«Il libro di Bandi è la prova che in Corea del Nord l’umanità resiste al regime»

Di Leone Grotti
01 Maggio 2016
Intervista a Pierre Rigoulot. È anche grazie al ricercatore francese se l'incredibile libro "La dénonciation" ha raggiunto l'Europa
Flowers are laid under bronze statues of North Korea's late leaders Kim Il Sung, left, and Kim Jong Il at Mansu Hill in Pyongyang, North Korea, Friday, April 15, 2016, to commemorate North founder Kim Il Sung's birthday. The banner reads: "Great comrades Kim Il Sung and Kim Jong Il are with us eternally." (AP Photo/Kim Gwang Hyon)

Pierre Rigoulot è un ricercatore francese specializzato nella storia del comunismo, fondatore del Comitato d’aiuto alla popolazione nordcoreana e autore della postfazione a La dénonciation. È anche grazie a lui se questo libro ha raggiunto l’Europa.

Come ha scoperto i sette racconti di Bandi?
Mi trovavo a Parigi a un incontro del Comitato. Alla riunione c’era la signora Lim Yeong-hee, che poi ha tradotto il testo: è stata lei a parlarci di questo libro uscito in Corea del Sud, ne era entusiasta. Io ho incontrato l’editore Philippe Picquier, che ne ha capito subìto la potenzialità e mi ha proposto di scrivere la postfazione.

 È sicuro che sia stato davvero scritto da un nordcoreano che vive ancora in Corea del Nord? Chi ci assicura che non sia una truffa?
Anche io ero scettico, sono andato a Seul proprio per verificare l’attendibilità del libro. Ho incontrato le persone che hanno ricevuto i manoscritti. Oggi gli scambi alla frontiera tra Cina e Nord Corea sono frequenti, piccoli oggetti possono essere trafugati. Chi doveva portare fuori il libro all’inizio si è rifiutato, perché era troppo rischioso, poi ha acconsentito. E dalla Cina i racconti sono arrivati a Seul.

Nessun dubbio quindi?
Qualche dubbio potrà sempre restare. Ma il libro è concreto, reale, la qualità letteraria è ottima. Non ci si può inventare certe cose.

Perché Bandi si è preso questo rischio?
È cosciente del pericolo che corre, ma ha detto alle persone che ho incontrato che è pronto a morire, pur di far conoscere la verità.

bandi-la-denonciationNon è esagerato paragonarlo a Solzenicyn?
Arcipelago Gulag è ineguagliabile, La dénonciation non ha quell’ampiezza. Però ci sono analogie: innanzitutto il modo in cui queste opere sono uscite dai rispettivi paesi, poi la critica concreta e precisa del totalitarismo nella vita di tutti i giorni.

Perché non ne abbiamo mai sentito parlare prima?
Per me questo è un grande mistero. In Corea del Sud è stato poco considerato. Ho incontrato molti intellettuali e ho condiviso con loro la mia incredulità. Mi hanno detto che per loro il libro è troppo ostile al governo nordcoreano.

Troppo ostile?
Sembra incredibile, ma gli intellettuali sudcoreani, quasi tutti di sinistra, ragionano ancora secondo lo schema capitalismo-socialismo. Hanno il mito del socialismo e criticano aspramente il capitalismo. Credono che il governo nordcoreano sia più accettabile del loro perché si rifà al socialismo. E visto che il testo di Bandi è stato pubblicato da un editore “di destra”, è stato snobbato.

Come definirebbe La dénonciation?
Speranzoso. È un libro dove all’orrore del regime si contrappone la grande umanità dei personaggi. In Corea del Nord la testa delle persone resiste, il cuore anche. Bandi ne è la prova.

@LeoneGrotti

Foto Ansa/Ap

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