
Hamleys, “il paradiso dei balocchi”, si piega all’ideologia unisex
Vietato attribuire il colore rosa alle femmine e il blu ai maschi. Dopo lo sdoganamento delle adozioni per le famiglie unisex, di manuali e libri di educazione transgender, di cui Londra è capitale, la teoria dell’assenza di generi torna a colpire i più piccoli. Anche se nessun bambino ha mai dichiarato di sentirsi discriminato dai colori, la blogger inglese Laura Nelson, a colpi di tweet, ha montato da sola un vero caso mediatico, che sta alla base della recente ristrutturazione del londinese Hamleys, “il paradiso dei balocchi”, uno dei negozi di giochi più famosi e antichi del mondo. Alla blogger pareva ingiusto che «il negozio fosse da sempre diviso in piani», tra cui uno tutto rosa, esclusivamente dedicato ai giochi da bambina, e un altro, con segnaletica azzurra, riservato a quelli da bambino. Il portavoce di Hamleys ha negato ogni legame tra i cambiamenti avvenuti in negozio e la protesta di Nelson, che si dice «incredula di tanto e felice!».
Sia come sia, sta di fatto che la segnaletica è stata cambiata prima di Natale e che al rosa e al blu sono stati sostituiti il rosso e il bianco. La blogger canta vittoria, ma scrive: «La prossima battaglia sarà sulla divisione in piani dei giochi, che purtroppo è rimasta». Se Hamleys in futuro ripensasse anche alla disposizione dei settori, oltre che dei colori e della segnaletica, ci sarebbe da credere davvero che «basta twittare per far funzionare la protesta», come ha scritto Nelson.
La maggioranza dei media ha accolto la novità come equa, segno di una società che non vuole imporre ai figli «in quale sesso collocarsi, perché questo dipende dall’influsso della società e dall’educazione», si legge sul Daily Mail. In pochi hanno detto che «il sesso è nella natura, da assecondare con l’educazione», come ipotizza ilNew York Times. Mentre solo il Daily Telegraph si è posto una sana domanda pratica: «Se non ci sono più differenze e separazioni, come posso girare in un posto tanto grande [Hamleys, ndr] e trovare la Barbie per mia figlia senza metterci delle ore?», si chiede Judith Woods, columnist del giornale inglese.
«Forse di tempo la Nelson ne ha tanto – conclude Woods – ma probabilmente non ha mai avuto una figlia neonata che si getta su una Tiny Tears o un bambino piccolo che si mette a costruire, senza che nessuno glielo chieda, una prigione con i Lego. Certo, tutti i genitori scoprono presto o tardi che le regole sono lì per essere infrante. Ci sono poi figli che amano le bambole e figlie con una propensione verso le armi. Tutto ciò va benissimo ed è trendy, ma solo fino a quando possiamo ancora trovare quel diavolo di giocattolo prima che arrivi Natale!».
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