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La Siria di oggi alimenta dubbi, speranze e confonde gli esperti politologi, quelli che “dopo” sanno quello che stava per succedere “prima”. Le speranze sono quelle di un paese stabile, di una nuova leadership che dice di aver abbandonato il passato jihadista, di una nazione moderna che dialoga con il mondo libero, di uno stato di diritto (dove il diritto non è la sharia).
I dubbi sorgono dalla storia recente e dalla attualità: la guerra non è finita dopo il crollo del regime spietato di Bashar al-Assad. Il nuovo uomo forte autoproclamatosi presidente ha un passato non certo rassicurante: Ahmed al-Sharaa ha deposto il nome di Abu Mohammed al-Jolani, con il quale ha guidato per venti anni il fronte al-Nusra, volto siriano di al-Qaeda, amico-nemico dell’Isis e di altre formazioni islamiche sunnite, più nemico degli Hezbollah sciiti libanesi, sicuramente nemico giurato della famiglia alawita degli Assad, che era al potere da mezzo secolo e che al Jolani, dopo due decenni di guerra, ha rov...
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