
«Il ministro Fedeli continua a snobbare i bisogni di migliaia di famiglie»

«Il ministro Fedeli mente sapendo di mentire». Il portavoce di Generazione Famiglia, Filippo Savarese, risponde così allo stupore mostrato dal ministro dell’Istruzione davanti alla notizia della manifestazione anti-gender che si terrà sabato 17 giugno davanti al Miur. Alla domanda di un giornalista dell’agenzia Askanews, infatti, Fedeli si è detta ignara del tema del presidio, e ha aggiunto che probabilmente i manifestanti hanno sbagliato indirizzo. «Non è assolutamente vero che il ministro è all’oscuro» controbatte Savarese. «Alti dirigenti del Miur ci hanno contattato per dirci che avremmo potuto discutere le nostre istanze senza il bisogno di una manifestazione, e il ministro non può non esserne al corrente». Inoltre, ricorda Savarese, il Miur ha ricevuto notifica diretta della petizione avviata da CitizenGo per sostenere l’evento di sabato prossimo, che ad oggi conta 18 mila firme. «Pertanto ci indigna che il ministro Fedeli continui a snobbare i bisogni di migliaia di famiglie. Queste non hanno sbagliato indirizzo, è il destinatario che si rende irreperibile».
LA MANIFESTAZIONE. La manifestazione è promossa da Generazione Famiglia, CitizenGo, Comitato Art.26, ProVita Onlus e Non si tocca la famiglia. «Protestiamo perché il patto educativo tra famiglia e Stato si è frantumato» spiega a tempi.it Savarese. Queste associazioni vogliono ribadire il diritto di scelta e la necessità che le famiglie siano coinvolte nella formulazione di attività extracurricolari sui temi sensibili, come la sessualità e le ideologie gender: «Chiediamo il consenso informato preventivo sulle attività che riguardano l’educazione affettiva e sessuale, la possibilità per la famiglia di esonerare i propri figli (esattamente come si può fare con l’ora di religione cattolica) e la previsioni di attività scolastiche alternative». Si vuole inoltre sollecitare il Ministero a un chiarimento normativo sul concetto di genere perché «questo è ormai fuori controllo: la semplice differenza uomo-donna è stata sostituita da un ventaglio potenzialmente infinito di identità sessuali fluide che possono essere scelte liberamente nel corso della vita».
LE PROMESSE. La richiesta avanzata dalle associazioni familiari è dunque quella di sedersi al tavolo ministeriale e avviare un confronto per tutelare la priorità educativa dei genitori. Ma i rapporti con il ministro Fedeli, nonostante le buone premesse, non lasciano ben sperare: «Il ministro incarna ideologie opposte alle nostre, infatti è stata lei la promotrice di un disegno di legge che porta il suo nome e che prevede l’introduzione nelle scuole sull’approccio di genere» spiega Savarese. «Comunque, una volta eletta, la stessa Fedeli ha chiesto di incontrare personalmente il portavoce del Family Day, Massimo Gandolfini, che l’ha informata sull’allarmante diffusione dell’ideologia gender nelle scuole e l’ha tenuta costantemente informata su ogni nuovo episodio». Il ministro aveva promesso più attenzione al tema e nuovi incontri, «ma queste promesse non si sono minimamente verificate, e anzi, addirittura il ministro nega di conoscere le nostre richieste».
APPROCCIO DI GENERE. Per sottolineare la forza del movimento e la necessità di un confronto politico, la manifestazione è stata fissata in concomitanza con l’anniversario di un altro evento svoltosi lo scorso anno: la protesta di giugno 2016, con il ministro dell’Istruzione Giannini in carica, contro le linee guida del comma 16 della Buona Scuola. «Questa normativa prevedeva l’inserimento in tutti i piani dell’offerta formativa il famoso “approccio di genere”. Dopo la nostra campagna, il ministro Giannini, d’accordo con l’allora ministro Boschi, stabilì di definire attraverso delle linee guida il concetto di genere e venne stilata una prima bozza, senza però informare sui contenuti le associazioni familiari come le nostre. Allora noi organizzammo una manifestazione per bloccare questo testo e ci riuscimmo». Fu una grande vittoria per il movimento e Savarese, anche a nome delle altre associazione, punta ad ottenere lo stesso risultato sabato prossimo, considerando che «saremo addirittura il triplo, se non il quadruplo dell’anno scorso». Questa volta però «non saremo più sulla difensiva, ma passeremo al contrattacco: chiederemo di sederci al tavolo, guardarci negli occhi e riconoscere che esiste un problema grave».
SCIOPERO NAZIONALE. Se però la manifestazione non ottenesse risultati in tempi brevi, «allora lanceremo per l’inizio dell’anno scolastico un grande sciopero nazionale del Patto educativo di corresponsabilità, il Pec». Quest’ultimo è un documento che il genitore deve firmare nell’atto dell’iscrizione del figlio a scuola, in cui la famiglia e la scuola si impegnano a condividere i ruoli fondamentali dell’esperienza educativa. «Inviteremo decine di migliaia di famiglie a non firmare questo patto perché è venuta a mancare la fiducia che ne è la base. E allora le scuole si troverebbero nell’imbarazzo di dover rifiutare migliaia di studenti, cosa che evidentemente non potrebbero fare». Sarebbe un richiamo forte, perché è proprio questo il punto:«Si continua a sottovalutare la portata, anche politica, di questo movimento. Ma ora è necessario che ci ascoltino».
Foto Ansa
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