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Hong Kong. Per la Cina chi scende in piazza per avere la democrazia è «ostile alla democrazia»
Le proteste di Hong Kong per ottenere un vero suffragio universale? «Sono sommosse anti-democratiche. Occupy Central è ostile alla democrazia». Così il megafono del partito comunista cinese, il Giornale del popolo, definisce la cosiddetta “Umbrella Revolution”, cercando di mescolare le carte in tavola.
«NON È UNA RIVOLUZIONE». Come spiegato a tempi.it dal cardinale Joseph Zen Ze-kiun, decine di migliaia di cittadini di Hong Kong sono scesi in piazza dal 26 settembre «non per fare la rivoluzione» ma «per reclamare quanto ci spetta, come previsto dalla Costituzione: un vero suffragio universale per l’elezione del capo del governo della regione autonoma nel 2017 e del Consiglio legislativo». Ad agosto, invece, Pechino si è rimangiato la promessa di consentire un sistema democratico, concedendo agli elettori del Territorio di scegliere il capo del governo tra due o tre candidati scelti dal partito comunista.
ANCORA PROTESTE. Lunedì i manifestanti sono tornati a presidiare le strade dei quartieri di Admiralty, Mong Kok e Causeway Bay, centri finanziari e commerciali della città. Come la scorsa settimana, di giorno restano solo i giovani e gli studenti, raggiunti di sera dal resto dei cittadini. I liceali dell’associazione Scholarism, guidati dal 17enne Joshua Wong, e gli universitari della federazione degli studenti di Hong Kong, capeggiati da Alex Chow e Lester Shum, sono tornati a chiedere un dialogo costruttivo con il governo mentre il gruppo Occupy Central continua ad invocare le dimissioni del capo del governo CY Leung, che ha difeso la decisione della Cina.
STUDENTI AGGREDITI. Lunedì la partecipazione alle proteste sembra essere diminuita dopo quanto avvenuto nel fine settimana. Centinaia di studenti pacifici sono stati aggrediti da «teppisti comandati dalle Triadi», le associazioni segrete e mafiose di Hong Kong storicamente favorevoli a Pechino, e da filo-cinesi che parlavano cantonese «con accento straniero». Una dozzina di manifestanti è finita all’ospedale dopo aver ricevuto pugni e calci da persone che secondo gli studenti sono ingaggiate da Pechino per scoraggiare la protesta. La polizia non è intervenuta per fermare gli scontri.
RETORICA COMUNISTA. Dopo aver minacciato di inviare «le forze armate» per ristabilire l’ordine, sembra che Pechino abbia deciso di sedare la protesta con un altro tipo di violenza e con un’intensa propaganda sui quotidiani. Sempre sul Giornale del popolo, i manifestanti sono stati accusati di «populismo» e di danneggiare «sette milioni di cittadini di Hong Kong». In questo modo, accusa Pechino, i giovani «rendono solo più difficile il processo democratico». I cittadini del Territorio hanno risposto scendendo in piazza per l’11esima notte consecutiva.
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Il regime cinese è più o meno come quello omosessualista: loro sono democratici, tutti gli altri no…