Giallo di Avetrana: Misseri si dichiara colpevole, Sabrina resta in carcere

Di Chiara Rizzo
18 Ottobre 2011
Alla terza udienza preliminare Michele Misseri accusa la criminologa Roberta Bruzzone, ex consulente della difesa. E Sabrina Misseri resta in carcere per due diverse e contrastanti ricostruzioni dell'omicidio di Sarah Scazzi. Su Tempi.it tutte le tappe del giallo di Avetrana

Terza udienza preliminare del caso Avetrana ieri pomeriggio. In aula, di fronte al gup Pompeo Carriere, si sono trovati tutti i membri della famiglia Misseri imputati per la morte di Sarah Scazzi, la quindicenne di Avetrana uccisa il 26 agosto 2010. Da una parte c’erano Sabrina e Cosima, sul banco degli imputati per concorso in sequestro di persona e omicidio, dall’altra Michele Misseri, un tempo indagato numero uno per il delitto, poi prosciolto da quasi tutte le accuse, e oggi imputato con la figlia e la moglie dell’occultamento del corpo di Sarah.

 

Il colpo di scena, in quest’udienza, lo si deve però proprio a Misseri, che in aula ha reso delle dichiarazioni spontanee per accusarsi del delitto, scagionando la moglie e la figlia. Michele Misseri ha spiegato al gup che la sua confessione davanti al gip Martino Rosati il 15 ottobre 2010, in cui accusava le due donne di aver preso parte al delitto, era stata volutamente falsata, sotto consiglio del suo ex avvocato difensore, Daniele Galoppa, e della criminologa Roberta Bruzzone, consulente della difesa di Michele nell’autunno 2010. I due, secondo Misseri, lo avrebbero «indotto, durante un colloquio a dare una versione diversa, perché così facendo avrebbe dimostrato che si era trattato di un incidente e quindi lui e la figlia se la sarebbero cavata con pene irrisorie».

 

La vicenda di Avetrana prosegue così, con l’assurdo di due imputate che si proclamano innocenti, e di un uomo che si proclama colpevole, ma a cui nessuno crede più. Il caso Scazzi procede anche con due sentenze della Cassazione appena giunte, che bocciano molti punti nelle tesi dell’accusa – tesi accolte invece dal gip Martino Rosati, e dal Tribunale del riesame, che hanno confermato le ordinanze di custodia cautelare per Sabrina Misseri e la madre Cosima Serrano. Facciamo allora un piccolo passo indietro, per capire cosa è successo sin qui.

 

Sabrina Misseri viene arrestata a metà ottobre 2010, dopo che il padre Michele, inizialmente indagato per l’omicidio di Sarah e reo confesso, cambia la prima confessione e la indica come corresponsabile nel delitto. Per questo, il gip Martino Rosati emette un’ordinanza di custodia cautelare, riconfermata in appello anche dal Tribunale del riesame nel gennaio del 2010. Nel frattempo Michele Misseri inizia a ritrattare le accuse alla figlia, cambiando versione numerose volte. La difesa di Sabrina Misseri presenta un ricorso in Cassazione: la sentenza arriva lo scorso 17 maggio e scompiglia per la prima volta tutte le carte. La Suprema Corte, infatti, in quell’occasione, bacchetta severamente il riesame per aver rifiutato «la possibilità di una lettura degli elementi probatori (contro Sabrina) incompatibile con l’assunto accusatorio», e quindi di non aver rispettato il principio alla base del nostro ordinamento, dell’in dubio pro reo: «la regola che il dubbio ragionevole, non smentibile, non può risolversi con l’affermazione che non vi è prova che il dichiarante (Michele Misseri, ndr.) abbia mentito, ma milita a favore dell’accusato».

 

La Cassazione, infatti, ha attaccato l’atteggiamento avuto dal Tribunale del riesame nei confronti di Michele Misseri, la cui confessione ha rappresentato «la più importante prova d’accusa» nei confronti di Sabrina Misseri, ma che la Cassazione ha definito «risibile». Secondo la Suprema Corte infatti, non solo c’è «la possibilità di una lettura “incompatibile con l’assunto accusatorio”» che «non legittima l’emissione né il mantenimento della misura cautelare». ma quelle rese da Misseri, sono «versioni tra di loro incompatibili e sovente sovrapposte, ciascuna con una totale o parziale ma sempre significativa quota di ritrattazione e con essa un grave segnale di inattendibilità». I giudici tarantini, invece, si sarebbero limitati a cercare una logica interna al discorso di Michele Misseri, senza soffermarsi sulla ricerca di riscontri esterni. Tra gli altri indizi raccolti dall’accusa contro Sabrina, ci sono anche le dichiarazioni di una testimone, Anna Pisanò, che avrebbe raccontato che la stessa Sabrina le aveva confessato il delitto.

 

Ma la Cassazione rigetta questa lettura, e riporta testualmente quello che «è uno sfogo dell’indagata con un’amica e si risolve in una sequenza di frasi riferite dalla Pisanò, obiettivamente disarticolate, sintetizzabili nell’espressione “dopo tante ore (di interrogatorio, ndr.) dici la verità e basta, dopo tante ore viene quella cosa di dire la verità, così finisce tutto…ma io non l’ho fatto, non sono una stupida”. Siffatte parole, alle quali si attribuisce valore confessorio, non sono state registrate, né immediatamente trascritte, ma risultano riportate soltanto in terza persona dalla teste. L’enfatica attribuzione del valore di confessione alle parole riportate dalla teste Pisanò non è dunque giustificata e non è sorretta da adeguata base fattuale».

 

Per questi e altri motivi, la Cassazione accoglie l’appello della difesa di Sabrina Misseri, e rinvia il fascicolo al Tribunale del Riesame di Taranto perché lo riveda. Intanto a fine maggio, la procura di Taranto ottiene una nuova e diversa ordinanza di custodia cautelare per Sabrina, questa volta accusata di aver ucciso la cugina insieme a sua madre, Cosima Serrano Misseri dopo averla rapita, e di aver nascosto il corpo insieme a Michele Misseri. Dalla fine di maggio anche Cosima Misseri è rinchiusa nel carcere di Taranto. Sabrina rimane in prigione anche per la prima ordinanza d’arresto, quella per cui era stata dichiarata colpevole del delitto insieme al padre Michele, ordinanza che il Tribunale di Taranto ha riconfermato lo scorso 4 agosto. Si crea così un ping-pong tra le ordinanze d’arresto confermate a Taranto e le ordinanze della Cassazione. Un secondo ricorso viene presentato dalla difesa di Sabrina Misseri in Cassazione, sul quale la Suprema Corte si è espressa lo scorso 26 settembre, accogliendolo e rinviandolo al Tribunale di Taranto.

 

Le motivazioni sono state rese note lo scorso 10 ottobre: la Cassazione ha bacchettato i giudici tarantini per una nuova trasgressione di un principio base:«Una regola che permea l’intero ordinamento giuridico, il ne bis in idem». Ci sono infatti in corso, nei confronti di Sabrina Misseri, «due procedure che traggono origine da due provvedimenti restrittivi della libertà concernenti lo stesso fatto e tra di loro logicamente incompatibili». Sabrina infatti è in carcere sia perché accusata di aver ucciso Sarah insieme al padre nel garage di casa Misseri dopo le 14.30 del 26 agosto, sia per aver ucciso Sarah insieme alla madre (mentre il padre è ritenuto ora innocente per quest’accusa), in un posto diverso (nella casa dei Misseri) e a un orario diverso (tra le 14 e le 14.30 del 26 agosto). Il tutto però con prove analoghe, se non coincidenti. La Cassazione ha tuttavia ritenuto «immune da vizi logici e giuridici» parte dell’impianto accusatorio, per cui oggi Sabrina Misseri e Cosima Serrano sono in carcere: attendibili sarebbero sin qui le valutazioni sulle testimonianze rese dalla mamma di Sarah, dalla famiglia della vittima e da altre persone, sul fatto che la ragazzina il giorno del delitto sarebbe uscita di casa intorno alle due, e per quell’ora sarebbe stata in effetti vista mentre si dirigeva a casa della cugina Sabrina: il delitto potrebbe essere stato commesso intorno alle 14, tuttavia, per la Cassazione, il movente non è ancora chiara.

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