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Gli assassini di Ugo Attardi

Di Mariapia Bruno
10 Ottobre 2011
Al Convento del Carmine di Marsala rivivono le opere del versatile Ugo Attardi, pittore, scultore, disegnatore e scrittore che ha dato vita ad una dialettica armoniosa in bilico tra la lezione di Velasquez e Goya e la tendenza espressionista del XX secolo

Riprende il nome del romanzo con cui Ugo Attardi, finalista allo Strega, vinse il Premio Viareggio nel 1971, la mostra dal titolo “Ugo Attardi. L’erede selvaggio. Opere 1944-2001” che la città di Marsala dedica, dal 15 ottobre al 15 gennaio 2012, all’eclettico personaggio in questione. Pittore e cofondatore insieme a Carla Accardi, Pietro Consagra e Antonio Sanfilippo del gruppo Forma 1, scultore, grafico, letterato e giornalista, i dipinti di Attardi invadono il Convento del Carmine raccontandoci la sua vita, dalla nascita ligure alla forte formazione siciliana, dalle prime opere non figurative degli anni Quaranta alle ricerche personali dagli anni Cinquanta in poi.

Splendidi i dipinti monumentali “Crocifissione a Saragozza” (1964-’65) e “Gli assassini”, composizioni che suscitarono un intenso dibattito critico all’epoca della loro esecuzione. Numerosi anche i disegni e le incisioni e una selezione di opere scultoree, tra cui spiccano l’imponente “Cotes o la bellezza dell’Occidente” e “Il ritorno di Cristobal Colon”, arricchiscono la retrospettiva.

I dipinti come “Senza pietà” e “Cardinale e nipote” sono infine le testimonianze piu eloquenti di uno stile unico, una pittura satira di colore, dove la lezione dell’espressionismo del Novecento incontra, tornando indietro nel tempo, l’eredità di pittori come Velasquez, Goya e Tiziano.

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