
«I cristiani sono sempre più perseguitati nel mondo»

«I cristiani perseguitati sono in aumento in (quasi) tutto il mondo». Questo l’allarme lanciato dal nuovo report di Aiuto alla Chiesa che soffre “Perseguitati più che mai – Rapporto sui cristiani oppressi per la loro fede 2022-2024“. Il documento monitora la condizione dei fedeli nel biennio compreso tra l’estate del 2022 e quella del 2024 in 18 stati di Asia, Africa e America centrale dove i credenti sono particolarmente a rischio. Nel periodo considerato nel 60% dei paesi coinvolti si è verificato un aumento della violazione dei diritti umani della popolazione cristiana.
Massacri in Nigeria e Mozambico
Secondo il rapporto di Acs, è in atto un progressivo spostamento dell’epicentro della violenza islamista dal Medio Oriente all’Africa. Gli stati più colpiti nel continente sono Burkina Faso, Mozambico e Nigeria. In quest’ultimo paese, nei villaggi adiacenti a Bokkos, nel 2023 sono state uccise più di 300 persone negli attacchi organizzati da estremisti islamici poco prima di Natale.
In Mozambico, invece, dopo che nel giugno 2023 la ripresa del dialogo interreligioso tra leader cristiani e musulmani aveva fatto ben sperare, la situazione è nuovamente precipitata quest’anno. A febbraio lo Stato islamico del paese africano (Eim) ha raso al suolo più di 12 villaggi.

La repressione di Ortega in Nicaragua
Continua a peggiorare la situazione dei cristiani anche in Nicaragua, dove non si ferma la repressione del dittatore Daniel Ortega contro la Chiesa cattolica.
Nel marzo 2023 sono divenute illegali numerose istituzioni cattoliche e diversi religiosi negli ultimi anni sono stati incarcerati, a partire dal vescovo di Matagalpa Rolando Álvarez.
Lo storico oppositore del regime nicaraguense, messo in carcere nel febbraio 2023, è stato costretto a gennaio all’esilio in Vaticano.
I cristiani scappano dal Medio Oriente
In Medio Oriente Acs denuncia un brusco crollo di cristiani in Iraq e Siria. Nel paese guidato da Bashar al-Assad rimangono ormai soltanto 250 mila fedeli circa, mentre prima dello scoppio della guerra civile del 2011 erano 1,5 milioni. In Iraq non sono rimasti più di 200 mila cristiani.
Anche in Iran si aggrava la condizione dei cristiani perseguitati. Sono quasi triplicati i fedeli incarcerati (da 59 nel 2021 a 166 nel 2023). Nel paese rimane illegale ogni forma di evangelizzazione e il clima si è fortemente inasprito dopo i disordini conseguenti alla morte della giovane Mahsa Amini. La ragazza, arrestata nel settembre 2023 dalla polizia religiosa per l’inosservanza sull’obbligo del velo, è poi deceduta nelle mani degli agenti pochi giorni dopo l’incarcerazione.

I fedeli rinchiusi nei gulag di Kim
Rimangono molto difficili anche le condizioni dei cristiani in Asia, spesso vittime delle misure repressive di governi autoritari. Resta gravissima la situazione dei credenti in Corea del Nord, dove il cristianesimo, equiparato alla “droga”, è bandito dalla dittatura di Kim Jong-un. I cristiani, considerati nemici dello Stato, vengono paragonati pubblicamente a “vampiri” che succhiano il sangue e chiunque venga trovato a pregare rischia di essere rinchiuso in un gulag o la condanna a morte.
In Cina invece il Partito comunista promuove attivamente l’ateismo e scoraggia i giovani a praticare qualunque tipo di religione. Ad oggi nel paese dai dati forniti si stima siano in prigione un numero variabile tra i 1.000 e i 10.000 cristiani.
Inoltre le forme di fede ammesse (Cattolicesimo, Buddismo, Protestantesimo, Taoismo e Islam) devono sottostare al controllo di speciali “associazioni patriottiche”.
Conversioni forzate in India
Secondo lo United Christian Forum anche in India aumentano gli attacchi contro i cristiani perseguitati. Si è passati dai 599 casi nel 2022 ai 720 nel 2023, e la situazione non accenna a fermarsi. Le istituzioni cristiane sono messe sotto pressione dalle leggi anti-conversione presenti in 12 stati, tanto che solo in quello di Uttar Pradesh tra il 2020 e il 2023 sono state imprigionate 855 persone.
A peggiorare la situazione è il conflitto in Manipur, nell’India nord-orientale, tra i gruppi estremisti Meitei e Kuki che ha esasperato le tensioni interreligiose già presenti sul territorio. Gli scontri hanno già causato la distruzione di circa 500 chiese e la conversione forzata alla religione tradizionale Sanamahi di numerosi fedeli.
L’unico stato a mostrare un miglioramento rispetto ai report precedenti è il Vietnam, grazie alle misure adottate per ristabilire i rapporti diplomatici del paese asiatico con il Vaticano degli ultimi anni. A testimonianza di ciò, la visita dell’aprile 2024 dell’arcivescovo Paul Gallagher, segretario vaticano per le relazioni con gli stati e le organizzazioni internazionali.
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