
I (De) Benedetti del lotto
Per gioco, ma non per scherzo, Lottomatica si è comprata (coi soldi dello Stato) le scommesse degli italiani. Questa è la storia di Lottomatica, società che oggi gestisce Lotto, Formula 101, Tris; e che ha già fortemente ipotecato la gestione di Gratta&Vinci e Lotterie, i quattro giochi Coni e un altro paio di “cosucce” che le consentono di tenere fra le mani l’80% del mercato italiano relativo ai giochi e ai concorsi pronostici. Praticamente un Ministero del gioco, Lottomatica ha avviato negli ultimi tre anni altre redditizie attività: riscossione del bollo auto (dal ’99), ricarica delle schede telefoniche Tim e Omnitel, riscossione delle multe per i comuni di Roma e Napoli, riscossione del canone Rai, biglietteria sportiva di alcune squadre di calcio (Juventus, Lecce, Napoli, Roma). Queste ultime iniziative con un ricavo di circa 51 miliardi di vecchie lire*. Fin qui, nulla di grave (a parte qualche cruccio con l’antitrust); ma chi ci può spiegare perché in Italia al monopolio dello Stato sia stato sostituito il monopolio di Lottomatica? Forse per 5mila miliardi di buoni motivi?
Chi è Lottomatica
Ma chi è Lottomatica? Come ha potuto divenire, come dicono loro stessi presentandosi, «nel 1999 leader del settore italiano e primo operatore mondiale nel mercato del Lotto e delle lotterie in termini di volume di giocate»? Il “Consorzio Lottomatica” nasce a Roma il 6 dicembre 1990, quattro giorni prima del termine ultimo per presentare la domanda di partecipazione all’appalto per il nuovo Lotto. Il capitale sociale è di 300 milioni di lire, cifra minima richiesta per la partecipazione al concorso. All’interno del gruppo la suddivisione dei compiti è la seguente: a Bnl è appaltata la rete telematica, l’hardware è realizzato da Alenia e Mael (gruppo Olivetti), il software da Cni, Isi e Sogei (gruppo Iri-Finsiel), la Bull costruisce le stampanti e l’Olivetti si occupa dell’organizzazione delle centrali zonali. Consigliere d’amministrazione è Umberto D’Addosio (uomo Bnl), amministratore delegato è Marco Staderini (vedi box p. 5), attuale presidente di Lottomatica e uomo di Abete (vedi box fondo pagina).
Una domanda all’ing. Carlo
Nata come società con l’unico fine di fornire allo Stato la strumentazione tecnologica necessaria per la riscossione delle puntate, è diventata ormai il gestore unico dei giochi. Inizialmente, infatti, unico scopo di Lottomatica sembrava essere quello di poter girare qualche lira all’ingegner Carlo De Benedetti. Il 9 novembre 1994 l’onorevole Antonio Mazzocchi (An), attraverso un’interrogazione parlamentare, chiese ragione del perché fosse stata così spudoratamente aiutata l’Olivetti. La società di Ivrea, oltre a detenere il circa 30% del pacchetto di Lottomatica (Olivetti 18%, Alenia 9.25%), vendeva al consorzio stesso i terminali di gioco. Per Mazzocchi «se qualcuno vuol far vendere a De Benedetti 80mila macchine per il Lotto, risponda in Parlamento ai dubbi sollevati dalla sentenza della Corte europea». E propose di aprire un’inchiesta che chiarisse perché «ad una società, con precisi connotati economici e politici» si offrisse un affare da «5mila miliardi di lire». Non è chiaro, infatti, perché Lottomatica effettui sempre investimenti beneficiando i propri fornitori. Perché acquistare i terminali da gioco della Mael-Olivetti a 10 milioni di lire (5mila euro) l’uno quando sul mercato internazionale si trovano macchine dalle medesime caratteristiche a costi inferiori? Ad esempio Autotote e G-tech, forniscono le medesime garanzie di funzionalità della Mael-Olivetti ma a costi significativamente inferiori.
La Bnl? “È il nostro tesoriere”
L’italiano è giocatore. Lotto, Totocalcio, SuperEnalotto, Totip, Lotterie, scommesse, poco importa. L’importante è che si giochi e che si vinca. Il giro di soldi è considerevole; dal migliaio di miliardi del 1977 (540 milioni di euro) si è passati ai 34mila miliardi di lire (18 miliardi di euro) del 1999. Un giro d’affari che fa bene alle casse dello Stato; basti pensare, solo per rimanere agli ultimi tre anni, che in media circa ogni anno 9mila miliardi sono finiti all’erario. Recentemente si è conclusa la gara per aggiudicarsi i giochi del Coni (Totocalcio, Totogol, Totobingol e Totosei). Il Coni, con un buco di centinaia di miliardi, aveva bisogno di un partner in grado di gestire e rilanciare i propri giochi che negli ultimi dieci anni hanno dimezzato le proprie entrate (da quasi 3mila 300 miliardi del 1993 ai 1.500 del 2001). Si è pensato così di creare una società, la Cinque Cerchi Spa, con il compito di gestire in concessione la fornitura e la gestione del sistema informatico, i programmi e i servizi connessi ma anche la pubblicità, le eventuali innovazioni da apportare ai giochi, la riscossione e i pagamenti. Il Coni avrebbe in ogni caso mantenuto la quota di maggioranza della “Cinque Cerchi” (51%); chi si fosse aggiudicato la gara avrebbe avuto in mano il restante 49%. L’occasione si presentava ghiotta per Lottomatica e Sisal, le due società in Italia, leader nel settore. La gara si divideva in due momenti distinti: una prima fase in cui i due concorrenti presentavano una propria offerta economica e il piano industriale di attuazione del proprio progetto, e un secondo momento in cui le due società avevano la possibilità di “rilanciare”. Al termine del primo round era in leggero vantaggio Sisal in virtù di una offerta economica migliore. Si tenga presente che il 70% delle ricevitorie Coni sono anche ricevitorie Sisal; ciò avrebbe permesso un’attivazione immediata (e senza costi aggiuntivi) della raccolta. Il giorno della decisione (11 giugno) usciva su Totoguida scommesse un’interessante intervista a Raffaele Pagnozzi, segretario generale del Coni. Domanda: «Andrete alla Bnl a scontare una parte dei crediti […]; è una banca che fa parte di una cordata in lizza per la Cinque Cerchi: ciò può rappresentare un problema?». Nota bene: Bnl deteneva una grossa quota di Lottomatica, è socia di Lottomatica nella cordata per il Coni ed è titolare di crediti nei confronti del Coni per circa 500 miliardi (232 milioni di euro). Risposta di Pagnozzi: «No, non è affatto un problema. Bnl è il nostro tesoriere […] e poi anche nell’altra cordata c’è una banca (la Banca di Roma, che però non ha crediti con il Coni!, ndr)». Come va a finire l’avrete già capito. Anche la Sisal ha avuto la sua Corea. Un comunicato del Coni precisava che l’offerta economica di Sisal era stata di circa 77 miliardi (39,772 milioni in euro), mentre quella del concorrente di circa 73 miliardi (38,100 milioni in euro). L’aggio (il compenso percepito in percentuale sulle giocate dal concessionario) richiesto da Lottomatica era del 5,5%, un aggio pari a quello che percepisce per il Lotto, ma a fronte di un gioco con un volume di affari pari a circa un quindicesimo del Lotto. Un aggio che sono in molti a ritenere insufficiente per coprire le spese di gestione. Lottomatica, acquisendo anche i diritti sui giochi del Coni, detiene ora nelle sue mani circa l’80 per cento del mercato (vedi grafico in questa stessa pagina). La situazione è, purtroppo per Lottomatica, andata complicandosi recentemente con l’affidamento dei giochi Coni ai Monopoli di Stato (decreto 8 luglio 2002, n. 138). Non è dunque chiaro a tutt’oggi chi gestirà i giochi del Coni. Si attendono sviluppi.
De Agostini ha fatto tombola. Ma la borsa ha punito Lottomatica
L’impero di Lottomatica comprende anche Tris, Lotto, Gratta&Vinci, Lotterie, scommesse (anche se “sospese” in attesa dell’Antitrust), costruzione terminali (nel frattempo ha anche comperato l’Autotote), know how tecnologico, eccetera. Attraverso Gbc, ha acquisito nel 2002 il 100% di Play Service, società che ha in concessione 36 sale Bingo, al prezzo di circa 3 miliardi e 800 milioni e con un finanziamento oneroso di oltre 28 miliardi di lire. Lottomatica è stata acquisita recentemente dal gruppo De Agostini attraverso la Tyche Spa, una società lussemburghese, che oggi detiene il 64% del capitale a fronte di un esborso di 1500 miliardi circa. Due mesi dopo l’acquisizione, il 25 marzo 2002, nel momento di maggiore impegno per la realizzazione dell’allargamento della rete del Lotto (condizione necessaria per il rinnovo della concessione), l’assemblea degli azionisti ha deliberato la distribuzione di un super dividendo per complessivi 500 miliardi. Il giorno stesso della vittoria nella gara per i giochi Coni, il titolo Lottomatica è volato in borsa (+4,66%) ma già mercoledì 12 giugno si segnalava un ribasso (-3,03%) e così anche giovedì 13 (-2,53%). Il prezzo di apertura di venerdì 14 era fissato a quota 16.500 (8,53 euro), il più basso del 2002. Perché la borsa ha punito la vincente Lottomatica? Lo spiega bene un articolo apparso su Borsa&Finanza il 15 giugno: si teme «un intervento dell’Antitrust di Giuseppe Tesauro», perché «Lottomatica per vincere la gara ha chiesto un aggio ritenuto troppo basso» (un punto percentuale inferiore a quello di Sisal). E perché «non avendo pronto praticamente nulla e contro la stragrande maggioranza dei ricevitori, non potrà certo dare il via alla cosiddetta operazione di rilancio prima del 2003». Anche uno dei cavalli di battaglia di Lottomatica per il rilancio del Totocalcio, fare una schedina al sabato spostando le partite di serie B, è assurda perché, prosegue Borsa&Finanza, «si incapperebbe nella spietata concorrenza di un gioco chiamato Lotto». Che, ricordiamo, è della stessa Lottomatica che finirebbe così per fare concorrenza a se stessa. Sta di fatto che la società Cinque Cerchi ha oggi nel proprio Consiglio di amministrazione tre rappresentanti del Coni (Gianni Petrucci, Raffaele Pagnozzi e Rocco Sabelli) e due di Lottomatica (Rosario Bifulco e Marco Staderini).
1999, era Ulivo. L’affare Tris e Visco vs Jackpot
Nel 1999 il ministero delle Finanze bandì una gara per l’assegnazione della scommessa Tris. Il 29 maggio uscì il bando di gara che prevedeva l’assegnazione solo a società intestate a persone fisiche, che non fossero proprietarie di ippodromi e che fossero in grado di garantire una rete di 18mila punti vendita. Il bando, così impostato, precludeva la partecipazione sia a Sisal, che possedeva ippodromi, sia a Lottomatica, il cui capitale sociale è detenuto da persone giuridiche. Il 19 luglio, due giorni prima dell’apertura delle buste, si presentarono tre società: Sisal, Sarabet e Trismatica. Sisal, già gestore e inventore del SuperEnalotto, aveva venduto la propria quota di maggioranza dell’ippodromo di Agnano per partecipare alla gara. Trismatica, il cui socio accomandatario è Umberto D’Addosio (anche presidente di Lottomatica Spa, ndr) e che si era costituita 5 giorni prima. E Sarabet dell’avvocato Angelo Pettinari, consigliere di amministrazione della Snai ed ex commissario straordinario dell’Unire. Anche Sarabet era una società giovanissima, costituita due settimane prima con il capitale sociale minimo per partecipare, 30 milioni di lire. Sia Trismatica, legata chiaramente a Lottomatica, che Sarabet, legata alla Snai che non poteva partecipare perché proprietaria di ippodromi, erano due società create ad hoc per il bando. Il giorno della gara però né Trismatica né Sarabet che, tra l’altro, non erano in grado di dimostrare di possedere i 18mila punti vendita richiesti, vennero escluse (nel gennaio 2000 Sarabet ne aveva ancora solo 5.500). All’apertura delle buste si scoprì che l’offerta più allettante era stata fatta da Sisal; l’aggio richiesto dalla società milanese era del 9,96%, quello di Sarabet del 18,18%, quello di Trismatica del 19,63%. Tuttavia le sconfitte Sarabet e Trismatica riuscirono a convincere la Commissione che i criteri di calcolo dell’aggio non fossero adeguati. Si procedette così ad una nuova assegnazione di criteri. Risultato: a Sarabet e Trismatica venne decurtato un 10%. La vittoria andò dunque a Sarabet che il giorno stesso annunciò di aver sottoscritto un accordo con Lottomatica, Twin Spa (società controllata al 50% da Lottomatica ed al 50% da Snai) e Snai. Nel contratto di servizio si prevedeva che Sarabet avrebbe avuto a disposizione la rete informatica e i punti vendita delle tre società (i tabaccai di Lottomatica, le agenzie di scommesse di Snai, le ricevitorie di Twin). Da notare che l’inefficienza di questa rete ha fatto crollare dal ‘99 a oggi la raccolta del gioco della Tris. Infatti se nel ‘99 il mercato della Tris era di 1 miliardo e 314 milioni (679 milioni di euro) nel 2001 si è scesi a 968 milioni (500 milioni di euro) e quest’anno la flessione è ancora più marcata. Nel settembre dello stesso anno, pochi mesi dopo la storica vincita di 86 miliardi di lire al Superenalotto a Grottaglie, il ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, fissò il “tetto” al Jackpot. Per Sisal, gestore del gioco, una disgrazia ma anche per le casse dello Stato stesso. Le entrate del concorso calarono da 6mila a 5mila miliardi di lire con una perdita per l’erario di ben 600 miliardi, solo nel primo anno. Per “sostenere” ulteriormente il gioco più ricco in termini percentuali per lo Stato, nel dicembre 2000 è stata aumentata la giocata minima del solo SuperEnalotto (in vista dell’arrivo dell’Euro) senza l’adeguamento percentuale dell’aggio spettante ai ricevitori.
2001 era Ulivo. Gratta&Vinci
Altro settore in crisi nel campo dei giochi era quello legato alla lotterie istantanee – Gratta&Vinci. Il mercato era calato dai 4mila miliardi (2 milioni di euro) del 1996 ai 574 miliardi (296 milioni di euro) del 2000. Per far fronte a questo disastro il ministero delle Finanze indisse un appalto-concorso anche per la gestione di questo gioco a cui parteciparono, come al solito, Sisal e Lottomatica. Come ha fatto questa volta a vincere Lottomatica? Il 25 maggio, all’apertura delle buste, la Commissione decise di escludere Sisal dalla partecipazione alla gara. Motivo: Sisal non chiariva adeguatamente nel suo piano la totale autonomia del proprio sistema informatico in uso da quello realizzato ad hoc per le lotterie. Da notare che neppure il progetto di Lottomatica dedicava spiegazioni in merito a questo problema e soprattutto (come spiegheremo nella prossima puntata) la rete oggi utilizzata da Lottomatica “potrebbe e dovrebbe” essere già utilizzata gratuitamente dallo Stato.
* le cifre riportate in questo articolo,
dove non specificato, sono in vecchie lire.
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