Il caso Medjugorje raccontato dal primo giornalista che ne scrisse all’estero. Cioè io

Di Renato Farina
21 Maggio 2017
Dopo l'incontro con Papa Wojtyla, lo sloveno padre Kobal, chiedendo riservatezza onde evitare persecuzioni, mi disse che cose straordinarie stavano avvenendo in Erzegovina

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – La questione di Medjugorje riguarda molte belle persone cui voglio bene. Essa riguarda anche me. In realtà dovrebbe interessare chiunque. La Madonna, secondo le cronache prima di tutto annotate dalla polizia comunista jugoslava, Stato della Bosnia-Erzegovina, iniziarono nel giugno del 1981. Sono dunque passati 36 anni. Sull’aereo che lo riportava da Fatima, lo scorso 13 maggio, papa Francesco ha detto testualmente:

«Si devono distinguere tre cose. Sulle prime apparizioni, quando [i “veggenti”] erano ragazzi, il rapporto (firmato dal cardinale Ruini, ndr) più o meno dice che si deve continuare a investigare. Circa le presunte apparizioni attuali, il rapporto ha i suoi dubbi. Io personalmente sono più “cattivo”: io preferisco la Madonna madre, nostra madre, e non la Madonna capo ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora… Questa non è la mamma di Gesù. E queste presunte apparizioni non hanno tanto valore. E questo lo dico come opinione personale. Ma chi pensa che la Madonna dica: “Venite che domani alla tale ora dirò un messaggio a quel veggente”; no. [Nel rapporto-Ruini si] distinguono le due apparizioni. E terzo, il nocciolo vero e proprio del rapporto-Ruini: il fatto spirituale, il fatto pastorale, gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita… Per questo non c’è una bacchetta magica, e questo fatto spirituale-pastorale non si può negare. Adesso, per vedere le cose con tutti questi dati, con le risposte che mi hanno inviato i teologi, si è nominato questo vescovo – bravo, bravo perché ha esperienza – per vedere la parte pastorale come va. E alla fine, si dirà qualche parola».

La citazione è lunga, ma doverosa. Sintetizzo: le prime apparizioni (forse) sono vere; le ultime di certo no. C’è un fatto di certo vero: lì la gente cambia, si converte. E questo nessuno lo può buttar via. Qui non analizzo le sfumature. Tra qualche riga magari. Intanto racconto che cosa c’entro io con questa storia. Sono stato il primo a scriverne fuori dalla Jugoslavia, ecco che cosa c’entro.

Andò così. Nel settembre del 1981, ci fu il primo convegno dei nuovi movimenti organizzato da Comunione e Liberazione e dal movimento polacco Luce-Vita vicino a Castel Gandolfo. Le conclusioni furono svolte da don Giussani. Infine fummo tutti ricevuti per la Messa del mattino da Giovanni Paolo II ancora sofferente per l’attentato e le successive complicazioni. Lavoravo per il Sabato, e mi si accostò un sacerdote sloveno, anch’egli fondatore di un movimento, padre Vinko Kobal. Il quale – pregandomi riservatezza onde evitare persecuzioni al rientro – mi disse che cose straordinarie stavano avvenendo in Erzegovina. E mi espose i fatti: un gruppo di ragazzini andando a fumare su un monte si è imbattuto in una presenza misteriosa, essa ha rivelato di essere la “Gospa”, la Madonna. La polizia li ha arrestati. Poi ha arrestato il parroco, un francescano, padre Jozo Zovko. I primi sono stati rilasciati, il secondo ha un processo. «La gente accorre e si converte. Le apparizioni continuano e la polizia non riesce a tenere lontana la folla. Per me è evidente, è tutto vero».

La folgorazione di Lech Walesa
Padre Kobal non era uno spiritualista, devozionalista eccetera. Era un tipo molto pratico. Lo presi sul serio. A Milano cercai un eccellente giornalista e storico, Antonio Pitamitz, che lavorava per il glorioso mensile Storia illustrata. Bilingue perfetto italo-croato. Egli si mise a recuperare testi locali, fotografie sfuocate. Tradusse gli atti del processo a padre Jozo. Io telefonai con fatica ai frati della zona, sicuro che qualcuno parlasse un po’ italiano: fu così. Racconti concitati e sereni, molta gioia. Scrivemmo un articolo a doppia firma, uscì sulla prima pagina, a tutta pagina, con la fotografia di Vicka, Jakob, Maria e gli altri con questo titolo: “Forse una nuova Fatima nel cuore della Jugoslavia”.

La faccio breve qui, ma accadde qualcosa di incredibile. Luigi Geninazzi aveva con sé la copia del Sabato e Lech Walesa e tutti i suoi restarono folgorati, si fecero tradurre tutto, e ci credettero senz’altro: erano come i pescatori di Galilea, non sognatori. Mi scrisse Hans Urs von Balthasar manifestando assoluto interesse. Decidemmo – con Fiorenzo Tagliabue – di organizzare una mobilitazione per liberare padre Jozo. La gente inondò di raccomandate Tito, copiando in italiano e in serbo-croato la richiesta di giustizia. Non c’erano fax, né internet. Funzionò. Nessun giornale italiano ci seguì. Finché un giornalista del Corriere si mosse, Bruno Rossi. Molto scettico in partenza, tornò colpito. Così Maria Grazia Cucco di Famiglia cristiana.

Mi contattò un prete jugoslavo cattolico albanese del Kosovo, padre Lush Gjergji, cugino e biografo di Madre Teresa. Venne a trovarmi, per ragguagliarmi. Partì da Fatima un pellegrinaggio guidato dal locale parroco. Venne a interpellarmi sulla lunga via del viaggio “turistico” a Medjugorje. Mi fermo qui. Se il direttore mi consente, Boris continua…

@RenatoFarina

Foto Ansa

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