Contenuto riservato agli abbonati
Gli accordi di Oslo, firmati dal leader palestinese Arafat e dal presidente israeliano Rabin, sembravano aver tracciato la strada. Era il settembre del 1993, esattamente trent’anni anni fa. Con la benedizione del presidente americano Bill Clinton i due vecchi nemici si erano stretti la mano, e avevano conquistato un premio Nobel per la pace.
Arafat riconosceva il diritto a esistere di Israele, Rabin riconosceva l’Anp, l’Associazione Nazionale Palestinese, come legittimo rappresentante del popolo palestinese. Nulla di scontato: fino a quel momento Israele era solo “l’entità sionista”, i palestinesi non esistevano come popolo, erano arabi: per gli israeliani fino a quel momento avrebbero dovuto trovarsi un posto tra l’Egitto, il Libano, la Siria, la Giordania e l’Iraq.
Tutto sembrava essere cambiato, a cominciare dallo stabilirsi di una forma di autonomia nelle zone palestinesi, in varie aree, in parte controllate totalmente dall’Anp, in parte divise tra controllo amministrativo palesti...
Contenuto a pagamento
Per continuare a leggere accedi o abbonati
Abbonamento full
€60 / anno
oppure
Abbonamento digitale
€40 / anno