Gli oscar del secolo (sportivamente parlando)

Di Roberto Perrone
01 Gennaio 1999
Sport Uber Alles

Malgrado i turni di notte, la rubrica è arrivata a fine anno, a fine secolo e anche a fine millennio. Perbacco, sono momenti indimenticabili, che necessitano di una celebrazione, anche senza un contorno di ragazze rifatte. Ecco gli oscar di “Sport uber alles”, che, naturalmente, non sono del secolo, ma solo miei. 1) Sidio Corradi, attaccante del Genoa degli anni ’70; 2) l’Inter di Herrera, e, in particolare, Giacinto Facchetti, grande campione e ora grande amico; 3) Roberto Pruzzo, o rey di Crocefieschi, e il 30 aprile del 1978, sotto il temporale, al vecchio Ferraris: Genoa-Inter 1-1, o rey sbaglia il rigore salvezza e il grifo retrocede, comunque un mito; 4) Adriano Panatta nel 1976 e anche oggi; 5) Ivano Bordon e la ripetizione di Borussia-Inter a Berlino nel 1972. Titolo di Tuttosport: Bordon-Mazzola un muro a Berlino; 6) Alberto Cova e una notte di agosto del 1984: oro a Los Angeles; 7) Ratko Rudic e il Settebello, una domenica di agosto 1992 alle Olimpiadi di Barcellona, gli spagnoli affondati; 8) la staffetta azzurra di fondo 4×10 alle Olimpiadi invernali del 1994; 9) La nazionale nelle prime cinque partite del Mondiale ’78: meglio di quella del 1982; 10) Luciano Riccomini, il mio primo e unico caporedattore non sportivo. Adesso non c’è più, ma senza di lui non ci sarei io. Come giornalista, obviously.

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