
Il genio diventa schiappa. È la “prevalenza del lunedì”

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Lo so, direte voi, compagni, amici e bastardi di ogni genere e grado, non puoi sputare nella minestra dove hai infilato il cucchiaio per tanti anni. È vero, ma che ci volete fare, già quando ero un giornalista in servizio permanente effettivo mi veniva da ridere a passare da un estremo all’altro, a fare come Lucio & Mogol («Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi…») le discese ardite e le risalite, a vivere quella che, quando le partite si giocavano tutte la domenica alla stessa ora, avevo battezzato “la prevalenza del lunedì”. Ogni lunedì a seconda dei risultati un allenatore, un giocatore, una squadra passavano da geni a schiappe. Sette giorni erano lo spazio tra la nobiltà e la miseria. Ovviamente io mi rendo conto che bisogna riempire le pagine e la tv e che c’è di peggio, c’è chi riempie con nefandezze peggiori o si copre di ridicolo molto più di noi pobres giornalisti sportivi.
Vogliamo pensare all’ennesimo panegirico generalizzato appena visto? Gianni Boncompagni in mortem è diventato una specie di nobel, di straordinario uomo di cultura. Mi stava pure simpatico, me lo ricordo perfino Alto Gradimento e guardavo, con la lingua di fuori, Non è la Rai, ma via, un po’ di discrezione con gli aggettivi. E quindi non c’è da stupirsi se lo sport ti fa passare da fenomeno a scarpa in un amen. Leggevo dei quotidiani in arretrato e mi sono capitati alcuni titoli riservati a Pioli, sul metodo Pioli, su Pioli “ah, se fosse arrivato all’Inter dall’inizio”. Ora che siamo alla fine, leggo che ha già i bagagli pronti. Dunque io capisco tutto, ma starei sereno. E soprattutto, se fossi Massimiliano Allegri, celebrato come “MaxterChef” dalla Gazza, mi toccherei i coglioni.
Foto Ansa
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