
I due errori del Dinone nazionale
San Dino da Mariano del Friuli è caduto per la prima volta giù dal piedistallo. Monumento allo sport (celebre il suo assioma, ripetuto come un tormentone: “sono un uomo di sport”), riverito e omaggiato, capitano della Nazionale campione del mondo 1982, giocatore di scopone sull’aereo presidenziale di Sandro Pertini, Dino Zoff ha commesso solo due errori nella sua vita di atleta longevo e di uomo integro: primo, accettare di diventare commissario tecnico della nazionale; secondo, farsi abbindolare dai giornalisti.
Il primo errore era quasi inevitabile, in un paese ad alto tasso di allenatori, dove tutti si credono più furbi degli altri e ognuno pensa di avere in mano l’I.T.R. (Idea Tattica Rivoluzionaria) capace di risolvere il problema del calcio, un po’ come quel tale, a Portobello, che credeva di risolvere il problema della nebbia in Val Padana azzerando il Turchino. Chi non vuole provarci? Anche San Dino Zoff ha abboccato, diventando l’uomo su cui sparare. I crediti accumulati negli anni, le innumerevoli medaglie sul petto, via, cancellate in un attimo. Dinone è diventato Il Bersaglio.
Fin qui ci può stare, ma San Dino ha commesso il secondo errore, imperdonabile per uno cresciuto a pane e Bearzot. Il Vecio, infatti, i giornalisti non li è mai stati a sentire e infatti ha vinto l’unico mondiale da sessant’anni a questa parte. Dino ha cercato di essere compiacente con la stampa: dopo la Danimarca tutti lo hanno rimproverato di non aver fatto giocare Totti. Allora lui si è detto: lo metto in campo con la Bielorussia, partita facile, e faccio terno, risultato, gioco e audience. È finita come sappiamo, tra i fischi. Dino è stato crocifisso da destra e da sinistra. Speriamo, anche per la patria, che abbia imparato la lezione. In ogni caso, con i giornalisti, rimani sempre fregato. Se fai come dicono e vinci è merito loro; se fai come dicono e perdi sei un pirla che sbaglia formazione. Morale: faccia come vuole, di commissario tecnico, in questo paese di parolai, ne basta uno.
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