«Il numero delle religiose americane è crollato perché hanno rifiutato il magistero e l’autorità»

Di Benedetta Frigerio
27 Dicembre 2014
Intervista alla giornalista Ann Carey, che ha indagato per oltre 20 anni sulla crisi delle suore: «Il Vaticano ha avviato due indagini e solo una è conclusa. Resta aperta quella più critica»

«La Chiesa cattolica non ha affatto cambiato la sua posizione sulla vita religiosa delle congregazioni femminili americane». A spiegarlo a tempi.it è Ann Carey, giornalista e autrice del libro Sisters in Crisis che ha indagato per oltre vent’anni sulle ragioni della crisi interna alle congregazioni religiose femminili degli Stati Uniti. Il 16 dicembre il Vaticano ha pubblicato un rapporto sulla vita consacrata negli Stati Uniti, definito da molti “accomodante”. Dopo l’intervento della Congregazione per la dottrina della fede sulla condotta della Leadership Conference of Women Religious (Lcwr), che guida circa 40 mila delle 50 mila suore presenti nel Paese, molti si aspettavano infatti un documento più risoluto. Come spiega Carey, ogni supposizione sulle presunte nuove posizioni di papa Francesco rispetto a Benedetto XVI nascono però da un equivoco: «Occorre distinguere due diversi interventi per capire che cosa è successo».

Può spiegare la differenza?
Il Vaticano ha avviato due indagini più o meno nello stesso periodo. La prima, annunciata nel gennaio del 2009, era una visitazione apostolica rivolta a tutte le religiose americane. Questa è stata diretta dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica (Ciclsal), che aveva chiesto una valutazione sulla qualità della vita delle religiose americane. Il rapporto rilasciato lo scorso 16 dicembre riguarda questa operazione.

suore usaE la seconda indagine?
Il secondo intervento è stato intrapreso dalla Congregazione per la dottrina della fede ed è stato reso pubblico nell’aprile del 2009 con lo scopo di valutare dal punto di vista dottrinale la Lcwr a causa degli errori dottrinali dei suoi relatori, programmi e posizioni. La Lcwr è una delle due Conferenze superiori delle religiose americane: non bisogna dimenticare che esiste anche la Council of Major Superiors of Women Religious (Cmswr). Le madri superiori e i membri dei direttivi religiosi più progressisti appartengono alla Lcwr.

Perché questa indagine è stata avviata?
La Congregazione per la dottrina della fede aveva già ammonito la Lcwr nel 2001 chiedendo che fossero corretti alcuni errori. Ma le correzioni non furono apportate: per questo la Chiesa nel 2008 avviò un’indagine dottrinale. Dopo quattro anni, nell’aprile del 2012, è stato emanato un mandato di riforma ancora in corso. A questo non è seguito nessun altro rapporto.

Questo mandato di riforma del 2012 condanna errori come la perdita di fede basata sulla persona di Cristo, l’utopia di un cristianesimo usato come risposta politica ai problemi sociali, la negazione della trinità ma anche problemi legati all’insegnamento su aborto, sessualità, eutanasia. Qual è l’errore fondamentale?
L’errore principale della Lcwr sta nella mancanza di una formazione dottrinale solida e nella mancata correzione degli errori che si sono verificati.

Come si inserisce il rapporto appena pubblicato dal Vaticano sulla vita religiosa in generale nella vicenda legata alla Lcwr?
Il rapporto appena pubblicato, non riguardando in modo specifico la vicenda legata alla Lcwr, menziona solo alcuni errori comuni senza entrare nei dettagli. Si parla di mancanza di fedeltà alle linee guida liturgiche e mancanza di una solida formazione relativa al Magistero della Chiesa. Si criticano anche una vita comunitaria dispersiva, un’indistinta linea di demarcazione fra i membri giurati e quelli associati e infine l’incapacità di mantenere una vita religiosa reale, in grado di attrarre le giovani.

Le suore negli Stati Uniti sono diminuite del 75,5 per cento: negli anni Sessanta erano circa 200 mila, oggi sono scese a 49 mila. Se poi 50 anni fa circa 200 mila suore lavoravano nel campo educativo e sociale in tutti gli Stati Uniti, ora la loro presenza non è più così importante come in passato. Come mai?
Le due cose sono collegate. Una delle ragioni principali della riduzione del numero delle religiose sta nella possibilità per le donne di servire la Chiesa anche come laiche, secondo la decisione del Concilio vaticano II. Allo stesso tempo sono cresciute le opportunità professionali per le donne e così sono diminuite quelle che entravano in convento. Ma credo che i numeri siano precipitati così soprattutto perché negli anni Sessanta molti ordini religiosi femminili si sono ritirati dalla vita pubblica, dalle scuole e dagli ospedali che tradizionalmente avevano sempre servito, così da divenire invisibili alla maggioranza dei laici. Inoltre, tra il 1970 e il 1980 un numero consistente di suore abbandonò la vita religiosa o a causa del modello liberal introdotto negli ordini o a causa di un modello non ritenuto sufficientemente progressista.

Nel suo libro spiega che il movimento femminista influenzò e sostituì le migliaia di suore che guidavano gli istituti secolari di tutta America. Come si svolse questo processo?
Le religiose che vollero dare una loro interpretazione della riforma della vita religiosa, contenuta nel Concilio Vaticano II, si misero in posizioni di comando all’interno dei propri ordini e all’interno della Lcwr. Fra il 1960 e il 1970, poi, furono molto influenzate dal movimento femminista, che metteva in discussione l’autorità criticando la leadership maschile in tutti gli ambiti, Chiesa cattolica compresa. Così, molte delle religiose al comando portarono i propri ordini ad abbandonare l’apostolato tradizionale, educativo e di assistenza sanitaria, sostituendolo con il lavoro legato all’ideale della giustizia sociale, realizzato individualmente dalle religiose. Il risultato fu che molte delle istituzioni governate dalle suore, come le scuole e gli ospedali appunto, chiusero per mancanza di religiose. Rimasero invece aperte quelle guidate da laici e laiche che introdussero gli ideali secolari, rimpiazzandoli con quelli religiosi. Infine, lavorando da sole, le religiose cominciarono a vivere lontane dalla comunità, abbandonando il loro stile di vita tradizionale. E ora molti degli ordini consacrati negli Stati Uniti sono più che altro istituti secolari.

Pensa che il calo delle vocazioni sia dovuto solo a questo tradimento?
Assolutamente sì. I giovani che pensano alla vita religiosa desiderano una vita completamente diversa da quella mondana, desiderano essere fedeli all’insegnamento della Chiesa e all’autorità. Non sono attratti da una condotta di vita che possono trovare ovunque.

È già cambiato qualcosa all’interno della Lcwr dopo l’emanazione del mandato di riforma nel 2012?
Il delegato apostolico che supervisiona il processo, l’arcivescovo Peter Sartain di Seattle, ha concordato con la Lcwr di non discutere della riforma mentre questa è ancora in corso. Perciò non possiamo sapere quali siano i cambiamenti.

Che speranze vede per la vita consacrata nel suo paese?
Alcuni ordini religiosi stanno attirando nuove vocazioni, sono quelli che seguono il modello tradizionale fatto di preghiera e vita comunitaria, in aderenza all’insegnamento e alla dottrina, nel rispetto dell’autorità e di un apostolato esercitato in nome della Chiesa, indossando l’abito religioso. Questi ordini contano il maggior numero di vocazioni giovanili. Infatti, se i membri della Lcwr hanno in media 70 anni di età, le circa 10 mila consacrate della seconda Conferenza superiore delle religiose americane, il Cmswr, hanno in media 53 anni. Perciò si può dire che c’è un futuro per la vita religiosa in questo paese, ma solo per il modello tradizionale di cui ho parlato. Probabilmente non riavremo ora le 200 mila suore presenti nei primi anni Sessanta, perché la società da allora è mutata profondamente ma l’esperienza mostra che continueranno ad esserci donne chiamate alla vita consacrata.

@frigeriobenedet

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27 commenti

  1. Raider

    Se è possibile, prego la Redazione di sbloccare il post inviato ieri sera.
    Grazie.

  2. Raider

    Certo che è fantastico, i paranoici riportano i dati sulle vocazioni in calo qua e in alto (…) là, che, subito, cantano vittoria, perché
    – sono in via di dissoluzione secolaristica le suore americane filo-protestanti, dialoganti con l’islam e con tutte le minoranze statisticamente, ma non medicaticamente e lobbisticamente tali, siano esse religiose, etniche, sessuali, in nome del politicamente corretto, religiose sempre critiche verso le amministrazioni repubblicane, tanto che meritano che si sforni in loro onore un blob citazionista di cose che non c’entrano niente, una carrellata di idiozie smaccatmente pretestuose e mistificastorie perché anmti-storiche, oltre che illogiche;
    – c’è un aumento delle vocazioni religiose in Siria e Iraq, da cui i cristiani sono cacciati essendo sempre e tutti – tutti: cattolici, armeni, siro-caldei, ecc… – stati discriminati e perseguitati dagli islamici da ben prima perché si potesse sospettare che USraele potesse essere dietro questa costante storica islamica: e questo incremento delle vocazioni nell’ordine della decina sarebbe la prova che il Piano in cui i mistificatori paranoici hanno murato dentro la loro testa vuota sta fallendo,
    – tranne che – ma la cosa non suscita alcun dubbio, alcuna perplessità fra i mentecatto-islamisti “fratelli in Abramo” dei jihadisti nonché loro amici di lotta & complotta, che si compiacciono dell’aumento (!) delle vocazioni senza dolersi per la scomparsa dei cristiani, come non se ne dolgono gli islamici moderati, che vengono a stare tutti qui nell’odiato (e quanto!) Occidente – si chiedono, da religiosi e gerarchie del posto:
    -interventi armati dell’Occidente;
    – i fanta-mistificatori si compiacciono che le persecuzioni in terra islamica producano vocazioni, mentre le presunte persecuzioni in Occidente, luogo d’origine del male, non sortisce lo stesso effetto: non gli viene il sospetto che le persecuzioni vere o presunte, in effetti, non c’entrino un bel niente: e che, in effetti, i Piani paraoici non spieghino anch’essi un bel niente, nè le brutte figure che i complottisti rimediano una dietrpo l’altra e in più, non danno conto neppure di questi dati statistici – incontestati, una volta tanto, perché non di provenienza vaticana -;
    – dai cristiani sopravvissuti alle persecuzioni subite nei secoli passati e quelle cui assitiamo in tempo reale si invocano sanzioni, si vuole che l’Occidente eserciti pressioni su USraele: e quindi, per tutta risposta, come (in)conseguenza sballata di tutto questo, i mistificatori paranoici indicono, come fossero scampagnate da fine del mondo coi botti e comiche finali, guerre contro Israele e U.S.A. e per non stare troppo a sottilizzare, contro l’Occidente imperialista.
    A tutte queste fandonie collazionate dai copincollisti con tanto scrupolo psicotico, che vedono, infine, i mistificatori mistificare le loro stesse paranoie vecchia riserva, non si può che rispondere nell’unico modo sensato:
    W ISRAELE!

  3. Leo

    Non solo “Le suore negli Stati Uniti sono diminuite del 75,5 per cento” dagli anni Sessanta, ma del restante 24.5% la Lcwr “guida circa 40 mila delle 50 mila suore presenti nel Paese” vale a dire l’80%.

    Francamente tra queste suore catto-protestanti e i cattolici “ufficiali” cinesi preferisco questi ultimi, soprattutto in riferimento alla tendenza verso una piena unità con il Papa

    http://www.30giorni.it/articoli_id_1688_l1.htm

    E che servano d’esempio anche le parole di Bashar Warda, vescovo caldeo di Erbil ;

    «Quest’anno abbiamo avuto 9 ingressi in seminario, un record da molto tempo a questa parte. Negli anni precedenti caldei e siriaci sommati insieme non hanno mai totalizzato più di 3-4 vocazioni sacerdotali annuali. Invece in questo anno terribile i giovani entrati in seminario sono 9! Davvero Dio opera in un modo misterioso».

    Pur vivendo sulla propria pelle le conseguenze del piano Yinon ad opera degli amici di McCain aumentano la propria consapevolezza di appartenenza a Cristo ed alla Sua Chiesa.

  4. Raider

    Sarei grato a “Tempi” o a qualcuno dei commentatori informati in proposito se fosse dato conoscere le cifre delle vocazioni dei religiosi. Le notizie di cui disponevo registravano un aumento delle vocazioni, negli U.S.A.: se il dato fosse in dissonanza rispetto a quello delle religiose, sarebbe un interessante motivo di riflessione. Certe aperture nuoviste, ben più che brecce in edifici da restaurare, hanno trovato esca, evidentemente, laddove l’obbedienza sembrava più pronta. Il protagonismo femminista divide lo Sposo dalla Sposa anche in campo ecclesiale. Dai frutti li riconoscerete: il frutto della perversione della dottrina è, in ogni senso, l’infecondità.

  5. giuliano

    le suore cattoliche sono drasticamente diminuite negli USA, peggio per gli americani, ma contemporaneamente sono cresciute le suore di sinistra, ovvero donne che militano giorno e notte per la causa della sinistra e dei suoi target, aborto, gender, eutanasia, droga, divorzio, e lo fanno con tanto entusiasmo e dedizioni ammirevole 24 ore al giorno. Anche qui da noi si verifica questo magnifico progresso e perfino su questo blog leggiamo spesso interventi di queste illuminate, per esempio Filomena

    1. lcll

      Filomena suora di sinistra americana? e non poteva dircelo subito?

  6. Filomena...

    triste0stupito0allegro0arrabiato0

    Tags
    suore statunitensi, apostolica, persone bisognose, congregazioni femminil, usa, vocazioni, cristo, gerarchia, chiese, religiose, leadership conference, women religious, sharon holland

    17/Dicembre/2014
    Il Vaticano ha messo fine alla visitazione apostolica delle suore statunitensi, avviata nel 2008 a seguito di accuse secondo cui le religiose erano diventate troppo laiche e femministe, ringraziandole per i loro contributi alla Chiesa e per il lavoro svolto con le persone bisognose. Nel rapporto diffuso oggi il Vaticano non critica le suore, promettendo invece di valorizzare di più “il loro genio femminile”. Il documento descrive la difficile realtà delle congregazioni femminili negli Usa: attualmente nel Paese ci sono 50mila suore, una piccola frazione del picco di 125mila raggiunto negli anni ’60. La maggior parte delle religiose ha più di 70 anni ed è costretta ad affrontare una difficile situazione economica, dato che le nuove vocazioni sono poche.
    Nel documento il Vaticano offre dei suggerimenti su come migliorare la situazione, e chiede alle congregazioni di assicurare che i loro programmi riflettano l’insegnamento della Chiesa e che le suore preghino e si concentrino su Cristo. Gli autori del rapporto si sono augurati che le suore sfruttino “il momento attuale come un’opportunità per trasformare l’incertezza e l’esitazione in una fiducia collaborativa” con la gerarchia della Chiesa. Molte religiose lamentano che il loro lavoro non venga apprezzato dai preti, si legge nel documento, e di conseguenza bisogna migliorare il dialogo con i vescovi per chiarire il ruolo delle suore e dare loro più voce nelle decisioni che le riguardano. Si tratta di un messaggio radicalmente diverso da quello emerso dall’indagine lanciata sempre nel 2008 dalla Congregazione per la dottrina della fede nei confronti della ‘Leadership Conference of Women Religious’ (Lcwr), un’organizzazione che rappresenta l’80% delle suore americane.
    Quella inchiesta stabilì infatti che la ‘Lcwr’ aveva preso posizioni che minavano l’insegnamento della Chiesa cattolica e promuovevano “temi di un femminismo radicale incompatibili con la fede cattolica”.
    Alla presentazione del rapporto di oggi ha partecipato l’attuale presidente della ‘Lcwr’, Sharon Holland, che ha accolto con favore le conclusioni dell’indagine, affermando che il tono del documento sia “incoraggiante e realistico”. Quando le è stato chiesto se il cambio di tono del Vaticano sia merito di papa Francesco, Holland ha risposto: “Non so come valutare complessivamente la sua influenza su tutto questo, ma lui è stato un grande incoraggiamento e una grande speranza per molte di noi”.

    1. yoyo

      Articolo così autorevole che usa il termine “visitazione”, manco fosse Maria ed Elisabetta.

    2. Cisco

      @Filomena
      Questa e’ appunto la conclusione della prima indagine, non della seconda. Ma almeno hai letto l’articolo?

  7. Leo Aletti

    Quando si sgue Cristo e la Chiesa vedi la crescita, altrimenti, come in questo caso, vi è solo sterilita.

  8. lcll

    Mi piace particolarmente che “Il delegato apostolico che supervisiona il processo, l’arcivescovo Peter Sartain di Seattle, ha concordato con la Lcwr di non discutere della riforma mentre questa è ancora in corso.”
    In modo del tutto logico ne consegue che “non possiamo sapere quali siano i cambiamenti”.
    Quindi mentre il titolo annuncia che “Il numero delle religiose americane è crollato perché hanno rifiutato il magistero e l’autorità” in realtà si sta parlando del nulla.

    1. Cisco

      @Lcll
      La notizia e’ che la chiesa ha deciso di riformare la Lcwr per i problemi dottrinali e il rifiuto dell’autorità riscontrati, anche se ancora non si conosce il contenuto della riforma. Altrimenti non sarebbe in corso alcun processo di riforma…quindi il titolo non fa una piega.

      1. giovanna

        Diciamo che non si può riconoscere del coraggio ( forse incoscienza ? ) in questo squallido Lcll, che con qualsiasi nick si presenti non fa che inanellare figuracce mostruose e continua come se niente fosse, invece di andarsi a nascondere ! Non ho avuto modo e tempo di sottolinearle tutte, ma devo dire che sta superando ogni record !
        Buon Anno, squallido Lu, che ti porti un po’ meno di ridicola considerazione di te stesso e uno sguardo un po’ aperto sull’altro, almeno un pochino.

    2. MarcoL

      Si giudica dai frutti e le Sister Act del Lcwr hanno dato prova di sterilità. Mi rincuora constatare la relazione che lega l’efficacia dell’evangelizzazione con l’obbedienza all’autorità ecclesiale e con l’osservanza della dottrina.

      1. ochalan

        Detto da uno che odia fin nel profondo i suoi fratelli nella fede americani.

        1. MarcoL

          L’americano che riconosce nella Chiesa Cattolica la vera Israele è mio fratello nella fede.

          1. Raider

            Il cattolico che non riconosce non tanto il vero o falso Israele – che siamo bravi tutti a dare patenti di autenticità -, ma lo Stato di Israele, contro cui, definendolo Usraele, proclama profondamente cristiano scatenare la guerra, esortando tuttii cristiani a combatterla in nome della millantata e mai dimostrata “fratellanza in Abramo”, rende tstimonianza a una fede fai-di-te che sembra proprio – che contrappasso rivelatore! – una vera americanata.
            Torni fra i ranghi e i ringhi di Hams che con i suoi compagni di delriio copincollate senza tregua, invece di spargere un altro po’ di zizzania a partibus fidelium e denigrare in modo così vile “Tempi.it”.

          2. MarcoL

            Mi rifiuto di riconoscere lo Stato di Israele, come si rifiutò a suo tempo Papa Pio X d’innanzi a Theodor Herzl, non per fratellanze in Abramo di cui mi frega ben poco – le tre religioni monoteiste esigono rispetto reciproco, non vincoli di fratellanza – o per questioni strettamente teologiche – ognuno può credere nel Messiah che gli pare – bensì per l’azione distruttrice che l’egemonia economico-finanziaria e culturale ebraica, avente salde radici in Nord America e in Europa, rivolge contro il Cristianesimo.

          3. Leo

            @MarcoL

            “L’americano che riconosce nella Chiesa Cattolica la vera Israele è mio fratello nella fede.”

            Anch’io la penso come lei.

            E confermo anche che di questi testimoni di Cristo negli USA ce ne sono. Tanto più degni di nota in quanto l’odio anticattolico è una costante della vita anglo-americana. Già negli anni ’60 lo scrittore conservatore Peter Viereck diceva che in USA, «tormentare i cattolici è l’antisemitismo dei progressisti»; lo storico Arthur Schlesinger ha definito l’anti-cattolicesimo «il più radicato pregiudizio nella storia del popolo americano». È un sentimento in cui si mescolano l’antico, reazionario e nazionalistico odio protestante per la Chiesa «prostituta di Babilonia» e il Papa «anticristo», con i motivi del progressismo morale, che inveisce contro le posizioni della Chiesa in materia sessuale, di aborto, di omosessualità.

            Riguardo alla protestantizzazione delle religiose statunitensi i frutti non possono essere che quelli soliti della riforma luterana : l’individualismo, la fede fai-da-te (diceva il Cardinale di Boston O’Malley che negli USA più che aumento della fede vi è aumento della credulità), il fondamentalismo e, in ultima analisi, la strabiliante facilità di conformarsi al pensiero mondano (ed aggiungo di bersi le frottole emanate da Hollywood)

            Buon Natale a lei.

          4. MarcoL

            Credo che all’origine di buona parte dei nostri problemi ci sta il fatto che l’America fu fondata su base ideologica liberal-individualista da protestanti. L’anticattolicesimo americano è stato determinante in ogni secolo di vita del nuovo paese. Considerato perfino di ostacolo – secondo Roosevelt – alla penetrazione economica degli Stati Uniti nella cattolica America Latina. Esiste però qualcosa di peggio del protestantesimo: l’infiltrazione ebraica avvenuta fin dalle origini per la quale il protestantesimo svolse il ruolo di incubatrice. Ad oggi in America la lobby ebraica ha il totale controllo di stampa, televisioni, cultura, economia, finanza, partiti politici di destra e sinistra. Ne abbiamo visto un esempio nel 2002 quando amplificarono all’inverosimile lo scandalo pedofilia cui fu affetta la Chiesa Cattolica. Il Cardinale Dolan – giusto per citare un altro buon cattolico americano – ne sà qualcosa. Buon Natale a te.

          5. Leo_bis

            @MarcoL

            Riguardo allo Stato di Israele le copio-incollo “indecorosamente” una interessante prefazione ad un libro di don Curzio Nitoglia “Sionismo e Fondamentalismo” :

            Il libro inizia citando un professore israeliano (Israel Shahak), i cui genitori morirono (nel 1945) nel campo di lavoro nazista di Bergen Belsen. Lo Shahak scrive che: “Nello Stato ebraico solo gli ebrei sono considerati come esseri umani, i non-ebrei hanno lo stesso statuto che è riservato agli animali” (p.6). Sempre secondo lo Shahak il fondamentalismo ebraico ritiene perennemente validi gli insegnamenti del Talmud e non quelli della Bibbia (p. 12). Purtroppo oggi (anche in Italia) chi studia la “Shoah” come un fatto storico, situato nel contesto di tanti altri fatti della storia universale, è punibile di “scomunica” laica (e persino di carcere). Ciò è avvenuto a Roger Garaudy in Francia (nel 1996) e, parzialmente, a Sergio Romano in Italia (nel 1997). Costoro hanno osato opinare che se l’uccisione di un solo ebreo innocente è un crimine, è altresì inaccettabile la sacralizzazione e la mitizzazione della “catastrofe” (in ebraico “Shoah”) degli israeliti come se fosse un “unicum”. Se “per sua natura lo storico deve essere revisionista” (Renzo De Felice), perchè mai la “Shoah” non può essere rivisitata storicamente? (S. Romano, p. 38). Il problema è che essa deve essere eretta a verità dogmatica e quindi al di là della storia e di ogni eventuale rivisitazione. Secondo Romano <> (p.48).

            Nel 1904, San Pio X disse a Teodoro Herzl, che finchè gli ebrei negavano la divinità di Gesù Cristo, il Vaticano non poteva riconoscere uno Stato israeliano in Terra Santa. Infatti, il sionismo pretende il diritto di possedere la Terra Santa (o Palestina), in quanto si ritiene ancora erede delle promesse (soprattutto spirituali) fatte da Dio ad Abramo, che sono oramai “scadute”, data l’infedeltà del giudaismo talmudico al Patto antico, dopo aver rifiutato Cristo (e con Lui la Legge e i Profeti). Da un punto di vista di teologia dogmatica e morale, l’invasione della Palestina (1948) è insostenibile, 1° ) perchè con il Nuovo Testamento, dogmaticamente, il Vecchio è stato abrogato; 2° ) poichè tale invasione è, moralmente, illegittima, in quanto equivale ad un’occupazione abusiva di terra altrui (i palestinesi, cristiani e islamici, vivevano da 2000 anni nella loro Patria). Capisco che oggi ragioni politiche e diplomatiche spingano ad una soluzione “realistica” del problema (due Stati in una sola terra), ma, moralmente parlando, un’occupazione abusiva resta sempre un furto, un abuso che “de jure” andrebbe riparato; anche se “de facto” si deve transigere e patteggiare, per evitare mali più grandi. Ora il fatto è che nel 1967 Israele ha occupato anche la metà del territorio che restava (nel 1948) ai palestinesi, i quali oggi posseggono appena il 23% della loro Patria. Quindi il patteggiamento è tutto a svantaggio dei palestinesi. Eppure il solo fatto di muovere delle obiezioni a tale ripartizione della Terra Santa, è bollato come antisemita (ossia un crimine contro l’umanità che non cade in prescrizione) e perfino come terrorista. Garaudy, inoltre, affronta la questione delle camere a gas. Egli non nega l’esistenza dei campi di concentramento nazisti (nei quali è stato internato per circa tre anni), ma si limita a domandare un dibattito scientifico e pubblico (senza il pericolo di leggi per reati di opinione) sull’entità delle camere a gas. Anche la tesi di Ernest Nolte (p.107) è passata in rassegna nel libro. Il professore tedesco sostiene che date le affinità tra giudaismo e bolscevismo, Hitler per colpire il comunismo sovietico ha dovuto combattere inevitabilmente anche l’ebraismo. Quindi il nazismo non ha aggredito il giudaismo in se stesso, ma in funzione anti-comunista. Ma nonostante queste distinzioni, chiunque (anche Nolte) osi non riconoscere una sola catastrofe (ebraica), è accusato di antisemitismo. Sempre per il Nolte, il numero complessivo degli israeliti (secondo le stime del “World Jewish Congress”), che si trovavano sotto la giurisdizione tedesca, veniva valutato tra i 3-4 milioni; quindi la cifra di 6 milioni sembra priva di fondamento. Anzi l’ipotesi di una soluzione definitiva geografica (e non fisica) appare molto probabile, anche se molti ebrei morirono di fame, stenti e percosse nei campi di lavoro; specialmente dopo il 1944, quando la guerra volgeva al peggio per la Germania. Parlare della “Shoah” come del “male assoluto” è un’inesattezza, poichè il male è privazione di bene e se fosse assoluto non esisterebbe. Infine, il libro esamina l’influsso, determinante, che l’ideologia liberal-capitalista e la religione protestante (più “vetero-testamentaria” che “apostolica”), prima inglese (nel 1917) e poi americana (1948), hanno esercitato sul nascere del “focolare ebraico” e poi dello Stato d’Israele.

            Prof. Cesare Marongiu-Buonaiuti, “Rivista di studi politici internazionali”

            n.° 276, anno 2002, pag. 689

          6. MarcoL

            ” Infine, il libro esamina l’influsso, determinante, che l’ideologia liberal-capitalista e la religione protestante (più “vetero-testamentaria” che “apostolica”) ”

            Questo dovrebbe far riflettere. L’incubatrice protestante era su misura. I Teocon oggi sono perfette macchine da guerra sioniste, pronte a sacrificare vite cristiane in oriente pur di fare gli interessi di Israele, la falsa.

          7. Raider

            Esemplare scambio di auguri di Buon Natale e guerra santa a suon di frottole riciclate fra due provetti riciclatori di odio e paranoie seriali.
            Ora, della “fratellanza abramitica”
            – non gliene frega elegantemente più di tanto all’ossesso troppo preso dal continuare la sua missione di banditore del cristianissimo appello alla guerra santa a Usraele;
            – non gliene frega minimamente del fatto che Israele sia uno Stato riconosciuto internazionalmente, come il Togo, la Cina, l’Iran o l’Italia;
            – non gliene frega disinvoltamente di strumentalizzare papa San Pio X, tracciando parallellismi arbitrari come, del resto, tutte le citazioni arbitrariamente raccozzate per trinciarne i soliti appelli e contrappelli all’armi;
            – non gliene frega niente di gettare la maschera perchè, tanto, si era capito che lo statuto di Hamas era, per lui e i suoi degni compari sbevazzoni di ciarpame allo stato digitale, un testo sacro quanto per certi ebrei lo è il Talmud e di gran lunga meno importante di tutte le risoluzioni dell’O.N.U.
            A dargli manforte accorre dalle retrovie dietrologiche il mistificatore n° 1 in ordine d’apparizione e di primogenitura in fatto di mistificazioni, in cui riesce a battere i record di volta in volta in volta stabiliti. Nel caso, il mistificatore affastella un po’ di nomi e una macedonia di citazioni per farne un pastone da abbuffata di fine anno, da don Nitoglia – nel caso ci fossero dubbi che al paranoico battistrada e seguaci del verbo complottista gliene fregasse qualcosa anche del Cattolicesimo off limits – e San Pio X ovvero quello che il papa diceva nel 1904, da Nolte a Garaudy, World Jewish Association, Sergio Romano e per simpatia, evocando l’elenco telefonico di Tora Bora e di Cartoonia, plaghe fra cui oscilla il suo cervello.
            Solo per dirne qualcuna:
            – non è dato sapere quale scomunica laica abbia dovuto sopportare Roger Garaudy, transitato dal marxismo al cristianesimo e da qui, approdato, anzi, “ritornato all’Islam, religione naturale dell’umanità,”;
            – questa elevazione agli altari di Garaudy martire della causa islamica è contrabbandata mentre i mistificatori anche sulle conversioni altrui non si pronunciano sulle conversioni forzate e il martirio, le discriminazioni, l’emarginazione e le persecuzioni dei cristiani nell’Islam;
            – neppure su questa balla della teologia islamica che fa della religione di Maometto la “religione naturale dell’umanità” si leva un qualche distinguo di circostanza: chi crede una cosa del genere, specie se intellettuale, come Garaudy sa di dire una colossale bestialità, come potrebbe obietargtli anche un ex ambasciatore come Sergio Romano: invece, i mistificatori se ne sentono confortati nell’opera di diffusione di altrettali sciocchezze teologali e internettiane;
            – comunque, in attesa di sapere in quali rappresaglie è incorso Sergio Romano, di stanza al Corsera, inamovibile nonostante la vacuità del suo contributo di idee – spesso, assai critiche sulla Chiesa: si poteva ricordare anche questa benemerenza, mentre gliene si trovavano altre a proprio comodo -, laddove sullo stesso giornale al professor Giovanni Sartori è stato censurato un pezzo in cui attaccava l’immigrazione, con particolare riguardo a quella islamica
            – il mistificatore avrebbe potuto specificare se tratta, per caso, del genere di rappresaglie cui è esposto nei Paesi islamici chi si converte al Cristianesimo o anche solo si ostina a rimanere cristiano. Cose di cui, a non essere mistificatori di prima categoria, ci si poteva ricordare per trarne illuminanti paragoni;
            – in carcere per negazionsimo c’è finito solo David Irving per un caso che andrebbe esaminato a parte, non per nulla il mistificatore paranoico omette di ricordarlo così da poterlo strumentalizzare meglio esprimendosi in modo vago, torbido, paranoico, appunto, dimostrando anche la scarsa considerazione del caso in sé proprio mentre fa così pudicamente mostra di pietà e di riservatezza;
            – la ritrattazione imposta a David Irving è stata una farsa inaccettabile, la libertà di pensiero e di espressione va riconosciuta anche a coloro di cui non si condividono, in tutto o in parte, idee, teorie, tesi, conclusioni, come Carlo Mattogno, a patto che si riconosca che questo non accade nei Paesi islamici, viga o non viga in essi la sharya;
            – le tesi negazioniste di Robert Faurisson sono state sostenute e difese, se non ricordo male, vittoriosamente anche in tribunale;
            – in carcere c’è finito per due anni Nick Griffin, reo di aver espresso in una conversazione privata il seguente giudizio sull’Islam: “E’ una religione che può dare problemi”: quindi, si finisce in galera a esprimere giudizi non conformi al politiicamente corretto sull’Islam, non su Israele;
            – a essere minacciati di morte, protetti dalla polizia e in qualche caso, licenziati nell’Ue sono cattolici e politici, opinionisti, giornalisti, vignettisti critici dell’lslam come Magdi Cristiano Allam, Kurt Westergaard, Flemming Rose, Hayaan Hirsi Ali, Geet Wilders;
            – la tesi di Nolte sulla genesi anti-bolscevica dell’antisemitismo, senza riguardi per l’esito e senza tener conto che l’anti-bolscevismo non portava al genere di discrminazione e persecuzione riservata agli ebrei in quanto tali, non come agenti del bolscevismo, è ridicola, ma non quanto il citarla a proposito di un articolo sulle suore americane, bensì sempre in coerenza cone le mene paranoiche care al complottista mistificatore n° 1 di questo blog.

            N.B. Una richiesta o suggerimento alla Redazione: sarebbe da considerare la possiblità di rimuovere i post che contengono citazioni e divagazioni che vanno a parare in complotti, scarti e derivati. Quando un post di questo tenore da Piano cospiratorio universale è passato, si può sempre rimuoverlo, in modo da non intralciare il confronto, aperto alle più diverse opinioni, ci mancherebbe, ma senza bisogno di materiale da riporto che spazia in lungo e in largo nell’universo parallelo complottista. Ognuno scriva pure quello che vuole, naturalmente, i complottisti demenziali, i mistificatori compulsivi continuino a sparare le loro balle per vederle sparpagliate in giro; ma saltare di palo in frasca con copincollaggi e bignamini dello scibile in fatto di paranoie dry o blended per andare a finire dove casca l’asino complottista, non serve al confronto.
            Grazie.

          8. Raider

            Spero che passi il mio post come sono passati i deliri di questi due fanatici mentecatto-islamisti..

          9. Fe_Leo

            @MarcoL

            “I Teocon oggi sono perfette macchine da guerra sioniste”

            Basti pensare al CUFI (Christians United for Israel) ed al suo fondatore il “pastore” John Charles Hagee. Decine di milioni di persone convinte che appoggiare lo Stato di Israele accelererà la seconda venuta di Cristo.

            Interessante notare come una dichiarazione congiunta del Patriarca Sabbah e di altri leader cristiani del 2006 in cui senza mezzi termini le Chiese di Gerusalemme si opponevano al sionismo cristiano sia passata colpevolmente innosservata ai media ed ai Teocon nostrani.

            Del resto il prodotto di questa deriva messianica lede molto la capacità di discernimento, di libertà di giudizio e preclude in stile fondamentalista il dialogo con il prevedibile esito di fatwe hollywoodiane piene di effetti speciali.

          10. Raider

            Di cosa i mistificatori paranoici intendano per dialogo, sorta di mistica del vuoto per teste che non possono contenere nient’altro, il mistificatore paranoico-in-chief dà prova quando, sparate le sue salve di copincolla, non è in grado di tirare un solo argomento che non siano stupidaggini in tutto degne delle castronerie raccattate col suo infallibile fiuto da segugio per tute tutte le cretinate disponibili in Rete e a mezzo stampa.

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