I City Angels in discoteca a Rimini e le sorprese di una generazione

Di Mario Furlan
17 Febbraio 2011
Cronaca di una serata alla discoteca Paradiso di Rimini per far conoscere ai ragazzi l'attività di volontariato dei City Angels

Sabato sera sono stato con alcuni volontari City Angels in un luogo per noi inusuale: la discoteca. Al Paradiso, a Rimini. Di sera in genere andiamo per strada in cerca di persone da aiutare. Ma sabato abbiamo provato un’esperienza nuova, diversa: farci vedere, con la nostra divisa, in un luogo dove si presume che vengano apprezzati più i tronisti dei samaritani; più le veline dei volontari. Sono rimasto sorpreso, invece, dall’accoglienza dei giovani. Erano in discoteca per ballare. Per divertirsi. Com’è giusto. Com’è normale. Non si aspettavano di vederci. Ma parecchi ci hanno riconosciuti: Ah, i City Angels! E diversi si sono avvicinati a noi e ci hanno fatto i complimenti: Bravi, complimenti! Arriverete anche a Rimini? Vorrei diventare dei vostri! Il sabato precedente Ruby era stata ospite del Paradiso. Tanti fotografi, tante telecamere, ma gli avventori del locale sono stati del tutto indifferenti. O addirittura infastiditi. Qualcuno l’ha contestata.

 

A volte si pensa che i ragazzi che frequentano le discoteche siano rimbecilliti dai reality show. Che i loro idoli siano i protagonisti del Grande Fratello, che le ragazze sognino di fare le oche giulive in programmi come La pupa e il secchione. Che il fine giustifichi ogni mezzo, insomma. E che l’unico, vero fine sia apparire. In televisione. Perché se appari sei qualcuno. Diventi importante. E se sei importante fai tanti soldi con poca fatica. Non serve saper cantare, ballare o recitare: basta diventare un volto noto, un famoso privo di qualità, per guadagnare migliaia di euro per una comparsata in discoteca. Come Ruby. Al Paradiso le è bastato farsi fotografare, bere un drink e mangiare una fetta d’ananas per intascare, in trenta minuti, più di quello che un operaio guadagna, col sudore della fronte, in tre mesi. Invece penso che i giovani – e anche i giovani delle discoteche – siano, generalmente parlando, meglio di quello che si pensi. Che non siano privi di valori come si dice. Ci sono giovani e giovani, certo. Ci sono quelli che non riescono a divertirsi senza sballare; ma ci sono anche quelli che si divertono senza né bere né fumare, e che detestano le droghe.

 

Ci sono quelli che idolatrano Fabrizio Corona, ma ci sono anche quelli che dopo la discoteca, prima di rientrare a casa, vanno a Messa. Come un ragazzo che ho incontrato al Paradiso. Fa volontariato presso la comunità Papa Giovanni XXIII, quella che Don Oreste Benzi fondò per salvare le prostitute. “Mi dispiace – ha detto – vedere le prostitute per strada, ma mi dispiace ancora di più vederle in discoteca, strapagate e circondate dai flash dei fotografi. Ma non le giudico.” Non le giudico nemmeno io. Però giudico malato un sistema mediatico che eleva il puro apparire, dietro a cui sta il nulla, a valore. Un sistema che considera i giovani dei deficienti, pronti ad acclamare come divo qualunque tettona, o qualunque palestrato, finisca in televisione a fare il cretino.

Articoli correlati

1 commento

Non ci sono ancora commenti.

I commenti sono chiusi.