
Il mio amico Sammy Basso che «ha abbracciato la vita così com’era»

«Ho vissuto la mia vita da semplice uomo», ha lasciato scritto Sammy Basso nella lettera-testamento resa pubblica dal vescovo di Vicenza monsignor Giuliano Brugnotto l’11 ottobre al suo funerale. Una lettera sorprendente per semplicità, ma anche per la nettezza di alcuni giudizi che fanno trasparire una fede profonda e una consapevolezza di sé e del proprio destino fuori dal comune.
«Ho vissuto la mia vita felicemente, senza eccezioni», ha scritto, lui che era affetto da progeria, una rarissima patologia genetica. «Sicuramente in molti diranno che ho perso la mia battaglia contro la malattia. Non ascoltate! Non c’è mai stata nessuna battaglia da combattere, c’è solo stata una vita da abbracciare per com’era, con le sue difficoltà, ma pur sempre splendida, pur sempre fantastica, né premio, né condanna, semplicemente un dono che mi è stato dato da Dio».
Sammy non voleva morire, ma era «pronto». Come san Francesco ha parlato di “Sorella Morte”: «Se in vita sono stato degno, se avrò portato la mia croce così come mi era stato chiesto di fare, ora sono dal Creatore. Ora sono dal Dio mio, dal Dio dei miei padri, nella sua Casa indistruttibile».
Il ricercatore veneto non si è mai fatto determinare dal suo male: aveva viaggiato molto, fondato un’associazione (Aiprosab) per aiutare la ricerca, partecipato a eventi di tutti i tipi. «Ma tutto con l’umiltà che lo ha sempre contraddistinto, con la sua risata contagiosa che conquistava tutti», racconta a Tempi Nicola Berti, suo grande amico e membro dei Sammy Runners, gruppo di corridori che trasportava la sua speciale carrozzina nelle maratone in giro per l’Italia per raccogliere fondi a scopo benefico. Anche nella lettera di Sammy sono tanti i riferimenti agli amici, segno di una fede non solitaria, ma sempre allegra, attiva, proiettata verso il futuro e il destino. «L’ultima idea – ci racconta Berti – era di andare a correre a Boston, dove c’è la sede del principale istituto di ricerca sulla progeria nel mondo».

Come hai conosciuto Sammy?
Circa cinque anni fa, mentre studiavo all’università sono entrato a far parte della sua cerchia di amici. Tutto è cominciato correndo insieme a lui una mezza maratona per raccogliere fondi per la ricerca. All’inizio ero un po’ timoroso di avvicinarmi e conoscerlo, ma lui con la sua autoironia e semplicità mi ha conquistato in un attimo, era un fiume in piena. Da lì è entrato a far parte della mia vita e ci rimarrà per sempre.
Cosa ti rimane di lui?
Per me è come se Sammy non se ne fosse mai andato, mi ha lasciato tantissimo. Con lui era semplice aprire il cuore, con tutti era in grado di instaurare un rapporto personale e individuale, era il suo superpotere. In questi giorni, quando ci siamo ritrovati tra amici è stato un continuo ripetersi le sue battute, i suoi modi di dire. Continueremo i progetti che aveva avviato, sempre cercando di guardarci negli occhi per chiederci: “Cosa avrebbe fatto Sammy in questa occasione?”. Lui ha cominciato a costruire, adesso spetta a noi portare avanti l’attività dell’associazione insieme alla sua famiglia. Poi mi rimangono tanti ricordi.
Per esempio?
Se ripenso a Sammy me lo immagino a tavola con tutti noi mentre ride e scherza. Non ricordo una volta in cui fosse triste, era un grande intrattenitore. Una volta, dopo una maratona, eravamo tutti stanchissimi, in cinquanta in attesa della cena. Lui cominciò a raccontare barzellette – nel suo repertorio ce ne erano tre o quattro che recitava sempre -, con quella sua allegria contagiosa che non lasciava scampo. Anche quella volta, tutti scoppiarono a ridere, felici come bambini. Con gli amici Sammy mostrava sempre il suo volto più giocoso e scherzoso. Sapeva essere leggero, senza mai cadere nella superficialità.

A testimonianza del suo legame con voi ci sono tanti contenuti sul web. Insieme avete anche girato alcuni cortometraggi, in Sammy Gump, che riprende una scena del celebre film Forrest Gump, siete voi amici a salvare Basso dagli inseguitori. Come a dire che su di voi contava sempre.
Sammy era come il prezzemolo, dove lo mettevi stava bene. Amava il teatro, ci siamo divertiti molto a creare quei contenuti. Dovevano essere dei video promozionali da fare su Instagram per le maratone ma si sono trasformati in un’occasione per stare insieme. Alla fine, il messaggio che Sammy voleva dare era che da solo non ce l’avrebbe fatta, solo con l’aiuto di chi gli è sempre stato accanto ha potuto vivere come ha vissuto. Abbiamo girato anche Sammy Balboa con il campione europeo dei pesi supergallo Luca Rigoldi. I guanti pesavano quasi più di lui!
Voi due condividevate anche la passione per lo studio (Berti è ricercatore presso l’Università degli studi di Padova, ndr). Come viveva Sammy la responsabilità di portare avanti il suo lavoro di ricerca con le altre attività?
Mi aveva spesso parlato dell’idea di cominciare un dottorato, ma poi aveva accantonato l’idea a causa dei tanti progetti in cui era coinvolto. Comunque, continuava a documentarsi, del resto è sempre stata una persona molto curiosa e attenta alla realtà che lo circondava. Mi ha sempre colpito che, nonostante tutto, portasse avanti l’attività di ricerca per il bene dei futuri nati affetti dalla progeria e da altre patologie genetiche. Sapeva bene che in lui la malattia era già progredita e non poteva più guarire.
Nella sua lettera-testamento Sammy scrive: «La fede mi ha accompagnato e non sarei quello che sono senza la mia fede». Come lo testimoniava a voi amici?
Per Sammy tutto c’entrava con la fede, traspariva da tutti i suoi atteggiamenti. Eppure rimaneva una parte intima di lui, che teneva per sé. Era anche molto rispettoso delle idee degli altri e di chi non viveva come lui. Ma non si nascondeva, tutti sapevamo che era molto credente ed era chiaro che il suo essere cristiano lo apriva alla vita.
Quali sono i progetti futuri per l’associazione e per i Sammy runners?
È ancora presto per dirlo, ci incontreremo tutti insieme per decidere. Mi dispiace solo che non abbia ancora avuto il tempo di raccontare a tutti noi del suo viaggio in Cina, da cui era tornato felicissimo.
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