Il nuovo governo francese è nelle mani di Marine Le Pen

Di Mauro Zanon
25 Settembre 2024
La leader sovranista del Rassemblement national, data per sconfitta alle elezioni, non è mai stata così forte: l'esecutivo Barnier tiene conto del peso del suo partito, e lei può farlo cadere quando vuole
Marine Le Pen
La leader del Rassemblement national, Marine Le Pen (foto Ansa)

Parigi. Un governo sotto stretta sorveglianza di Marine Le Pen. Il nuovo esecutivo francese, annunciato sabato sera all’ora di cena dal segretario generale dell’Eliseo Alexis Kohler, è un esecutivo che strizza l’occhio alla madrina del sovranismo francese, che in qualsiasi momento, con i suoi 126 deputati, e in caso di voto congiunto con i 193 eletti del Nuovo fronte popolare, la coalizione delle sinistre, può farlo saltare.

La “bomba” a disposizione di Le Pen

Dalla promozione al ministero dell’Interno di Bruno Retailleau, esponente dell’ala più conservatrice dei Républicains, alla presenza di un solo esponente della gauche, Didier Migaud come guardasigilli, il neopremier francese Michel Barnier, per la formazione della sua squadra, ha tenuto conto del peso politico di Le Pen, da cui dipende la sopravvivenza del governo. Lo stesso Barnier è un “ripiego” approvato dalla leader sovranista, dopo il suo niet alla nomina a Matignon del socialista Bernard Cazeneuve, ex ministro dell’Interno e capo dell’esecutivo durante la presidenza Hollande, e del gollista Macron-compatibile Xavier Bertrand, ex ministro di Sarkozy e attuale presidente della regione Hauts-de-France.

«È un po’ come la deterrenza nucleare. Il Rassemblement national ha a disposizione “una bomba”, la mozione di censura, che può lanciare in qualsiasi momento nel caso in cui Barnier e i suoi ministri superassero le linee rosse che Le Pen ha posto», spiega a Tempi Antoine Colonna, giornalista esperto di destre e direttore della rivista di geopolitica Spectacle du Monde. Le linee rosse da non superare sono soprattutto due: nessun aumento delle tasse per proteggere il potere d’acquisto dei francesi, visto che la Francia è già il Paese con la pressione fiscale più alta del mondo; tolleranza zero sull’immigrazione clandestina e politiche più severe per ripristinare l’ordine repubblicano, bloccando la moltiplicazione delle cosiddette “zone di non-diritto”.

«La maggioranza dei francesi sposa le idee del Rassemblement national»

«La maggioranza dei francesi, oggi, sposa le idee del Rassemblement national», sottolinea Colonna. Domenica sera, su France 2, nel quadro della sua prima intervista televisiva dopo l’ufficializzazione del governo, Barnier ha lanciato altri messaggi a Le Pen. «Sull’immigrazione, serve una risposta europea, ma anche una risposta qui da noi. Occorrono nuove misure. Bisogna trattare il problema dell’immigrazione con molto più rigore», ha dichiarato l’ex capo negoziatore della Brexit per l’Unione europea, promettendo ruptures sulle politiche migratorie, sulla scia di quanto sta facendo il cancelliere tedesco, il socialista Olaf Scholz, che ha ripristinato i controlli ai confini.

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«Anche la mancata riconferma di due pesi massimi del precedente esecutivo, Gérald Darmanin (Interno) e Éric Dupond-Moretti (Giustizia), che hanno sempre avuto parole ostili verso il Rassemblement national, sono un evidente concessione a Marine Le Pen», ricorda il direttore di Spectacle du Monde. Diversi dirigenti del partito sovranista sono convinti che il neopremier non sopravviverà alla presentazione della legge di bilancio 2025, perché lo stato delle finanze francesi è calamitoso e non sarà facile trovare la quadra. I frontisti, ad ogni modo, sono pronti a mettere il fiato sul collo dell’esecutivo ad ogni scadenza, a partire dalla dichiarazione di politica generale prevista per il prossimo 1° ottobre.

Il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro Michel Barnier incontrano i membri del nuovo governo 23 settembre 2024 (Ansa)
Il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro Michel Barnier incontrano i membri del nuovo governo 23 settembre 2024 (Ansa)

Le Pen non è mai stata così forte

«Avendo la possibilità di censurare il nuovo governo in qualsiasi momento, Marine Le Pen vuole approfittarne per strappare qualche vittoria, anche simbolica, a un primo ministro che avrà la sua tregua solo grazie a concessioni fatte all’estrema destra», ha commentato Le Monde. La leader sovranista non è mai stata in una posizione di forza come in questa sequenza istituzionale. «Cercheremo di ottenere il più possibile da lui (Barnier, ndr) sui temi dell’immigrazione e della sicurezza: più ci darà delle garanzie, più a lungo lo lasceremo al governo», ha dichiarato al Monde Matthias Renault, deputato frontista nella circoscrizione delle Somme. «Vogliamo capitalizzare il più possibile sulle sue dichiarazioni, costringerlo a legittimare le nostre posizioni», ha aggiunto.

In molti ricordano che il Barnier candidato dei Républicains all’Eliseo, in occasione delle primarie del 2021, prometteva misure drastiche contro l’immigrazione che combaciavano col programma frontista: fine dell’Aide médicale d’État, l’assistenza sanitaria gratuita per i sans-papiers, espulsioni più facili e soprattutto una moratoria sull’immigrazione da tre a cinque anni per «riprendere in mano la nostra politica migratoria».

«Fino a quando otterremo dei risultati e la sinistra accuserà il governo di essere “nelle mani di Le Pen” saremo i grandi vincitori di questa sequenza, e continueremo», ha detto al Monde Philippe Olivier, eurodeputato e consigliere di Marine Le Pen. Per alcuni osservatori, se il Barnier I arriverà indenne alla primavera 2025 sarà già un miracolo.

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