«Gli Usa mi hanno lasciato indietro in Afghanistan. I talebani vogliono uccidermi»

Di Leone Grotti
02 Settembre 2021
La drammatica testimonianza di Rasheed al New York Times spiega perfettamente perché il ritiro non è stato lo «straordinario successo» decantato da Biden: «Ho lavorato per gli americani, ora ogni speranza è perduta»
L'ultimo aereo americano parte da Kabul e lascia l'Afghanistan

L'ultimo aereo americano parte da Kabul e lascia l'Afghanistan

«Quando l’ultimo aereo americano ha lasciato l’Afghanistan, i colpi celebrativi dei fucili dei talebani sono risuonati nella notte di Kabul. Quel suono mi ha fatto capire che ogni speranza era perduta». Rasheed è uno dei tanti afghani che Joe Biden aveva promesso di non lasciare indietro e che invece è rimasto alla mercé dei terroristi islamici.

Abbandonato dagli Usa di Biden

Trentotto anni, sposato con figli, salutò con favore l’invasione americana nel 2001, ha collaborato con le forze alleate per monitorare il processo elettorale afghano e per realizzare i progetti finanziati dal fondo Usaid. Impiegato in una ong, dopo l’ingresso dei talebani a Kabul il 15 agosto ha ottenuto dal datore di lavoro tutti i documenti necessari per scappare dall’Afghanistan. Ma il suo nome non è mai stato incluso nella lista delle oltre 124 mila persone che gli americani hanno evacuato dal paese.

Rasheed sa che cosa lo aspetta ora. È sicuro che il “nuovo” Afghanistan governato dai talebani assomiglierà molto al vecchio. Scrive in una lettera pubblicata dal New York Times:

«Mi ricordo la vita sotto i talebani. Un giorno, quando ero giovane, visitai Kabul con la mia famiglia. Un mio parente suggerì di andare allo stadio per assistere a qualche match sportivo. C’era una grande folla, ma nessuna partita. Una donna venne trascinata fuori da un’auto al centro dello stadio. Era coperta da una grande velo. Un uomo al microfono descrisse i suoi crimini. Poi sentii gli spari. I talebani uccisero quella donna. Ero così spaventato che non riuscii a dormire per molte notti. Non ho mai dimenticato quel giorno».

«I talebani mi stanno già cercando»

L’uomo insieme alla sua famiglia ora rischia la vita. «Le persone come me che hanno lavorato per gli americani sono in grande pericolo», spiega Rasheed. «Molti sono già stati minacciati, picchiati e anche uccisi. Quando Kabul è caduta, sono scappato da casa e ho cercato rifugio in casa di un vicino perché temevo che i talebani sarebbero venuti a cercarmi. È esattamente ciò che è successo».

Non trovandolo a casa la prima volta, i talebani sono tornati una seconda e hanno lasciato detto ai suoi parenti: «Lo stiamo cercando e dobbiamo parlargli. Se non si fa vivo, qualunque cosa succederà in seguito sarà solo colpa sua».

Rasheed non ha dubbi sul fatto che le promesse dei talebani sul rispetto dei diritti umani della popolazione sono soltanto una messinscena. La visita degli estremisti a casa sua non ha fatto che rafforzare la sua consapevolezza «di essere in grave pericolo. L’unica speranza che avevamo era abbandonare il paese e iniziare una nuova vita. Ora quel sogno è diventato un incubo. Ho aspettato e sperato di essere messo sulla lista. Ma non mi hanno mai chiamato e ora i voli sono terminati».

«Cercherò di fuggire dall’Afghanistan»

Il padre di famiglia spera ancora di scappare dall’Afghanistan e non osa accusare direttamente il governo americano. Nonostante questo, scrive chiaramente:

«L’evacuazione irregolare e mal gestita è stata deludente e straziante per me e per i tanti afghani che hanno lavorato in condizioni durissime per gli americani e i loro alleati. Ora ottenere un passaporto è impossibile e i talebani vanificheranno vent’anni di sforzi occidentali. L’Afghanistan non è più il paese che ho amato. Non c’è alcuna garanzia che i talebani rispetteranno le promesse fatte agli americani. Cercherò ugualmente di andarmene, anche a costo di farmi uccidere. Devo farlo per il futuro dei miei figli».

Rasheed non è l’unica persona lasciata indietro dagli Usa: tra i tanti che non sono riusciti a scappare ci sono anche poco meno di duecento americani. La sua lettera spiega meglio di mille analisi a che cosa assomiglia davvero l’evacuazione confusa e disastrosa che Biden, due giorni fa, ha definito uno «straordinario successo».

@LeoneGrotti

Foto Ansa

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