I santini del KGB

Di Rodolfo Casadei
08 Dicembre 2000
L’ultimo libro di Nigel West, n° 1 degli esperti di spionaggio, sulle complicità sovietiche nell’attentato al Papa e sulle “connection” (italiane)

Gli editori italiani vanno pazzi per le storie di spie, ma ad una condizione: che siano rigorosamente frutto di fantasia. Perciò i romanzi di Jonh Le Carré e Ken Follet vengono tradotti in serie come oggetti di culto. Ma le documentate ricostruzioni di Nigel West, pseudonimo del maggior esperto mondiale di spie e spionaggio, mai hanno visto una versione italiana. Difficilmente, perciò, il suo ultimo titolo The Third Secret, The CIA, Solidarity and the KGB’s plot to kill the Pope avrà un destino diverso, nonostante la storia che racconta – gli indizi di complicità sovietica nel tentato assassinio di Giovanni Paolo II e il ruolo della Santa Sede nella caduta del comunismo internazionale – sia ricca di episodi che si svolgono sulla scena italiana degli anni Settanta-Ottanta e che spesso implicano protagonisti italiani. Nelle pagine “italiane” di West ritroviamo le Br e il SISMI, monsignori di curia e sindacalisti che spiano per conto dei servizi segreti bulgari e giornalisti apparsi sulla lista Mitrokhin. Quest’ultimo argomento merita qualche anticipazione. Alle pagine 64 e 65 The Third Secret chiama in causa due nomi di giornalisti italiani di cui esiste scheda nel rapporto Impedian, che è la “materia prima” dell’archivio Mitrokhin: Franco Leonori e Alceste Santini. Il primo è il fondatore e factotum di Adista, l’agenzia di stampa creata negli anni Settanta da cattolici del dissenso per condurre una lotta ideologica contro i “conservatori” nella Chiesa italiana e per attirare la base cattolica nel campo comunista. Il secondo è il noto vaticanista de L’Unità autore anche di una mezza dozzina di libri sui rapporti fra cattolici e comunisti e di una biografia sul cardinal Casaroli, di cui fu amico. Secondo i rapporti Impedian, Leonori ricevette 170 rubli al mese dalla “residentura” romana del KGB fra il 1975 e il 1978 per i suoi servizi, poi fu scaricato quando i sovietici scoprirono che aveva preso contatti anche con i servizi ungheresi, cecoslovacchi e polacchi senza informarli preventivamente; Santini, invece, viene qualificato come “contatto confidenziale” del KGB romano, ma gli viene attribuito un viaggio a Mosca nel 1980 che egli in realtà non ha mai compiuto. Leonori reagì alle accuse scrivendo su Adista che le sue informazioni al KGB erano tutte nelle mille pagine fino a quel momento prodotte dall’agenzia e di pieno domino pubblico, Santini sottolineò la falsa notizia del suo viaggio a Mosca e ribaltò l’accusa: non era lui a trasmettere confidenze al KGB, erano gli intellettuali “eretici” sovietici a confidargli la loro insofferenza per la politica di Breznev. West nelle pagine del suo libro asserisce l’esistenza di un rapporto diretto fra i due giornalisti italiani e Boris Solomatin, il capo supremo della sede romana del KGB e personaggio di grosso spessore, in quanto protagonista di importanti operazioni a Washington e New York negli anni Sessanta e Settanta, descritte anche nell’Archivio Mitrokhin. “Attraverso Leonori e Santini – leggiamo in The Third Secret – il KGB aveva il vantaggio di una vista diretta sul Vaticano, anche se questo non significava poterne influenzare la politica o prevederne le mosse”. Quello dei tentativi sovietici di sorvegliare e infiltrare la Santa Sede dopo l’ascesa al soglio pontificio di Karol Wojtyla è senz’altro un capitolo appassionante della storia dello spionaggio mondiale. Sul libro di West e su altri materiali informativi torneremo la prossima settimana.

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