Hezbollah sale al potere in Libano, Israele non si scompone

Di Rodolfo Casadei
27 Gennaio 2011
Dopo Tunisia ed Egitto, stravolgimenti anche in Libano che per la prima volta avrà un governo presieduto dal primo ministro sunnita Najib Mikati ed egemonizzato da Hezbollah, il partito-milizia che rappresenta la maggior parte degli sciiti libanesi. Militare israeliano a riposo: «Sarà solo più facile spiegare alla comunità internazionale perché Israele deve combattere il Libano»

Nella settimana in cui la rivoluzione tunisina dei gelsomini contagia l’Egitto con manifestazioni di piazza come non se ne vedevano da più di trent’anni, un altro paese di lingua araba registra un evento senza precedenti: da ieri il Libano si ritrova per la prima volta nella sua storia con un governo egemonizzato da Hezbollah, il partito-milizia che rappresenta la maggior parte della componente sciita della popolazione libanese.

A determinare la svolta il “tradimento” di alcuni deputati sunniti e drusi che hanno permesso di nominare un nuovo primo ministro e costituire una nuova maggioranza parlamentare che caccia all’opposizione la coalizione del primo ministro dimissionato, il sunnita Saad Hariri.

Il Libano perde il suo governo di unità nazionale, durato 14 mesi,
ed entra in territorio ignoto a causa dell’inchiesta del Tribunale penale internazionale sulla morte di Rafic Hariri, l’ex primo ministro libanese e padre di Saad che fu ucciso con un gigantesco attentato nel febbraio 2005. I sospettati numero uno del delitto sono sempre stati i servizi segreti siriani, ma i documenti dell’inchiesta internazionale farebbero anche i nomi di alcuni dirigenti di Hezbollah, organizzazione che da sempre vanta stretti rapporti politici e militari con Siria ed Iran.

Per questo motivo lo sceicco Nasrallah e tutto lo stato maggiore di Hezbollah
hanno fatto pressione su Saad Hariri, sin dal primo giorno del governo di unità nazionale, perché mettesse fine alla collaborazione dello Stato libanese con gli investigatori internazionali, considerati una longa manus di Israele e degli Stati Uniti. Il primo ministro non era pregiudizialmente contrario a disattivare la carica politicamente esplosiva dell’inchiesta internazionale. Ma in cambio chiedeva contropartite che Hezbollah e i suoi fiancheggiatori esteri non sono mai stati disponibili a concedere.

Si è arrivati così alla costituzione di un governo presieduto da Najib Mikati,
uomo d’affari sunnita eletto con la coalizione di Hariri che ha deciso di passare con la coalizione di Hezbollah. Decisivo per il ribaltone, in termini numerici, il sostegno del Partito socialista progressista dei drusi di Walid Jumblatt, anche loro fino a poco tempo fa alleati di Hariri.

Gli analisti israeliani, per parte loro, non si mostrano molto impressionati
dall’ascesa politica di Hezbollah, contro il quale nel 2006 Israele combattè una sanguinosa guerra di un mese conclusasi con 1.300 vittime civili e oltre 600 militari (123 i soldati israeliani caduti, circa 500 i miliziani di Hezbollah).

«Il governo Hariri non ha mai fatto niente contro Hezbollah, dal punto di vista israeliano quello che è accaduto in Libano è solo un cambiamento semantico», ha commentato Eyal Zisser, esperto di affari libanesi e siriani all’università di Tel Aviv. Secondo Giora Eyland, militare a riposo e attualmente ricercatore dell’Istituto nazionale per gli studi sulla sicurezza di Tel Aviv, ora per Israele diventerà addirittura più facile difendersi dalla minaccia rappresentata dai miliziani sciiti filo-iraniani: «Se Hezbollah è la forza determinante dietro al governo di Beirut, diventerà molto più facile spiegare alla comunità internazionale perché Israele deve combattere lo Stato libanese».

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.