
Giornata nazionale degli stati vegetativi. Una lettrice: «Cosa rende più vivi – voi o me – di uomini e donne come Eluana?»
Oggi ricorre la giornata nazionale degli stati vegetativi, che cade nel giorno in cui, due anni fa, è stata lasciata morire Eluana Englaro. Pubblichiamo in anteprima due lettere, con le risposte del direttore Luigi Amicone in corsivo, che usciranno sul numero 6 di Tempi a partire dal 10 febbraio.
Dal corriere.it: «Milano. Il Tribunale di Milano ha eccepito l’incostituzionalità della legge sulla procreazione medicalmente assistita e ha inviato gli atti alla Consulta, sostenendo che la norma laddove vieta la fecondazione eterologa e prevede sanzioni alle strutture che dovessero praticarla non garantisce alle coppie cui viene diagnosticato un quadro clinico di sterilità irreversibile il diritto fondamentale alla piena realizzazione della vita privata familiare». Sempre che un figlio possa essere considerato la piena realizzazione della vita privata familiare, si potrebbe ricordare che neanche la fecondazione “naturale”, oggi chiamata bunga bunga, essendo potenzialmente fertile nel solo 25 per cento dei casi, garantisce il diritto fondamentale alla piena realizzazione della vita privata familiare. Dichiariamo incostituzionale anche questa?
Andrea Natale via internet
Gentile professore, noi, lei, Ostellino e qualche altro raro ferrariano cerchiamo di tenere collegati e lubrificati menti e cuori. Non siamo gli unici, però di qua vedo molti timidi saccenti, di là vedo Origini del totalitarismo (Hannah Arendt, si rifletta anche solo su pag. 614 e ss.).
Non è la prima volta che le scrivo, ma questa lettera, scaturita dalla lettura dell’articolo di Fabio Cavallari pubblicato su Tempi numero 4 (“Un esercito invisibile di guerrieri”), è molto importante perché esprime il punto di vista di una giovane ragazza, studente e spettatrice di ciò che sta accadendo nel nostro paese e non solo. Da circa tre anni mi sto interessando ai casi come quello di Bruno e simili situazioni di persone in coma e stato vegetativo. La maggior parte delle discussioni nei talk show o nelle trasmissioni televisive, degli articoli di giornale o delle opinioni dei più, trattano il tema vita in modo inadeguato e superfluo, facendolo passare come “problema”, non come dono. Come fa l’uomo a scegliere e determinare se la vita di una persona è degna di continuare? Il cantante Enzo Jannacci ha detto: «La vita è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque». Per pochi giorni provai anche io il coma e devo ammettere che, in quel gelido buio, sentivo voci sfuocate e piccole carezze che portavano caldo dentro quel corpo inerme. Io c’ero, ma soprattutto volevo esserci. Queste persone hanno il diritto di chiedere per sé la vita e hanno il dovere di lottare per essa, così come coloro che stanno intorno a loro hanno il diritto di essere sostenuti dagli enti pubblici ed essere appoggiati dalle leggi e il dovere di percorrere la strada, per quanto difficile e faticosa, con la coscienza e la certezza che i loro sacrifici e le loro gioie sono condivise da una persona che c’è, che sente la vita e ne fa parte. Non è certo semplice come dirlo, vivere in tali situazioni di sofferenza. Ma come per un bambino che deve essere accudito, ascoltato ma soprattutto guardato, si tratta di implicarsi in qualcosa che non è più grande di noi ma è umano come noi. Viviamo in una società spaventata, che vuole rimuovere il dolore e per questo dà ragione alla decisione di “staccare la spina” e quindi uccidere una persona vivente. Dopo di che domando a tutti quelli che appoggiano questo tipo di scelta per le persone che vivono queste vicende: «Cosa rende più vivi – voi o me – che uomini e donne come Eluana?». Non ho ancora trovato risposta.
Maria Vietti, Torino
Una società spaventata. Che bella espressione per il vuoto di vita che diffonde intorno a sé la gente onesta e del potere perbene che ci insegna come si fa a vivere e a morire da cittadini onesti e perbene. Però, come mi ha domandato il mio più piccolino di ritorno dal catechismo in parrocchia: «Papà, ho capito che Gesù è il più importante personaggio storico. Ma come fa il più importante personaggio storico ad essere il più importante adesso?». Maria, stacca la spina al talk show e frequenta solo gente che prende sul serio la tua domanda. E quella del mio Giovannino.
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