
I movimenti vanno a scuola di libertà da Benedetto XVI
Dal grande evento ecclesiale ed umano, che abbiamo vissuto con il santo padre Benedetto XVI ai vespri di Pentecoste, colgo due suggestioni che hanno interpellato profondamente la mia coscienza ed hanno aperto nuove possibilità di autocoscienza cristiana e di missione.
La prima è la parola più misteriosa e più grande che possa essere detta a un uomo: è la parola “libertà”. Benedetto XVI ci ha insegnato che la libertà non è istintività o ideologia che vede l’uomo cercare di imporsi alla realtà ed agli uomini con la violenza, che distrugge ogni possibilità di bellezza, di verità e di ordine nella vita sociale. La libertà è invece appartenenza reale al mistero di Dio in Cristo e quindi fonte di una responsabilità personale e creativa, di fronte a Cristo, nella Chiesa, per il mondo. Lo Spirito di Cristo ci fa partecipare alla vita stessa di Dio e cui rende corresponsabili dell’annunzio e della costruzione del Suo Regno, nella storia, accanto a tutti gli uomini.
Con una pertinenza acutissima e con grande paternità il Papa ha chiamato i movimenti ecclesiali e le nuove comunità cristiane, che sono luoghi di incontro vitale con Gesù Cristo, a diventare scuole di libertà, in cui tutti gli uomini possono essere guariti dalla libertà malata e violenta, per compiere quel “salto di qualità” nella vita per cui la libertà diviene responsabilità creativa, di Chiesa e di società. Qui sta il secondo suggerimento, la creatività cristiana è contributo vivo, lieto ed insieme sacrificato, alla vita dell’unico corpo di Cristo che è la Chiesa per assecondare, in modo responsabile, il grande movimento della missione che descrive, come ci ha insegnato Giovanni Paolo II, l’identità profonda ed il movimento storico che è la Chiesa.
Sulla terra e nella storia nulla di più grande e di più autenticamente umano si può fare che mettere tutta la propria umanità, nel dramma della libertà quotidiana, al servizio del «dialogo fra Cristo ed il cuore dell’uomo» (Giovanni Paolo II). Mediante la nostra vita, nella ordinarietà delle circostanze quotidiane vissute nella certezza della Resurrezione, poniamo l’uomo del nostro tempo di fronte alla grande alternativa: o accogliere il mistero di Cristo e penetrare con Lui, ogni giorno di più, nel grande e positivo mistero del Padre eterno, o rifiutarLo, iniziando quella lunga marcia verso il nulla, lungo la quale, come ci ha ricordato il Papa, da figlioli prodighi si finisce per invidiare la vita dei porci.
* Vescovo di San Marino-Montefeltro
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