I 36 ragazzi di Portofranco al Meeting hanno scoperto «cose che davamo per scontate»

Di Redazione
29 Agosto 2012
L'esperienza dei ragazzi dell'associazione di aiuto allo studio Portofranco al Meeting di Rimini. «Mi attira la spontaneità e l’autenticità nei rapporti. Tutto quello che sto trovando è proprio quello che cercavo».

di Luca Marcolivio e Maria Emilia Marega tratto da ZENIT.org – Un’associazione da alcuni anni “compagna di strada” del Meeting di Rimini è Portofranco, centro di aiuto allo studio, fondato nel 2000, per iniziativa di don Giorgio Pontiggia (1940-2009), storico rettore dell’Istituto del Sacro Cuore a Milano.

Con Portofranco collaborano, a titolo gratuito, studenti universitari e degli ultimi anni delle superiori ed insegnanti (sia in attività che in pensione) allo scopo di aiutare gli allievi delle scuole medio-superiori a trovare il massimo della motivazione nei loro studi e a comprendere, attraverso di essi, il significato profondo della loro vita.

Luca C., 30 anni, educatore e coordinatore del servizio a Portofranco a Milano, frequenta il Meeting da quando era liceale: negli ultimi due anni ha portato a Rimini molti giovani da lui seguiti. Alcuni dei suoi studenti sono musulmani, tuttavia, a suo avviso, “la religione non divide” e l’amicizia tra i ragazzi di  Portofranco nasce dalla “comune domanda di felicità”.

Alla XXXIII edizione del Meeting di Rimini, conclusasi lo scorso 25 agosto, i ragazzi di Portofranco presenti come volontari sono stati 36. A differenza di altri contesti in cui “i ragazzi tendono a non incontrarsi e a rimanere chiusi nel loro gruppo di amici, qui c’è una grande voglia di comunicare e collaborare: si lavora insieme, si va a vedere le mostre insieme, si cena insieme, ci si confronta su tutto…”, commenta Luca.

Quando un paio di anni fa, arrivò la notizia del lancio del Meeting del Cairo, i ragazzi della comunità egiziana di Portofranco “andarono in visibilio – ricorda il coordinatore di Portofranco -. E hanno subito preso contatto con Wael Farouk, senza che nessuno di noi adulti li avesse incoraggiati”.

Uno dei ragazzi egiziani di Portofranco è Mohammed S., 22 anni, da 11 a Milano, diplomato e specializzato odontotecnico. Mohammed è al suo quarto Meeting, il secondo come volontario: “Due anni fa ho lavorato al ristorante ed è stata un’esperienza straordinaria anche se stavo facendo il Ramadam…”.

Quest’anno Mohammed si è occupato della distribuzione di cataloghi, giornali e biglietti della lotteria. “Qui trovo gente semplice – racconta il giovane egiziano – che mi vuole bene per come sono: mi sento me stesso e mi sento felice”.

Egiziano è anche Mohammed Z., 17 anni, in Italia da 13 e ormai cittadino italiano. Con un colorito accento milanese, Mohammed racconta: “Inizialmente mi sarebbe piaciuto fare l’interprete dall’arabo ma alla fine mi hanno mandato a vendere biglietti della lotteria e cataloghi: devo dire che è stata una bella cosa perché mi ha messo in contatto con tanta gente e tante realtà che ti possono anche stravolgere. Ho vissuto esperienze che è difficile rivivere”.

Vivere la realtà del Meeting ha stimolato Mohammed Z. a porre interrogativi alla propria religione, l’Islam, a viverla con più profondità e a cercare punti in comune con il cristianesimo. Tuttavia se c’è un elemento che lega chiunque frequenti la kermesse riminese, è “la bellezza di quello che vediamo”, commenta il volontario egiziano.

Elerid B., 18 anni, è di origine albanese ma ha trascorso quasi tutta la sua vita a Milano. Fare il volontario al Meeting, lo ha aiutato ad essere meno “superficiale” e “più propositivo e disponibile verso gli altri”. “È un’occasione per conoscere me stesso – dice Elerid -. Durante il giorno vedo e sento molte cose che spiegano molto della mia vita e che un tempo davo per scontate”.

Maria Vittoria T., 19 anni, sta per immatricolarsi ad ingegneria ed è una grande appassionata d’arte. È stata non a caso la sua insegnante di storia dell’arte ad invitarla al Meeting, per permetterle di approfondire i suoi interessi attraverso le mostre. “L’offerta del Meeting va molto incontro al mio desiderio – racconta la volontaria -. Mi fa porre domande che non pensavo mi sarei mai posta. Qui al Meeting mi attira la spontaneità e l’autenticità nei rapporti, molto difficile da trovare nella vita normale. Tutto quello che sto trovando è proprio quello che cercavo”.

Anche Ignazio N., 19 anni, al suo secondo Meeting è colpito dalla “pienezza inimmaginabile dei rapporti” che si riscontra a Riminifiera e dalle “grandi amicizie che nascono attraverso il nostro lavoro. Quindi, quando mi hanno proposto di tornare, non ho potuto dire di no”.

Ignazio è solito iniziare le sue giornate al Meeting, unendosi alla preghiera collettiva dei volontari di fede cattolica. “Vengo da una famiglia cattolica ma non considero la preghiera una cosa scontata – dice Ignazio -. Un mio insegnante, tempo fa, ci diceva: chiedete e pregate perché vi aiuterà molto. Allora ho iniziato a pregare, non per etichetta ma perché la mia vita sia una manifestazione della mia volontà di vivere come Cristo”.

Il più giovane dei volontari incontrati da Zenit è Dario F., non ancora diciassettenne. Dario ha iniziato a frequentare il Meeting assieme ai genitori, entrambi membri di CL. “Mi colpiscono tutti questi rapporti di amicizia e il modo in cui ci si relaziona con gli altri – racconta -. Quando mi hanno proposto il Meeting non ci ho pensato due volte: mi avevano sempre detto quanto era bello e divertente. A volte è faticoso ma ne vale la sempre la pena”.

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