
Il Deserto dei Tartari
I no vax sbagliano, ma la loro coscienza va rispettata

Dunque, se un visitatore straniero bi o tri-vaccinato contro il Covid arriva in Italia, non può entrare se non effettua anche un tampone dal quale risulti negativo al virus. Invece l’insegnante che fino a ieri effettuava periodicamente tamponi per poter fare il suo lavoro senza rischi per sé e per gli altri, dall’altro ieri risulta sospeso se non si è ancora vaccinato. Tuttavia un docente bi-vaccinato può tranquillamente continuare a entrare in classe, senza necessità della garanzia ulteriore del tampone negativo, richiesta al viaggiatore straniero vaccinato che arrivi in Italia, e contemporaneamente considerata non più sufficiente per l’insegnante non vaccinato…
Legge e obbligo vaccinale
C’è evidentemente qualcosa che stride, nelle politiche italiane di contrasto al Covid. Certo, lo Stato ha il diritto-dovere di agire in modo drastico quando c’è un’emergenza sanitaria. Ma dovrebbe farlo in modo proporzionato ed equo. «Per motivi di sanità o di sicurezza» posso, a norma dell’articolo 16 della Costituzione, limitare le libertà dei cittadini; ma se decido di applicare le limitazioni non in modo omogeneo a tutta la popolazione, bensì facendo delle differenze fra soggetto e soggetto, buon senso e buona giurisprudenza vorrebbero che le decisioni del governo abbiano fondamenta solide e inattaccabili.
Se l’obbligo vaccinale non è previsto da una legge specifica, dal punto di vista giuridico la scelta di vaccinarsi contro il Covid e quella di evitare la vaccinazione riservandosi di ricorrere alle terapie disponibili in caso di malattia sono sullo stesso piano. Le evidenze scientifiche finora disponibili dicono che la strategia più efficace di contrasto al Covid è quella che prevede vaccinazioni e rivaccinazioni, ma se la legge non formalizza la preferenza da dare a questa strategia attraverso una legge che istituisca un obbligo vaccinale, diventa difficile giustificare i provvedimenti amministrativi che limitano le libertà e i diritti dei non vaccinati.
Si dirà che anche i decreti legge che hanno imposto l’obbligo vaccinale a determinate categorie di lavoratori sono atti che hanno forza di legge; ma è sconcertante che uno strumento giuridico originariamente concepito per far fronte a emergenze puntuali come un’aggressione militare o una calamità naturale, venga utilizzato in un contesto dove il Parlamento ha avuto ormai quasi un anno di tempo per intervenire con una legge ordinaria…
Forzare la coscienza
Le questioni in gioco in questo momento vanno però oltre. La realtà dei cittadini che rifiutano le attuali vaccinazioni antiCovid anche al prezzo della sospensione dal lavoro e della limitazione della loro libertà di spostamento, ripropone la spinosa questione di come debbano essere trattate le minoranze che obiettano contro determinate disposizioni di legge nei sistemi liberali e democratici.
Fino a che punto l’obiezione di coscienza dei singoli possa essere accolta e tutelata, e quali siano le linee rosse oltre le quali non si può permettere che la stessa si spinga, sono questioni aperte e alle quali non tutti i governi di paesi democratici (o che si definiscono tali) hanno dato le stesse risposte. Il medico o l’ostetrica obiettori di coscienza nei confronti dell’interruzione volontaria di gravidanza sono tutelati dalla legge in Italia, sono discriminati in Svezia.
Noi siamo convinti che bisogna fare tutti gli sforzi possibili per accomodare l’obiezione di coscienza, una volta accertato che si tratta effettivamente del rifiuto a sottomettersi a una determinata norma per ragioni di coscienza. Non tanto per rispetto della libertà del singolo – le libertà individuali devono sempre essere compatibili col bene comune, con gli interessi collettivi – ma nell’interesse stesso della società. Perché forzare gli individui ad agire contro coscienza non aumenta la coesione sociale, ma la indebolisce.
I no vax non sono egoisti
Prevedere accomodamenti per chi obietta in coscienza non implica riconoscere la fondatezza delle ragioni dell’obiezione, ma riconoscere la forza vincolante che esercitano sulle determinazioni del singolo. Fra coloro che rifiutano le vaccinazioni antiCovid ci sono persone assolutamente convinte che i vaccini non solo sono stati testati su linee cellulari derivate da un aborto, ma che contengono essi stessi cellule fetali. Ogni tentativo di convincerle che le cose stanno diversamente risulta vano, perché costoro si fidano maggiormente di chi divulga questa interpretazione delle cose, piuttosto che di coloro che la smentiscono. La loro coscienza erronea è irriformabile.
Il fatto che sia erronea implica che non deve essere rispettata? La risposta è: nella misura del possibile, no. Perché si tratta di una convinzione in buona fede e perché questa convinzione non può essere separata dalla costruttività, dalla creatività, dalla buona disposizione a contribuire al bene comune con cui questi soggetti operano nella società. La loro convinzione è talmente radicata che sono disposti a sopportare danni reali (il più importante: la sospensione dallo stipendio) pur di non venir meno a un fattore costitutivo della loro personalità.
Da loro ci si può sentir dire: «Sono disposto anche a morire pur di non sottomettermi, perché se lo facessi verrei meno a me stesso, negherei me stesso». Invece da parte di politici e giornalisti si sente etichettare tutti i cosiddetti no vax come “egoisti”: giudizio sommario e indiscriminato, perché fra loro ci sono insegnanti, agenti di pubblica sicurezza, operatori sanitari che per anni e anni hanno svolto il loro lavoro, forse non retribuito come si dovrebbe, con scrupolo e abnegazione.
Momenti di gloria
Uno dei film più riusciti sul tema dell’obiezione di coscienza è Momenti di gloria, vincitore di quattro Oscar, che racconta una vicenda realmente accaduta: alle Olimpiadi di Parigi del 1924 il velocista scozzese di fede presbiteriana Eric Liddell rifiutò di correre le batterie dei 100 metri perché si sarebbero svolte di domenica. Pur di non venir meno alla sua coscienza, che lo obbligava a non correre nel giorno del Signore, era disposto a mandare a monte tre anni di fatiche e di sacrifici e ad entrare in rotta di collisione con il Comitato olimpico britannico.
Venne trovata una soluzione di compromesso: il compagno di squadra Andrew Lindsay, che aveva vinto la medaglia d’argento nei 400 metri a ostacoli, cedette il posto che gli spettava di diritto nei 400 metri piani, dove le gare erano programmate in giorni diversi dalla domenica, a Liddell. Quest’ultimo riuscì non solo a qualificarsi, ma addirittura a vincere la medaglia d’oro nella competizione.
Il contributo alla società
In una delle scene più drammatiche del film, dopo che la discussione fra i dirigenti della delegazione britannica ai giochi olimpici si è conclusa con la soluzione di compromesso di spostare Liddell dai 100 ai 400 metri piani, uno dei presenti esprime il suo sollievo: «Quel ragazzo è un vero uomo di princìpi», dice, «e la sua velocità è l’estrinsecazione di quello che è la sua fede, la sua forza. Volevamo separare la sua velocità da lui».
Il punto di interesse sociale per quanto riguarda il rispetto dell’obiezione di coscienza è esattamente questo: forzare la coscienza di una persona compromette l’apporto che quel soggetto è in grado di dare alla società; privare la scuola di insegnanti sperimentati perché rifiutano, per ragioni criticabilissime ma per loro irrinunciabili, di vaccinarsi contro il Covid rischia di essere un’operazione in perdita: la sicurezza di chi frequenta la scuola non aumenta rispetto a quando l’insegnante si faceva i tamponi, mentre la sua professionalità, generosità, intelligenza, ecc. va perduta; e si può ragionevolmente pensare che la ferita non si rimarginerà tanto facilmente quando, si spera, l’emergenza terminerà.
Sfiducia verso le istituzioni
Queste considerazioni non implicano che ogni obiezione di coscienza debba necessariamente essere accolta dalla società, ma che lo Stato dovrebbe pensarci molto bene prima di prendere provvedimenti che innescano conflitti le cui conseguenze non sono tutte prevedibili e che generano sfiducia verso le istituzioni in coloro che ne sono oggetto. E questo onestamente non sembra essere accaduto nella presente circostanza.
Articoli correlati
2 commenti
I commenti sono chiusi.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!
L’articolo di Casadei mi pare arguto e interessante (un po’ come sempre) ma non riesce a convincermi pienamente la solita etichetta di NO VAX a chi per tanti motivi ha scelto di fare tutto il possibile per non essere sottoposto alla vaccinazione resa di fatto obbligatoria. Non mi pare si tratti -almeno in generale- di posizioni estreme tipo il rifiuto di una trasfusione indispensabile per salvarsi la vita. Senza entrare nella discussione infinita sulla efficacia del vaccino, si può legittimamente dubitare di un prodotto di cui neppure le case produttrici sono in grado di garantire l’efficacia, la durata e la sicurezza? Pur ammettendo che in generale i vaccini possano rendere la malattia da Covid meno grave, anche se i dati precisi sono ancora tutti da dimostrare, non dice nulla il fatto che siamo già arrivati alla terza dose e si parla già della quarta? Si può nutrire qualche dubbio sulla possibilità di eventi avversi quando ci sono documentazioni ufficiali e non inventate di morti e disturbi di ogni genere, e io personalmente ho almeno due decessi da registrare di persone a me vicine? Si può nutrire qualche dubbio sulla gestione della pandemia quando dopo due anni non si è ancora fatto quasi nulla sul piano della terapia precoce, per non parlare della prevenzione agendo sul potenziamento del sistema immunitario? Da medico sono in collegamento con il gruppo di Terapie Domiciliari, anche se non sono molto attivo in quella realtà, e vedo centinaia di persone seguite fin dai primi sintomi con ottimi risultati, e anche io seguo diverse persone affette da Covid che stanno rispondendo molto bene senza intasare gli ospedali. Per finire, non voglio demonizzare i cosiddetti vaccini Covid ma vivaddio vogliamo guardare la realtà con uno sguardo più ampio come usava dire un certo sacerdote milanese e senza entrare subito nel complottismo si potrà forse sospettare che ci sia qualcosa fuori posto se ancora a livello ufficiale siamo ancora al protocollo TACHIPIRINA E VIGILE ATTESA? Grazie Roberto Smacchia
“privare la scuola di insegnanti sperimentati perché rifiutano, per ragioni criticabilissime ma per loro irrinunciabili, di vaccinarsi contro il Covid rischia di essere un’operazione in perdita”.
Premetto che sono per l’obbligo vaccinale fin da quando hanno introdotto l’ipocrita green-pass.
Occupare “inutilmente” un posto letto in ospedale o, peggio, in TI, laddove con un atteggiamento più maturo e meno “ideologico”, avresti potuto evitarlo: questo è uno dei lati oscuri di questi comportamenti. Laddove le ragioni sono “criticabilissime” (e lo sono …) chi obietta ne deve trarre le debite conseguenze, lo Stato non può (e non deve) piegarsi ai capricci di chiunque, specie quando questi capricci comportano danno, anche indirettamente, ad altri.
Un insegnante che “abbocca” alle stupidaggini che circolano in rete non è (più) un buon insegnante.