Hong Kong. Lee Cheuk-yan e altri otto attivisti condannati al carcere

Di Leone Grotti
16 Aprile 2021
È la scandalosa decisione del giudice, che ha condannato per una protesta pacifica i leader democratici, incluso l'attivista che nel 2019 partecipò all'incontro di Tempi a Milano. «Qui c'è il virus della dittatura»
Lee Cheuk-yan e Albert Ho salutano i manifestanti prima del processo a Hong Kong

Da otto a un anno di carcere: è questa l’entità della pena per i nove leader democratici di Hong Kong, colpevoli di aver partecipato a una o più manifestazioni pacifiche nel 2019. Alla sbarra c’erano il leader dei sindacati Lee Cheuk-yan, gli ex parlamentari Albert Ho e Cyd Ho, l’avvocato Margaret Ng, il magnate dell’editoria Jimmy Lai, il “padre della democrazia” Martin Lee, l’attivista Leung “capelli lunghi” Kwok-hung, oltre a Au Nok-hin e Leung Yiu-chung.

Lee Cheuk-yan, segretario generale della Confederazione dei sindacati di Hong Kong e presidente dell’Alleanza a sostegno dei movimenti democratici in Cina, parlamentare dal 1995 al 2016, è l’attivista che Tempi invitò a Milano insieme ad Albert Ho nel novembre 2019 per partecipare all’incontro “La libertà è la mia patria. Da piazza Tienanmen a Hong Kong” (qui il video). Albert Ho non poté partecipare alla conferenza all’ultimo momento dopo essere stato aggredito di notte per il suo attivismo politico.

Alcuni imputati hanno ricevuto la condizionale. Lee Cheuk-yan è stato condannato a 14 mesi di carcere, come Jimmy Lai. Albert Ho e Margaret Ng sono stati condannati a 12 mesi, ma hanno ricevuto anche una sospensione della pena di due anni e pertanto non andranno in prigione. Martin Lee è stato condannato a 11 mesi ma con la condizionale di 24, Leung Yiu-chung a 8 mesi con la condizionale di 12. “Capelli lunghi” passerà invece 18 mesi in carcere, Cyd Ho 8, Au 10.

«La legge deve servire il popolo»

Parlando in aula prima della condanna, l’avvocato Ng ha dichiarato come si legge nel discorso fatto pervenire a tempi.it:

«Vostro onore, il popolo di Hong Kong è disciplinato e ama la pace. Non esistono diritti tanto preziosi per il popolo di Hong Kong quanto la libertà di espressione e di assemblea pacifica. La libertà di dire la verità non è solo il cuore della dignità umana, è anche l’ultima ancora di salvezza per una società democratica. Rispettare questi diritti fa parte della difesa dello Stato di diritto. Sono cresciuta nel servizio allo Stato di diritto. Capisco perché Tommaso Moro è il santo patrono della professione legale. Lui è stato processato per tradimento perché non ha voluto piegare la legge alla volontà del re. Le sue ultime parole sono conosciute e autentiche. Le adotterò per il mio caso: io sono un buon servitore della legge, ma il popolo viene prima. Perché la legge deve servire il popolo e non il popolo la legge».

«In carcere i traditori di Hong Kong»

Fuori dall’aula di West Kowloon erano riuniti decine di sostenitori dei leader democratici. Insieme a loro, anche qualche sostenitore del regime: «Sono qui per assistere alla condanna dei traditori di Hong Kong», afferma uno di loro a Hkfp. «Speriamo che diano loro un verdetto pesante e che stiano in prigione a lungo. Lo meritano per aver violato la legge sulla sicurezza nazionale». In realtà, il processo ai nove non c’entra nulla con la legge imposta da Pechino l’1 luglio dell’anno scorso, ma le sue parole sono indicative.

È da quando la Cina ha inserito nella mini Costituzione di Hong Kong questa legge, che è iniziato il rapido declino delle libertà dei cittadini. In meno di un anno, le libertà di espressione e di assemblea sono state di fatto cancellate, gli oppositori del governo arrestati e imprigionati, l’indottrinamento nelle scuole introdotto, la legge elettorale rivista per impedire ogni tipo di opposizione democratica. In sintesi, come dichiarato da Lee a tempi.it, «il modello “Un paese, due sistemi” è morto. Hanno distrutto l’intero impianto della democrazia. La Costituzione stessa è stata dichiarata incostituzionale».

«Qui c’è il virus della dittatura»

Nei prossimi mesi verranno anche processati 53 parlamentari e politici del fronte pandemocratico, accusati di aver svolto le primarie per le elezioni di settembre, poi rinviate di un anno. All’interno della revisione della legge elettorale, Pechino ha imposto che solo i candidati «patriottici», cioè fedeli al Partito comunista cinese, possano correre per il Parlamento e che persino invitare altri cittadini a votare scheda bianca sia un reato passibili di tre anni di carcere.

Come dichiarato ancora da Lee:

«L’unica cosa che ci rimane, l’unico modo di combattere è vivere nella verità e non nella paura. È quello che ha fatto la popolazione in Polonia e in altri paesi dell’Europa dell’Est. Oggi Hong Kong è nella stessa situazione di quei paesi prima del 1989. La prigione sia un destino ineluttabile ormai. So che voi state soffrendo molto a causa del coronavirus, noi invece a causa di un altro tipo di virus, altrettanto pericoloso: quello della dittatura».

L’articolo è stato aggiornato per modificare la durata della pena degli imputati.

@LeoneGrotti

Foto Ansa

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