
Hong Kong, non si ferma più la persecuzione giudiziaria dei democratici

Non si placa la persecuzione giudiziaria a Hong Kong. Stamattina il famoso editore Jimmy Lai e altri nove attivisti pro democrazia, tra cui Lee Cheuk-yan e Albert Ho, si sono dichiarati colpevoli per aver partecipato insieme ad altre migliaia di persone a una manifestazione non autorizzata l’1 ottobre 2019. Il giudice Amanda Woodcock emetterà il verdetto con l’entità della condanna venerdì 28 maggio, scrive il South China Morning Post.
«Ci sacrifichiamo per Hong Kong»
«È molto probabile che finiremo in prigione», ha dichiarato davanti al tribunale l’avvocato Ho. «Noi sacrifichiamo le nostre libertà perché sempre più persone possano parlare apertamente, esercitando il loro diritto alla libertà di espressione, come cittadini di Hong Kong e della Cina. Non è una concessione del governo, è un diritto: e non siamo pentiti di aver esercitato i nostri diritti». La mini Costituzione di Hong Kong, ha aggiunto Yeung Sum, «garantisce il diritto a partecipare a manifestazioni pacifiche. La legge che voleva impedircelo è ingiusta e per questo abbiamo compiuto un atto di disobbedienza civile. La condanna sarà un’ingiusta violazione dei nostri diritti, spero che la popolazione resti salda nella difesa dei propri diritti e continui a esprimere le proprie opinioni senza paura».
La maggior parte degli imputati era già stata condannata il 16 aprile per aver partecipato a un’altra manifestazione pacifica. Lee e Lai, condannati a 14 mesi, si trovano già in carcere. Gli altri, condannati a pene che variano dagli 8 ai 12 mesi, sono attualmente liberi su cauzione. Il pubblico ministero ha già dichiarato che chiederà al giudice di revocare la libertà su cauzione e di mandare in carcere anche gli altri attivisti.
Requisite le proprietà a Jimmy Lai
Ma il regime comunista cinese, che si è imposto con la forza a Hong Kong inserendo nella Costituzione della città la legge sulla sicurezza nazionale l’anno scorso, non si limita ai processi. Venerdì, infatti, la polizia per la sicurezza nazionale ha sequestrato a Jimmy Lai beni per 53 milioni di euro. Tra questi c’è il 70 per cento delle azioni in Next Digital, la holding proprietaria del principale quotidiano pro democrazia dell’isola, l’Apple Daily. È la prima volta che le autorità, secondo quanto previsto dalla legge sulla sicurezza nazionale, requisiscono le proprietà a un indagato.
Jimmy Lai, infatti, dovrà affrontare almeno altri due processi, uno dei quali per violazione della legge capestro. È accusato, infatti, oltre che di frode, di collusione con forze straniere per aver rilasciato interviste ai media stranieri e per aver postato dei messaggi antigovernativi su Twitter.
«Non si può vivere senza dignità»
Come scriveva Albert Ho per tempi.it dopo la condanna di aprile, «il verdetto è inimmaginabile. La libertà di condurre incontri pubblici e marce pacifiche sarà completamente soffocata dall’oppressione politica della polizia, con il sostegno dei giudici. In questa grave situazione, dobbiamo rimanere positivi e fiduciosi. Dobbiamo essere coraggiosi, ma anche intelligenti. Il minimo che io posso fare, in quanto personaggio pubblico, è continuare a gridare la verità in faccia al potere. Noi non possiamo vivere senza dignità umana!».
Foto Ansa
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