Hong Kong. «Fare opposizione in Parlamento? È reato di sovversione»

Di Leone Grotti
10 Luglio 2020
Si allungano i tentacoli del regime comunista. «Chi partecipa alle primarie democratiche in vista delle elezioni può essere ritenuto un sovversivo»
hong kong parlamento cina

Quello che sta succedendo a Hong Kong è davvero senza precedenti. Da quando la Cina ha introdotto la legge sulla sicurezza nazionale, che ha di fatto eliminato con 27 anni di anticipo l’autonomia della città, i nuovi reati di sedizione, terrorismo, secessione e collusione con forze straniere diventano sempre più onnicomprensivi ogni giorno che passa.

«LE PRIMARIE POSSONO VIOLARE LA LEGGE»

Dopo aver già messo al bando libri e canzoni, cancellato la memoria di importati figure del passato dai testi scolastici e impedito agli studenti di esprimere opinioni politiche tra i banchi, ora Pechino, attraverso i suoi sodali al governo a Hong Kong, anticipa che fare opposizione in Parlamento rientra tra «gli atti di sovversione».

Può sembrare assurdo, ma è così. Anzi peggio. In un’intervista pubblicata mercoledì dal Sing Tao Daily, il ministro per gli Affari continentali e costituzionali, Erick Tsang, ha dichiarato che le primarie del campo democratico «potrebbero violare la legge».

POSSIBILE SVOLTA ALLE ELEZIONI DI SETTEMBRE

Una doverosa premessa. Il 6 settembre verrà rinnovato il Consiglio legislativo di Hong Kong (Legco). Trenta dei 70 seggi verranno assegnati come sempre a corporazioni dominate da Pechino. A differenza di altri anni, però, a settembre i diversi partiti democratici hanno la possibilità di ottenere la maggioranza vincendo 36 seggi sui 40 restanti. Il 2019 è stato monopolizzato dalle proteste antiestradizione e la reazione violenta della polizia con oltre 5.000 arresti ha provocato un fortissimo scontento tra la popolazione nei confronti della maggioranza pro Pechino al governo. Anche per questo, a novembre, il campo democratico ha registrato una vittoria senza precedenti alle elezioni distrettuali, conquistando 17 distretti su 18 (nel 2015 tutti e 18 erano in mano a Pechino) e oltre l’80% dei seggi.

Dopo l’introduzione della legge sulla sicurezza nazionale, che autorizza la polizia segreta comunista a girare per le strade di Hong Kong in incognito, ad arrestare i cittadini e a estradarli in Cina per il processo, la popolazione ha ancora più paura del regime. Per questo i democratici ritengono di poter davvero conquistare la maggioranza in Parlamento e, di conseguenza, approvare leggi e mettere il veto al bilancio (sarebbe la prima volta). Addirittura, potrebbero ottenere le dimissioni della governatrice Carrie Lam.

FARE OPPOSIZIONE? È UN CRIMINE

Per massimizzare il risultato, il campo pro democrazia si è unito organizzando per l’11 e 12 luglio delle primarie, dopo essersi accordati su un programma comune. Uno dei punti in programma, appunto, è porre il veto al budget deciso dal governo. Nonostante la nuova legge sulla sicurezza nazionale dia a Pechino già infiniti strumenti per squalificare i candidati democratici o invalidarne l’elezione (basta una frase fuori posto pubblicata su Facebook), il ministro Tsang ha dichiarato incredibilmente che partecipare alle primarie potrebbe già costituire un atto sovversivo.

In base a che cosa? Semplice, chi partecipa alle primarie è d’accordo sul mettere il veto al budget del governo e questo potrebbe contravvenire all’articolo 22 della legge sulla sicurezza nazionale, che definisce sovversione anche «interferire gravemente e interrompere o minare lo svolgimento delle prerogative e delle funzioni degli organi esecutivi e legislativi di Hong Kong e della Repubblica popolare».

«POPOLO DI HONG KONG, NON FARTI SPAVENTARE»

Tutti, leggendo questo passaggio, avevano inteso che d’ora in poi sarà vietato interrompere una sessione parlamentare mostrando cartelli pro democrazia o lanciando bottiglie maleodoranti per costringere gli inservienti a sanificare le aule prima di riprendere le discussioni (tutte tattiche solitamente usate dai deputati democratici). Ora invece il ministro Tsang fa intendere che schierarsi all’opposizione e votare contro le leggi proposte dal governo è già di per sé un crimine.

«Come possono delle primarie organizzate dalla società civile essere considerate illegali?», ha reagito su Facebook il docente di Giurisprudenza Benny Tai, cofondatore del movimento Occupy Central che ha dato il via alla Rivoluzione degli ombrelli nel 2014 a Hong Kong. «Il ministro interpreta la legge in modo arbitrario per motivi politici ma porre il veto al budget governativo non può costituire un atto di sovversione», dal momento che si tratta di «un diritto garantito dalla Costituzione di Hong Kong».

Il timore di Tai è che l’annuncio del ministro abbia l’obiettivo di spaventare la popolazione, per indurla a non recarsi a votare per le primarie. «Non lasciatevi spaventare», ha concluso il suo appello su Facebook il docente. L’affluenza nel fine settimana dirà quanto è forte la capacità di resilienza di Hong Kong.

@LeoneGrotti

Foto Ansa

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