, un’unione di minoranze. Un partito in cui gli iscritti discutono, e si decide collegialmente, senza tentazioni personalistiche o plebiscitarie. Un partito aperto a simpatizzanti e delusi che si confronteranno nelle Agorà democratiche sui grandi temi del nostro tempo. Un partito in cui si sentano a proprio agio i nativi digitali che non sono ex-qualcosa».

Togliete le supercazzole e andiamo al sodo: per il consigliere di Letta (che, lo ricordo, è il segretario del Pd), il principale partito della sinistra italiana deve ...

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