
Germania, la Merkel trionfa e va verso la grande coalizione. Ma con chi?
Doveva vincere, ha stravinto. Angela Merkel esce trionfatrice delle elezioni politiche tedesche, e la notte servirà solo a capire le dimensioni di una vittoria storica e oltre le aspettative, che porta Frau Merkel tra i politici più vincenti di sempre, raggiungendo il mito di Margaret Thatcher. I dati ancora incerti che separano gli exit-poll dai risultati definitivi sono infatti decisivi per capire se la Cancelliera – eletta per la terza volta consecutiva – avrà i numeri per un clamoroso monocolore Cdu o se dovrà, cosa che resta più probabile, mettere mano alla formazione del suo terzo governo di coalizione.
LE CIFRE. Il partito della Merkel supera il 42 per cento, risultato al di là dei sondaggi più favorevoli, che rappresenta il record dall’Unificazione e potrebbe permetterle di raggiungere la maggioranza assoluta con la Csu, il partito bavarese suo storico alleato. Per la sinistra è una disfatta epocale. Male la Spd, di sicuro sotto il 26 per cento. Con il risultato della Linke, che si attesta all’8 per cento, sfuma la possibilità di un governo rosso-rosso-verde che i più ottimisti nel campo progressista avevano ipotizzato. A completare la corsa all’ultimo voto che definirà qualità e portata del trionfo della Merkel mancano i Verdi (per ora all’8 per cento) e soprattutto Alternative für Deutschland, il partito contrario all’euro (ma non al mercato unico europeo) che conferma il trend di crescita delle ultime settimane e che le prime proiezioni danno al 4,9 per cento, cioè a un passo dal cinque per cento che gli permetterebbe lo storico ingresso in Aula.
LE POSSIBILI ALLEANZE. Due quindi le domande aperte. La prima: con chi governerà la Merkel? Resta l’ipotesi di un governo monocolore Cdu, che avrebbe però – se fosse confermata la maggioranza di 304 seggi su 606 che assegnano gli exit poll – numeri risicatissimi. Più probabile un’alleanza: o la Cancelliera tornerà al 2005, quando governò coi socialisti, oppure potrebbe mettersi con i Verdi, più deboli e dunque con meno forza contrattuale. Di certo, avvicinarsi alla Merkel non fa bene: la disfatta più clamorosa resta quella dei liberali (Fdp), suoi alleati uscenti che per la prima volta dal 1949, salvo sorprese nella notte, resteranno fuori dal Bundestag (sono dati al 4,5 per cento, quasi mezzo punto sotto AfD).
COSA CAMBIA PER L’ITALIA. La seconda domanda è: cosa cambia per l’Italia? Ovviamente bisogna aspettare la scelta della Merkel sull’alleato. Ma è difficile non vedere nel risultato di oggi un trionfo della linea economico-politica della cancelliera. Potrà la continuità di altri quattro anni di dominio assicurare una visione più morbida sui problemi che stringono i paesi dell’Europa del Sud (fiscal compact, Eurobond, “paletti” su debito e deficit)? La risposta potrebbe non venire solo da governo e Parlamento: i giudici della Corte di Karlsruhe infatti dovranno pronunciarsi nel giro di poche settimane sul ricorso contro la Banca centrale europea di Mario Draghi. Se la Corte dovesse bloccare – o condizionare fortemente – il programma voluto da Draghi per calmare la febbre da spread, il clima economico-finanziario virerebbe di colpo al brutto, a cominciare dal Mediterraneo.
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