
Il Pakistan abbandona un’altra piccola cristiana in pasto al rapitore islamico

Il 13 ottobre scorso Rita Masih è al lavoro insieme al marito quando riceve una telefonata che ormai ogni madre cattolica in Pakistan ha il terrore di ricevere: è un parente, dice che la sua ultimogenita Arzoo è scomparsa. Ha solo 13 anni, stava giocando fuori dalla sua casa a Karachi, davanti alla parrocchia di Sant’Antonio ma da ore sembra stata inghiottita dal nulla. Rita si precipita col marito alla stazione di polizia denunciando un sequestro di persona, i poliziotti raccolgono la segnalazione e li rispediscono a casa insieme agli altri tre figli. Dopo due giorni di angoscia vengono convocati in commissariato: i poliziotti mostrano loro un certificato di matrimonio, c’è scritto che Arzoo ha 18 anni, che “liberamente” si è convertita e all’islam e ha sposato Ali Azhar, un musulmano di 46 anni. A nulla servono le proteste del padre Raja Lal Masih che cerca di spiegare che sua figlia ha solo 13 anni, che il matrimonio di minori di 18 anni in Pakistan è illegale e il rapimento è punibile con la morte, a nulla le suppliche alle autorità di rintracciare e riportare a casa Arzoo. Congedati dalla polizia i genitori si rivolgono alla chiesa che immediatamente inizia ad occuparsi del caso, la Commissione Giustizia e Pace dell’arcidiocesi di Karachi si rende disponibile ad avviare azioni legali e Aiuto alla Chiesa che soffre diffonde l’appello disperato dei genitori alla preghiera.
ARZOO COME HUMA, COME MAIRA
Arzoo è un’altra Huma Younas, un’altra Maira Shabbaz, l’ennesima ragazzina cristiana costretta a subire come decine e decine di coetanee il canovaccio di molti uomini musulmani in Pakistan: sequestro, stupro, conversione all’islam, matrimonio. A quali segue, immancabile, l’umiliazione in tribunale. Shabbir Shafqat, presidente del Christian National Party, ha condannato fermamente quest’ultimo drammatico rapimento: «In Pakistan la conversione forzata è diventata uno strumento per perseguitare cristiani e minoranze. Dobbiamo adottare una posizione comune contro il rapimento di Arzoo». Nel marzo scorso, dopo che il medesimo trattamento era stato riservato a due ragazzine indù, la Commissione per i diritti umani del Pakistan ha sollecitato il governo della provincia del Sindh ad approvare una legge contro le conversioni forzate, una proposta ferma dal 2016 e mai passata a causa delle pressioni dei partiti religiosi islamici.
RESPINTA UNA LEGGE CONTRO NOZZE E CONVERSIONI FORZATE
Tuttavia, nonostante l’aumento esponenziale dei casi portati in tribunale a difesa dei diritti umani delle minoranze religiose, un nuovo disegno di legge volto a criminalizzare conversioni e nozze forzate è stato recentemente respinto dalla commissione per gli affari religiosi del Senato. Il “Minority Rights Protection Bill, 2020” introdotto dal senatore Javed Abbasi, coraggioso membro della Lega musulmana del Pakistan, conteneva infatti una serie di misure volte a proteggere le minoranze, tra cui quella di considerare il matrimonio forzato tra un uomo musulmano e una minore di un’altra religione come automaticamente nullo e non valido, prevedendo per il rapimento e la conversione forzata di ragazze minori una condanna fino a sette anni di carcere, nonché sanzioni penali per chi prestasse il fianco all’organizzazione di tali unioni. La proposta suggeriva che il governo dovesse fornire protezione e assistenza alle vittime di nozze e conversioni forzate e introduceva anche una pena detentiva di tre anni e una multa di 50.000 rupie per chiunque incitasse all’odio e alla violenza contro le minoranze religiose, stabilisce che tutti i crimini commessi contro di esse non potessero essere sanati in privato ma sempre processati in tribunale.
MINORANZE CONDANNATE ALLA PERSECUZIONE
Eppure i membri del comitato per gli affari lo hanno respinto a inizio mese, sostenendo non vi fosse alcuna necessità di scrivere norme “specifiche” a tutela di minoranze e che le norme esistenti fossero ben sufficienti a garantirne la libertà e il benessere. Aftab Alexander Mughal, direttore della rivista Minority concern ha sottolineato all’Agenzia Fides: «Dall’agosto 2018, da quando il primo ministro Imran Khan ha preso il potere, sono stati uccisi almeno 31 persone appartenenti comunità minoritarie, 58 ferite, 25 casi di blasfemia, mentre almeno sette luoghi di culto minoritari hanno subito attacchi. In questo contesto, non ci si può aspettare alcun cambiamento reale sotto il governo di Imran Khan, nonostante le sue dichiarazioni iniziali. Molti importanti partiti politici che lo sostengono, come Tehreek-e-Insaf, non hanno alcuna intenzione di promuovere e tutelare i diritti delle minoranze».
Foto Ansa
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