
Il Deserto dei Tartari
Il Guardian critica Havel ed elogia il comunismo. I lettori si scatenano
Vi siete vergognati di essere italiani alla notizia che Marco Rizzo e i suoi Comunisti Sinistra Popolare hanno espresso dolore e presentato le proprie condoglianze al popolo nordcoreano per la morte del dittatore Kim Jong-il? Calmatevi, in Europa c’è chi è riuscito a fare di peggio. C’è chi, nel giorno della contemporanea notizia di due decessi, quello del dittatore comunista nordcoreano Kim Jong-il e quello del dissidente, combattente per la libertà, prigioniero politico e penultimo presidente della Cecoslovacchia Vaclav Havel, ha scelto di dedicare un necrologio-stroncatura non al primo, ma al secondo. «La polemica anticomunista di Havel non conteneva quasi nessun riconoscimento dei positivi risultati dei regimi dell’Europa orientale negli ambiti dell’occupazione, della fornitura di welfare, dell’educazione e dei diritti delle donne. O del fatto che il comunismo, con tutti i suoi difetti, era tuttavia un sistema che metteva al primo posto i bisogni economici della maggioranza». Questa allegra sequenza di coglionate non è apparsa su qualche giornaletto dell’ultrasinistra orfana del muro di Berlino, ma niente meno che sul Guardian di Londra, il quotidiano di riferimento degli elettori laburisti. Autore del commento il signor Neil Clark: giornalista, blogger e scrittore che nel 2007 ha vinto un premio per il miglior blog britannico.
A onore dei lettori del Guardian, bisogna dire che l’editoriale ha innescato commenti per lo più furiosi sulle pagine web del giornale. Molti sono stati cancellati dal moderatore perché violerebbero gli “standard della comunità”, ma bastano quelli che hanno passato il filtro della censura. «Il comunismo curava gli interessi della maggioranza? Solo nel senso in cui un criceto nella gabbia è ben curato», scrive un lettore. «Se non eri iscritto al partito o non avevi connessioni coi dirigenti, non avevi diritto a nulla». «Il comunismo faceva gli interessi della maggioranza, ma stranamente erano sempre i residenti dell’Est a fuggire a Ovest e non viceversa». «Amo il Guardian, costante promemoria dell’infinita quantità di stupidità presente nell’universo». «Il Guardian pubblicherebbe qualunque merdata», taglia corto un altro. Le reazioni più risentite e accorate arrivano da chi ha vissuto in prima persona la Cecoslovacchia comunista: «Ha mai vissuto Mr. Clark in Cecoslovacchia durante il regime comunista? Sì, la gente aveva un lavoro, ma non poteva nemmeno scegliere dove. Non si poteva viaggiare, studiare e quasi sempre il regime non era in grado di provvedere nemmeno alle esigenze di base. Ha mai vissuto lei nella costante paura di essere arrestato, è mai stato invaso dall’Armata Rossa il suo paese? Vaclav Havel è stato una delle poche persone che hanno scelto di opporsi al regime. Si è mai chiesto perché non ha avuto figli? Aveva scelto di lottare contro il sistema e sapeva che il regime avrebbe usato i suoi figli per punirlo. Quest’uomo coraggioso ci ha dato la libertà. Mi ha dato anche la libertà di dire: per favore, Mr. Clark, taccia riguardo alle cose che non capirà mai».
Alcuni commenti approvano il contenuto dell’articolo e si tratta di sedicenti residenti della Repubblica Ceca. Uno di questi scrive che «l’opinione generale qui è che, dopo venti anni circa di alternativa, le cose andavano meglio sotto il vecchio regime». Al che un altro lettore ribatte: «Davvero? Allora perché il KSČM (il partito neo-comunista ceco, ndr) non ha la maggioranza in Parlamento? Loro non sono uno di quegli ambigui partiti socialdemocratici successori dei vecchi partiti comunisti: loro vogliono riportare indietro il vecchio regime». Per dare un po’ di carne alle sue argomentazioni Clark tira in ballo statistiche economiche e sanitarie, che in realtà aggravano la sua posizione di uno che o ci è, o ci fa: «Uno studio del 2009 apparso su Lancet ha concluso che circa un milione di maschi in età lavorativa è morto a causa di problemi sanitari causati dalle massicce privatizzazioni. Man mano che le economie dell’Europa orientale sono state ristrutturate le disuguaglianze e le divisioni sociali sono cresciute. Un rapporto dell’Ocse del 2011 ha evidenziato che la Repubblica Ceca di Havel ha registrato la seconda (a pari merito) maggior crescita nella diseguaglianza di reddito fra i membri dell’Ocse a partire dalla metà degli anni Ottanta».
La mortalità evocata da Clark però riguarda l’ex Unione Sovietica e non la Cecoslovacchia o uno dei due paesi nati dal suo scioglimento (Repubblica Ceca e Slovacchia). Nella Repubblica Ceca la speranza di vita alla nascita era di 71,9 anni quando è finito il comunismo, e da allora è sempre cresciuta toccando i 77,7 anni quest’anno. Quanto alla disuguaglianza, Praga si attesta al quarto posto sui trentaquattro paesi dell’Ocse per la minore ineguaglianza di reddito, preceduta solo da Danimarca, Norvegia e Slovenia, ma davanti alla Svezia. Nel frattempo il reddito medio pro capite è salito dai 10 mila dollari Ppa (a parità di potere d’acquisto) del 1990 ai 24 mila dell’anno scorso. «Per favore, ditemi che questo articolo è uno scherzo» è il più ripetuto dei commenti sulla pagina web del Guardian.
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