«Gay si nasce»? Postilla scientifica, teologica e pastorale alle parole del cardinale Kasper

Di Rachele Schirle
07 Ottobre 2015
Intervista a don Roberto Colombo, docente di neurobiologia e genetica umana: «Sarebbe come riconoscere una variazione del Dna. Nemmeno i movimenti Lgbt lo vogliono»
German Cardinal Walter Kasper, President Emeritus of the Pontifical Council for Promoting Christian Unity,through St. Peter's Square at the end of the fourth session of the Congregation at Vatican City, 6 March 2013. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Roberto Colombo, 62 anni, sacerdote diocesano di Milano e professore di neurobiologia e genetica umana presso la facoltà di psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, è direttore del Centro per lo Studio delle malattie ereditarie rare dell’ospedale Niguarda Ca’ Granda (Milano) e docente del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su matrimonio e famiglia (Città del Vaticano). Ha rilasciato un’intervista a tempi.it sulle parole pronunciate al Corriere della Sera dal cardinale Walter Kasper: «Gay si nasce».

Il teologo tedesco ha usato questa affermazione per giustificare che l’omosessualità «non riflette il disegno originario di Dio e tuttavia è una realtà» che pone «un punto di domanda». Ma è proprio vero che «gay si nasce»?
L’affermazione è generica e non precisa, e, in quanto tale, non aggiunge nulla all’argomentazione antropologica-teologica in cui è inserita: resta un elemento spurio. L’espressione “si nasce così” – riferita a qualsivoglia tratto della fisicità o personalità umana – può assumere due significati eziologici: che il carattere è ereditabile in quanto ha una base genetica che ne determina la comparsa (come, per esempio, il gruppo AB0 del sangue), oppure che è congenito ma non ereditabile (un esempio è rappresentato dalla chiusura del tubo neurale del neonato in dipendenza dell’apporto di acido folico, la vitamina B9, durante la gestazione), essendo dovuto all’ambiente uterino in cui si sviluppa il feto, che è diverso da gravidanza a gravidanza (anche in una stessa madre). Per poter dire, con cognizione di causa, “si nasce così”, bisogna provare che il carattere “è così” e non potrebbe essere altrimenti (anche se non necessariamente lo si può osservare palesemente già nel bambino) per un fattore genetico oppure per un fattore ambientale pre-natale. Nel caso del comportamento omosessuale, nessuna delle due spiegazioni biologico-cliniche è robusta, né convincente sulla base dei dati scientifici oggi disponibili.

Eppure vi sono diverse ipotesi che sono state proposte come “scientifiche” negli ultimi decenni e che sembrano andare nella direzione indicata da Kasper.
Certo, sono stati compiuti studi sui gemelli monozigoti (i più noti sono quelli di Bailey e Pillard del 1991, di Bearman e Brückner del 2002 e del gruppo svedese di Långström nel 2010) e altri su diversi geni o regioni cromosomiche (come il controverso studio sul Xq28 – impropriamente detto “gene gay” – di Dean Hamer nel 1993 e i successivi studi, più solidi, su altre regioni cromosomiche o perfino l’intero genoma umano). Ma nessun singolo gene o regione di un cromosoma è in grado di spiegare la manifestazione di un comportamento omofilo nell’uomo o nella donna. Al massimo si arriva a ipotizzare una propensione, una suscettibilità all’orientamento omosessuale in un certo numero di soggetti studiati. Evidentemente – come per altri tratti complessi della personalità umana, per esempio l’intelligenza, la memoria o il temperamento – diversi e di svariata natura (genetica, ambientale, educativa, familiare, sociale ed altra ancora) sono i fattori in gioco. Lo stesso si può dire per gli studi sull’ambiente ormonale intrauterino cui è esposto il feto in determinate fasi della gestazione (tra i quali i più noti sono l’iperesposizione agli estrogeni e agli androgeni, sia di origine endogena che esogena): non vi è nessuna evidenza cogente che queste molecole determinino necessariamente alterazioni neuroendocrine in grado di spiegare la comparsa di un comportamento omosessuale nell’adolescente o nell’adulto. Come nel caso dei polimorfismi genetici, esse possono solo favorire lo sviluppo di un orientamento omofilo in alcuni dei soggetti, ma non predire in modo sicuro il loro comportamento sessuale, che dipende comunque e in modo rilevante anche da altri fattori. Del resto, sono le stesse teorie del gender che chiamano in causa, in modo decisivo, la libertà e il suo ruolo nelle scelte che riguardano la sfera affettiva e le relazioni sessuali tra i soggetti.

Lei vuol dirci che la tesi del cardinale Kasper secondo la quale l’essere gay per nascita è un dato di natura che appare in contrasto con il disegno di Dio non incontra il favore neppure delle ideologie Lgbt?
In un primo momento, quando Dean Hamer annunciò con forte enfasi nel 1993 la scoperta dell’ipotetico “gene gay”, grande fu l’entusiasmo di attivisti gay e lesbiche negli Stati Uniti e in altre parti del mondo. Essi pensavano che questa scoperta avrebbe contribuito a far loro ottenere quel consenso sociale che rivendicavano e ad abbattere le forme di discriminazione nei loro confronti. Il fatto di essere nati o nate così – senza desiderare, volere, scegliere questo comportamento – li avrebbe resi “innocenti”, “non trasgressivi”, uguali a tutti gli altri e le altre. Ma ben presto si accorsero che così non sarebbe stato. La stigmatizzazione dell’omosessualità non è diminuita, ma accresciuta dalla sua pretesa base genetica. Una variazione genomica, nella sequenza del Dna, è letta dall’opinione pubblica (o dalla maggior parte di essa, quella dei non specialisti in biologia e genetica) come un difetto, una mutazione al pari di quella che provoca una malattia genetica come la fibrosi cistica, le distrofie muscolari o certe forme di ritardo mentale. E questo è proprio quello che i movimenti Lgbt non vogliono: l’omosessualità, essi ripetono, non è una malattia, un difetto, una alterazione della personalità. Inoltre, se si ammette una base genetica per l’essere gay o lesbica, potrà essere un giorno disponibile un test genetico – eseguibile sul sangue, sulla saliva o su altri campioni biologici – attraverso il quale sarà possibile venire a sapere se un adulto (o anche un bambino) è o sarà omosessuale. E questo porterà a ulteriori discriminazioni sociali o lavorative. Una ragione ulteriore e decisiva per non abbracciare questa ipotesi deterministica, del resto, lo abbiamo detto, è che essa attualmente non risulta suffragata dai dati della ricerca scientifica.

Dunque, professore, il comportamento omosessuale contraddice il disegno originario di Dio sull’uomo, sulla donna e sulla loro relazione non perché la natura della sessualità sia “impazzita”, “ribelle” al Creatore in alcuni uomini e donne, facendoli nascere gay, ma per una mossa sbagliata della libertà umana, che asseconda l’istintività anziché abbracciare la bellezza dell’amore vero?
Ogni atto umano – e, per eccellenza, quello che coinvolge la totalità della persona umana, nella sua corporeità e spiritualità, quale è la relazione affettiva – non è mai semplicemente l’esecuzione meccanica di un movimento del corpo, il frutto di una operazione mentale o la conseguenza di uno stato emotivo. Lo diceva lucidamente san Tommaso: nell’atto umano si gioca tutta la libertà e la volontà del soggetto. Altrimenti non sarebbe un atto umano (e, dunque, un atto morale). L’antropologia moderna declinerà questo tema in termini di intenzionalità. Ammettendo – e vi sono ragionevoli evidenze scientifiche in questo senso – che l’orientamento sessuale dell’affettività sia influenzato da alcuni fattori biologici (in termini genetico-ereditari oppure ambientali-prenatali, per ricordare due tra le ipotesi più accreditate), qualora esso sia diretto in senso eterosessuale (come sembra essere nella maggior parte dei soggetti umani) risulterà meno impegnativo il compito della libertà e della volontà deliberata nell’aderire alla vocazione originaria dell’amore uomo-donna inscritta in ciascuno di noi secondo il disegno di Dio. Dico meno impegnativo, non facile, perché il compito educativo della libertà nell’aprirsi alla verità di noi stessi e nell’aderirvi non è mai scontato, banale. Tutt’altro. È un vero lavoro, e come tale, richiede una fatica e un rischio. Quello, appunto, della libertà. Nel caso, invece, in cui uno o più fattori biologici predispongano, creino una suscettibilità all’orientamento omofilo, questo impegno della libertà, questo lavoro su di sé può risultare faticoso, arduo. L’aderire, anche in questo caso, al disegno di Dio sull’amore umano, è più impegnativo. Non dobbiamo dimenticare questa fatica umana che tanti nostri fratelli e sorelle fanno, se vogliamo che il nostro giudizio sia secondo misericordia e non solo secondo verità. E papa Francesco ci ha invitato a non disgiungere mai la verità dalla misericordia, dalla comprensione, da quella «simpatia disarmata» che è la carità cristiana. E, anzitutto, non dobbiamo dimenticare che c’è la Grazia. La questione dell’omosessualità dei credenti non si gioca sullo stesso piano dei non battezzati, ossia solo a livello di libertà e di volontà. Quello che è impossibile per natura, non lo è per Grazia. Ce lo testimoniano non pochi credenti gay e lesbiche che, per Grazia di Dio e libertà loro, non sono prigionieri di una istintività ma lietamente vivono la virtù della castità. E il compito delle loro famiglie, delle comunità e della Chiesa è di aiutarli a vivere così, lietamente offrendo a Dio quello che sono, non altro.

Per concludere, potremmo dire che la questione sollevata dal teologo-cardinale Kasper è mal posta: di fronte al disegno di Dio sull’amore uomo-donna, il “punto di domanda” non è l’essere “nati gay” ma il ruolo della libertà e della Grazia in chi sente dentro di sé l’influsso di determinanti biopsicologici di orientamento omosessuale.
Senza chiamare in causa la libertà, non è possibile dirimere nessuna questione umana. Si cade nel determinismo biologico o nel condizionamento sociale, che sono le due forme ideologiche con cui oggi alcuni pretendono di affrontare e risolvere la condizione dell’omosessualità e del suo esercizio nella società civile e nella Chiesa. E la libertà ha per orizzonte la verità intera dell’umano, che è a noi accessibile attraverso la ragione umana e la rivelazione di Dio in Gesù Cristo. Ma Dio non ci ha chiamati alla libertà nella verità – anche quella sull’amore umano – lasciandoci prigionieri del nostro limite, consegnandoci alla nostre sole mani. C’è una risorsa soprannaturale: la Grazia. Affrontando l’amore uomo-donna, il matrimonio e l’omosessualità, non si può prescindere dalla Grazia. Se lo facessimo saremmo dei moralisti pagani che chiedono o impongono ciò che è impossibile alle nostre forze. La Chiesa può trovare (o ritrovare) il coraggio di chiedere l’“impossibile” all’uomo e alla donna solo perché niente è impossibile a Dio: con la sua Grazia l’impossibile agli occhi del mondo diviene possibile a quelli che a Lui si affidano con libertà. La Grazia non è il premio, il coronamento di una vita che sarebbe già buona per natura (non è un superfluo!), ma la via per poter vivere pienamente la verità del nostro essere donna e uomo, il più potente ausilio della nostra libertà per una vita bella e buona.

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73 commenti

  1. Alfredo

    Castrato psicologicamente sarà lei, Michele L. ! Certi apprezzamenti se li tenga per sé. Io sono lieto, sereno e felice di essere eterosessuale, di avere una moglie che amo e che mi ama. Non giudico come invece fa lei impietosamente con me chi ha deciso di restare omosessuale e di vivere così. Non giudico ma non permetto neppure che mi si giudichi.
    Quanto poi a miscele di religione e psicoterapia, le assicuro che lo psicoterapeuta-sessuologo che mi ha seguito non era per nulla religioso (o, almeno, cattolico). Nessun segno o crocifisso nello studio o quadri della madonna e dalle battute che faceva contro il papa e i preti lo si capiva subito. Era molto preparato e con tutte le lauree (due), specializzazioni e master del caso.
    Infine non è vero che io e pochi altri siamo dei casi di bisessualità in cui si è espressa poi l’eterosessualità: lo psicoterapeuta ha escluso questo (glielo ho chiesto espressamente una volta) e io non ho mai avuto attrazione per le ragazze prima del percorso fatto.

    1. MicheleL

      Non ho mai detto Alfredo che lei sia stato psicologicamente castrato. Ho detto che gli ex-gay non sono eterosessuali, ma non sono più nulla, perchè la “terapia” cancella la loro affettività, non ne crea una nuova.
      Lo speciastia che la segue non ha fatto danni probabilmente perchè lei avrebbe seguito il percorso che ha seguito anche senza di lui. Viceversa i rischi di farne -e di gravi- ad altri soggetti è talmente elevato che il suo (immagino ex) terapeuta, non può eticamente correrli, e questa è la posizione ufficiale dell’Ordine degli Psicologi, basata su numerosi studi autorevoli e non l’idea di qualche religione di come le persone debbano amare.

  2. Carla G.

    Ma lasciatelo perdere questo MicheleL ! Non vedete che non si smuove dalla sua ideologia omosessista neanche se lo inchiodate di fronte ai fatti nudi e crudi? Neanche se una montagna gli cadesse addosso continuerebbe a dire che le montagne non esistono. Tempo perso e fiato buttato via a dargli retta.

    1. MicheleL

      Salve Carla, le scrivo da sopra una montagna di studi, che può trovare ricercando con il sito “Google Scholar” e le parole chiave “homosexuality” “reparative therapy” o “conversion therapy”. Si tratta di studi autorevoli, obiettivi e indipendenti. Di quale montanga parla lei? Della montagna di bugie dell’associazione EXODUS? Delle bugie di John Paulk? Di quelle confessate dagli ex-ex-gay?
      Di quali fatti nudi e crdui parla? Del fatto che a fronte di milioni di omosessuali in italia i “Di Tolve” si contano sulle dita di una mano? Nella cattolicissima Italia?

      Il tempo che perde è il suo nell’ostinarsi contro ogni evidenza e opinione autorevole, condivisa anche da numerosi preti, monsignori, vescovi e cardinali, di pensare che l’omosessualità sia una scelta e che possa essere “convertita”.

      1. alice

        Qualche anno fa avevo un carissimo amico, molto bello, intelligente e sensibile, che riteneva di avere tendenze omosessuali. In realtà ne era molto spaventato e questo non per la pressione della società, già allora quasi inesistente, ma perché essere un uomo e non provare attrazione per la donna lo faceva soffrire, perché era un uomo !
        La sua storia era simile, molto simile, a quella di tanti omosessuali, come viene raccontata ogni giorno anche da tanti gay famosi, ultimamente ho letto di Dolce e Gabbana : padre assente, magari anche presente in famiglia , ma emotivamente assente e una madre molto, molto, molto presente.
        In seguito ,il mio amico ha cominciato una psicoterapia da una psicoterapeuta normalissima, non specializzata in terapie riparative o simili, ma onesta e preparata, che gli ha fatto fare un percorso, quel percorso che lui desiderava proprio.
        Per farla breve, ci siamo innamorati, abbiamo avuto una relazione sentimentale molto appagante per entrambi , da tutti i punti di vista e ho visto proprio che lui voleva essere un uomo, perché era un uomo !
        Poi, si sa , le storie finiscono, in seguito lui si è sposato con un’altra donna e hanno una figlia
        ( l’ha chiamata col nome che fantasticavamo insieme per nostra figlia, sgrunt ) , ma mi è rimasto un ricordo dolcissimo di quell’esperienza.
        Sì, era un ragazzo confuso, e non oso immaginare come sarebbe finito se avesse incontrato qualcuno arcigay o affini: era un uomo e non avrebbe vissuto la vita da uomo che voleva vivere, con una donna accanto e dei figli .

        1. MicheleL

          Gentile Alice, se essere un uomo fosse una buona ragione per non essere sereni come gay, nessun gay lo sarebbe, mentre pressochè tutti i gay, soprattutto in società in cui non subiscono pressioni indebite, sono sereni in quanto tali. Lei può citare qualche caso, riguardante preconcetti come padre assente e madre pressante, ma la ricerca su migliaia di casi, significativa in modo statistico, dimostra che il suo è un preconcetto.
          Sono contento per lei e il suo amico, un altro anonimo caso che, come quelli riferiti da Alberto, Alfredo e lei Alice, restano casi isolati. Può accadere che un bisesuale confuso ma più tendente all’eterosessualità sia sviato da essa da Arcigay, ma lo stesso timore lei dovrebbe averlo 1000 volte di più per tutti gay stritolati dalla pressione del pregiudizio e finiti nell grinfie di EXODUS che gli ha maltrattati per sua stessa ammissione. Ma lei non pare avere pregiudizi, quindi sono certo che lo capirà facilmente…

          1. alice

            Caro MicheleL, il fatto è che le esperienze reali ti sconcertano, tutta la tua produzione è basata su studi : la vita reale dice altro.
            E , sai, è ovvio l’interesse della comunità lgbt di far risultare negli studi tutto ciò che dici, molto meno ovvio che un ragazzo confuso vada a raccontare in giro il suo percorso.
            Ma persone che hanno fatto questo percorso nella vita reale e persone che vorrebbero farlo, ma non trovano la strada, per i numerosi impedimenti di ordine ideologico che la sbarrano , ce ne sono molte più di quante puoi immaginare tu dal punto di vista virtuale in cui sei immerso.
            Infatti, citi ancora una volta gli studi ,pure a proposito della realtà evidentissima degli omosessuali con una madre molto presente e un padre molto assente : secondo me tu le persone omosessuali le vedi col binocolo e molto probabilmente non sei nemmeno omosessuale, per la freddezza e la distanza che metti nel trattare l’argomento.
            Altrimenti, avresti citato casi reali, avresti detto che per te non è così o simili.
            Anche ad Alfredo propini per l’ennesima volta i tuoi studi : il paragone con una esperienza personale , però, ti vede sconfitto e ridicolizzato.
            Alfredo è vivo, come è vivo il mio ex-ragazzo, tu sei morto, sei di carta.
            No, non credo proprio che tu sia omosessuale , perché molti omosessuali sono uomini prima di qualsiasi etichetta.

    2. nottambulo

      Carla, ma che dici ? Lasciar perdere michelel ? Scherzerai ?
      In questo sito ancora non si capacitano della fortuna che gli è piombata addosso gratis !
      Non vedi , proprio oggi si vede bene, che quando non c’è lui/lei/loro i commenti languono ?
      Se manca all’appello, con chi discutere di aborto, obiezione di coscienza , eutanasia ?
      Discutere, non ci allarghiamo , diciamo che dà spunti alla discussione altrui.
      Oltre che mostrare, senza nemmeno un sovrapprezzo, la vacuità , la inconsistenza e la ferocia di chi non crede in Dio e per questo crede a tutto ciò che compulsa in internet, non avendo esperienze personali significative cui attingere .
      Un monumento, a lui e a tutti i personaggi che impersona , bisognerebbe fargli !
      Grazie, MicheleL e c., a nome della stampa cattolica !

      1. MicheleL

        Prego 🙂

  3. Alberto

    Quando si dice che l’ideologia acceca e rende ostinati, l’esempio di Michele L. è lampante: non c’è evidenza che tenga. Per lui o è così o è così! Potrebbero testimoniare chissà quanti (e non è vero – provi il contrario,se è capace – che solo Alfredo e Luca di Tolve sono venuti fuori dall’omosessualità: vada e vede su internet quanti (soprattutto casi nordamericani) hanno fatto con successo un percorso che li ha riorientati verso l’eterosessualità e nessuno lamenta stress psicologici, traumi e tutte le insinuazioni che Michele L. avanza. Esistono centri che aiutano psicologicamente (e non religiosamente!!!) questi percorsi, legalmente autorizzati negli Stati Uniti e in altri Paesi.
    Certo che ci vuole una bella sfacciataggine per dire ad Alfredo che lui ha sbagliato e che non doveva fare questo percorso e che il desiderio di un figlio non è ragione per essere eterosessuale. Questa è proprio ideaologia, pura e cruda. Voler imporre ad altri sensi di colpa, dire che hanno sbagliato tutto, e questo pur di sostenere una tesi indifendibile. Alfredo non ha parlato di misto di psicologia e riti religiosi: questo se l’è inventato Michele L. Lui è andato da un professionista psicoterapeutea e sessuologo, e basta.
    Come dicevano gli antichi: CONTRA FACTUM NON EST ILLATIO. La realtà è più forte di ogni cavillo ideologico, di ogni disquisizione che è un arrampicarsi sugli specchi.

    1. MicheleL

      Quando si dice che l’ideologia acceca e rende ostinati, l’esempio di Alberto è lampante. Esistono decine di studi sulla peri colosità della c.d. terapia di conversione, tanto che è ufficialmente bandiata in Italia e pure in molti stati occidentali. Basta consultare L’Ordine Italiano degli Psicologi. Purtroppo i “cover boys” i ragazzi di copertina fanno notizia sono una strategia scorretta da parte di chi pensa che una ideologia religiosa possa giustificare ogni approccio, anche se nocivo.
      Come Di Tolve o il suo omologo John Paulk (caduto in disgrazia dopo essere stato pizzicato in un bar gay a flirtare dopo che aveva giurato e spergiurato di essere stato convertito e questo in pompa magan dlle associazioni di “conversione”). Ma queste sono rarissime e dubbi eccezioni. Gli studi ci sono, basta leggerli e riguardano migliaia di casi. Robert Spitzer che nel 2001 pubblico’ uno studio possibilista nalizzando i dati di queste associazioni, ha poi chiesto scusa dopo essersi reso conto che i soggetti “convertiti” sono in effetti manipolati e castrati psicologicamente e non autenticamente eterosessuali.
      Negli USA la più grande associazione di stampo religioso che si occupava di “conversione”, EXODUS, ha recentemente chiuso i battenti e chiesto scusa alle migliaia di persone che ha fatto inutilmente soffrire.

      Ma questo a lei Alberto interessa? Si rende conto che da un lato ha dei manipolatori che mettono ideologie di fronte alla salute di persone che vi si affidano e dall’altra ha tutta la comunità scientifica? Io non ho mai detto ad Alfredo che han fatto bene o male, gli ho solo detto che non ci si mette con una persona per avere figli, ma perchè la si ama, altrimenti si corre il rischio di far soffire questa persona e pure gli eventuali figili.
      Se Alfredo è felice sono contento per lui, ma una rondine non fa primavera, mentre studi approfonditi a riguardo ci sono, basta leggerli.

      Si rilegga la sua conclusione poi: CONTRA FACTUM NON EST ILLATIO. La realtà è più forte di ogni cavillo ideologico, di ogni disquisizione che è un arrampicarsi sugli specchi.

  4. Alfredo

    Quello che scrive Michele L. non è per niente vero. Ma chi l’ha detto che un gay non possa diventare eterosessuale? Il mio caso mostra proprio il contrario.
    Premesso – a scanso di malintesi – che io sono completamente a favore dei diritti di gay e lesbiche, tutti i diritti: di sposarsi, di avere figli, la pensione ecc. ecc. E che mi batterò, come cittadino italiano perché non passi nessuna legge omofoba nel nostro paese. Figuratevi quanto ho subito: i miei compagni di scuola mi chiamavano finocchio, recchione ecc. perché non andavo a guardonare le ragazze nei bagni delle femmine …
    Premesso questo, io, all’età di 21 anni ero gay fin dall’adolescenza (mi facevano schifo le donne ed ero già stato con diversi uomini) e sono andato da uno psicoanalista e sessuologo (non farò il nome per non fargli pubblicità gratuita, visto anche quanto ha guadagnato facendomi la terapia non mi sembra proprio il caso). Sono andato perché volevo avere figli e allora non c’era né l’adozione né l’utero in affitto per le coppie omosessuali, né in Italia né all’estero. Volevo un rapporto affettivo e dei figli. Dopo tre anni di terapia ho iniziato a frequentare delle donne su per giù della mia età e ad avere anche qualche contatto fisico con esse. Hanno iniziato a piacermi e non cercavo più uomini. Certo, ho dovuto metterci impegno, sforzarmi all’inizio, fare il lavoro su di me che lo psicanalista mi suggeriva ma poi ho iniziato ad avere una vita eterosessuale, mi piaceva toccare e farmi toccare dalle donne e sono andato a letto con alcune di loro. Ho trovato una fidanzata e ora siamo sposati (civilmente) da sette anni e abbiamo due bambini. Certo, abbiamo i problemi di tutte le coppie ma non posso dire di essere infelice per la scelta che ho fatto, tutt’altro.
    Devo aggiungere che quando ho deciso di fare la terapia non ero religioso, anzi il contrario. da poco mi sono avvicinato alla chiesa e per questo ho letto per caso l’articolo di cui state discutendo. Quindi, per me, la questione della grazia di cui parla il prete Colombo non la capisco e non c’entra nulla con la mia storia. Ma la libertà sì: sono io che ho scelto di essere eterosessuale e di abbandonare lomosessualità, facendomi aiutare da uno specialista. E alla questione che chi nasce gay resta gay per tutta la vita non ci credo proprio.
    Per finire (scusate se son stato lungo e noioso), nella sala d’attesa dello psicanalista avevo conuciuto un altro ragazzo gay che era lì perché lo avevano mandato sua madre e suo padre e non voleva dare un dispiacere a loro non sposandosi, figuratevi! L’ho reincontrato per caso un po’ di anni dopo quando facevo una consulenza in una ditta e mi detto che conviveva con una donna e avevano già una bambina.
    Comunque, Michele L. e gli altri che la pensano come lui diano una grandatina ad alcuni siti web americani e di storie come la mia ne troveranno diverse.

    1. MicheleL

      Sono contento per lei Alfredo che abbia trovato un equlibrio. La cosa più probabile è che lei fosse bisessuale e avesse bisogno di un aiuto per far prevalere un lato della sua sessualità che era comunque esistente.
      Le evidenze non dicono che alcune persone con esperienze omosessuali non siano bisessuali, ma che la stragrande maggioranza non lo è, e non ha alcuna possibilità di seguire il suo percorso.

      Il numero di persone che hanno avuto relazioni omosessuali (e non aventure con diversi uomini, ma vere storie d’amore) e che poi ne hanno avute di eterosessuali si conta in unità, a fronte di una popolazione di milioni.
      Aggiunga inolte che migliaia di casi analizzati di queste “terapie” ne hanno evidenziato la pericolosità. Puo’ leggere a tale riguardo “Office-Based Care for Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, and Questioning Youth”. PEDIATRICS 132 (1): 198–203. 2013. Tali “terapie”, che spesso erano una commistione tra riti religiosi e psianalisi, sono state quindi dichiarate anti-etiche e bandite in molti stati.
      Infatti a parte i rari casi come lei e forse Di Tolve (chi altro?), chi iniziava queste terapie lo faceva con forti aspettative (i “terapeuti” sapendo che era un tentativo disperato davano false speranze per provarle tutte) e i fallimenti, sistematici, creavano forte stress nei soggetti e nelle famiglie che spesso li spingevano.

      Non si sceglie di chi ci si innamora e non si può andare dallo psicologo per farsi convicere da amare una donna molto feconda che non si affascina solo perchè vogliamo molti figli. Anche se siamo eterosessuali. Mi auguro che il suo matrimonio si felice e fondato su un affetto sincero, e che sarebbe durato anche se non dovesse avere avuto figli, che talvolta non arrivano.

      Concludo, Alfredo, facendole notare che la convinzione -infondata- che gli omosessuali possano e quinid debbano adeguarsi a dettami religiosi che non coincidono con le evidenze antropoligiche, psicologiche e socialie è molto pericoloso, perchè può essere alla base di uno stigma sociale grave e tutt’oggi non estinto. Le ricordo il caso di Alfredo Ormando, suo omonino, che sotto il peso della condanna della sua condizione da parte della società del sud Italia in cui viveva, si è dato alle fiamme in Piazza San Pietro il 13 Gennaio 1989, morendo dopo 9 giorni di agonia.

  5. luciano

    Ha ragione Sergio. Le osservaziuoni critiche di Michele sono fuori luogo. Non solo per la riconosciuta serietà scientifica dell’intervistato (basterebbe vedere le sue pubblicazioni su riviste internazionali ad alto impact factor) ma soprattutto per la robustezza delle sue argomentazioni biologiche, antropologiche e teologiche.
    Nessuno nega – neppure Colombo – che vi siano dei fattori biologici (genetici) o ambientali (intrauterini) che possono predisporre alcuni soggetti ad inclinazioni gay o lesbiche. Ma sono predisposizioni, suscettibilità. Facciamo un esempio: alcune mutazioni nei geni BRACA1 e BRCA” posso causare una predispozione a sviluppare tumori femminili con una frequenza superiore a chi non ha queste mutazioni. Ma non è per nulla vero che tutte le donne che hanno queste varianti genetiche si ammalerranno di tumore! Con un monitoraggio adeguato, controlli più frequenti e altri, esse possono avere una salute uguale alle donno che non sono portatrici di queste mutazioni.
    Anche se un soggetto ha una predisposizione all’inclinazione omosessuale, non è “determinato” ad avere necessariamente un comportamento omosessuale: se così fosse, dove andrebbe a finire la nostra libertà? Che ne sarebbe delle scelte nella nostra vita? Ahimé, il determinismo biologico fa prendere abbagli …

    1. MicheleL

      Ho fatto notare che molto spesso, stranamente, le voci fuori dalla comunita’ scientifica sono da parte di persone che oltre alla ricerca hanno anche impegni morali di tipo religioso. Questo nulla toglie a chi ha fatto il suo lavoro con precisione. Ho solo fatto notare che i riferimenti dati da Colombi sono datati e parziali: questo e’ un fatto, come è un fatto che la sua autorevolezza di scienziato finisce con i riferimenti (datati) e non va confusa con il paragrafo che riguarda invece sue valutazioni teologiche, che nulla hanno a che fare con biologia e antropologia)

      L’esempio che lei fa della predisposizione a tumori è capzioso. Lei si riferisce ad una mutazione patologica, che può essere causa di tumore, mentre stiamo parlando di persone che non hanno una patologia, che manifestano una caratteristica. La predisposizione all’omosessualità non è reversibile, non vi sono terapie in grado di cambiare il destino di una persona (a maggior evidenza dell’inadeguatezza del suo esempio, poiché la funzione molecolare di BRCA* è nota, come è noto il meccanismo patologico).

      Nessun omosessuale ha la “libertà” di essere diverso da questo. Nessun approccio psicologico esiste per cambiare una cosa complessa e intima come l’orientamento sentimentale delle persone.Il giudizio morale dell’omosessualità è eugenetico, parte da un presupposto morale di tipo religioso che ignora le evidenze antropologiche e psicologiche, ovvero che se l’omsoessualità esiste essa fa parte di un processo naturale, ha un ruolo antropologico e non sta ad alcuni uomini decidere cosa sia giusto o meno riguardo a caratteristiche non patologiche, come il colore della pelle.

      1. Fabio

        Caro Mchele
        puoi girarla come vuoi ,ma non esiste ancora una qualunque evidenza scientifica statisticamente significativa che l’omosessualita’si trasmette geneticamente.

        Il fatto che uno si autoconvinca di nascere gay o qualcuno lo convinca di cio ‘e’ un problema soggettivo e non oggettivo e la genetica finora da’solo suggestioni e non evidenze definitive sia negli studi di Hamer che di Bailey o Sanders.

        Faccio un esempio : i giapponesi usano l’emisfero cerebrale destro per le funzioni cognitive mentre il resto dell’umanita’usa ol sinistro.
        Per lungo tempo si e’pensato trattarsi di un fattore genetico ,in realta’si e’visto che i figli di giapponesi emigrati negli USA usano il sinistro parlando americano.

        Se qualcuno li avesse condizionati ficendo che loro nascevano destinati a usare solo la parte destra del cervello avrebbe sbagliato.

        1. MicheleL

          La frittata cerca di farla lei. Le prove sul legame tra ramo materno, mappa genetica del cromosoma X denominata Xq28 sul cromosoma sessuale X e omosessualità sono chiare e significative.

          Si nasce gay nel senso che tale caratteristica dipende dalla biologia e nessuno può scegliere se ne sarà influenzato o meno.

          Lo studio che cita di neurologia non c’entra nulla. Se ha uno studio che smentisce Caperio Ciani e Sanders lo citi. Fino ad allora le cose sono come la comunità scientifica a vastissima maggioranza afferma da molti anni.

          1. gaio

            Come si intuiva, il prode MicheleL non è affatto gay, tantomeno omosessuale, ha solo del gran tempo da passare, si annoia e trolla : gli lgbt non appoggiano assolutamente, infatti, la tesi dell’origine genetica dell’omosessualità, per i motivi esposti chiaramente nell’articolo e chiaramente condivisibili da un vero omosessuale.
            Chi vorrebbe essere etichettato come malato, dopo anni e anni, studi e studi, a dimostrare che l’omosessualità non è una malattia ?
            Certi difensori delle cause perse, meglio perderli che trovarli, parola di gaio.

          2. Fabio

            No caro Michele tu bari non esiste nessuna singificativita’statistica per Xq28 e lo dice lo stesso Sanders mentre per il cromosoma 8 e’incerta e i risultati sono di dubbia riproducibilita’ per il tipo particolare di
            coorte e quindi poco attendibili : una forte correlazioe non equivale percio’ ad una evidenza scientifica :
            altrimenti il card .Bellarmino avrebbe dato da subito pienamente ragione a Galileo.
            Galileo aveva avuto una geniale intuizione, ma npn porto’ le prove e la sua fondata intuizione si rivelera’vera e provata solo due secoli dopo nel 1822.
            Il Sant’Uffizio in quel caso funse da comitato di referee di una rivista scientifica esigendo le prove che Galileo non portera’mai.
            Lei Michele si trova nella situazione di Galileo : forse come Galileo avra’ragione ,ma per ora non esistono evidenze scientifiche definitive e inoppugnabili di cio’che sostiene.Le augurp solo di non dover aspettare due secoli.

          3. Fabio

            Esiste una correlazione solo per elementi epigenetici del cromosoma 8 ,cioè che riguardano il fenotipo, non per quelli genetici.
            E il fenotipo ha una espressività modulabile in base ai fattori ambientali.
            Che sono fattori modificabili e quindi influenzano l’espressività di fattori epigenetici.
            E perché invece i fattori ambientali provochino una mutazione nei geni occorrono in media 20.000 anni (20 kyr).

          4. pippo

            attenzione a non confondere il concetto di correlazione con quello di causalità.
            due fenomeni possono essere correlati ma non essere in alcun modo riconducibili uno al altro.
            è vero si che la correlazione è condizione necessaria alla causalità ma non è sufficiente. insomma potrebbe essere solo conseguenza di una casualità…

          5. MicheleL

            Lei non può far finta Fabio che non esista una letteratura e citare un risultato per volta. Esistono gli studi di Bailey sui gemelli, quelli di Camperio Ciani sulla familiarità e quello di Sanders che prova una correlazione significativa (il titolo dello studio “Genome-wide scan demonstrates significant linkage for male sexual orientation”).
            Aggiunga pure che l’orientamento sessuale, anche quanto la questone viene affrontata in tenera età, non è modificabile (Robert Spitzer, e la posizione ufficiale di tutte le associazioni di psicologi e psichiatry occidentali).

            Come dice bene Pippo, questo non dimostra una causa, ma una correlazione che induce, nel quadro della lettratura, ad adottare l’ipotesi più ovvia e non quella più santa.
            Ancora una volta, come nel caso di Galieleo (la cui teoria non è stata verificata affatto nel 1822, anno in cui semplicemente la chiesa ammise l’errore), pure se le indicazioni non erano del tutto certe, la cosa più saggia da fare sarebbe stato non deprimere una ricerca promettente, ma promuoverla.

      2. Michele

        E da cosa dovrebbe dipendere il giudizio morale? Dalla scienza? Ma come si fa ancora a credere, dopo l’epistemologia del Novecento, che la scienza “fondi” la morale?

  6. Sergio F.

    Il commento di Michele L., che si scaglia ideologicamente contro l’intervistato insinuando la sua incompetenza a entrare nel merito della questione, è il frutto del pregiudizio che un sacerdote O anche un semplice fedele cattolico) non può essere un ricercatore scientifico, uno scienziato. Se Michele è un genetista o un biologo, dovrebbe ricordare che Gregorio Memdel – il fondatore della genetica moderna ! – era un monaco agostiano … E che numerosi altri scienziati che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo della biologia, della medicina e della psicologia moderna erano sacerdoti o religiosi: Lazzaro Spallanzani e Agostino Gemelli, per fare solo due esempi.
    E’ evidente a chiunque sia familiare con le interviste – che non offrono lo spazio per citare tutte le fonti e gli studi, per introdurre dettagli, per elencare dati, statistiche, ecc. – che il professor don Roberto Colombo non ha avuto modo di riportare tutte le ricerche pubblicate nella letteratura scientifica (non è un articolo su una rivista indicizzata!). Ma considerandole tutte – con una meta-analisi, come oggi si usa fare nelle reviews scientifiche – la conclusione non cambia: non vi sono evidenze robuste per affermare che un gene specifico o un pannello di geni determini univocamente il comportamento omosessuale nei soggetti reclutati negli studi: anche il GWAS non ha raggiunto una significatività statistica tale da escludere senza dubbi l’ipotesi nulla. Quello che è evidente – come correttamente Roberto Colombo – che vi è solo una suscettibilità che riguarda un numero limitato di soggetti.
    Prima di insinuare incompetenze, bisognerebbe considerare con attenzione quanto uno afferma e quanto spazio ha per documentare le proprie affermazioni

    1. MicheleL

      Può leggere la risposta a Luciano per il rapporto tra scienza e fede. Uno scienziato serio non mescola fatti scientifici e convinzioni teologiche validando le seconde con le prime. Mendel e Spallanzani fecero un ottimo lavoro di base, ma non impose questioni morali in base ad esso. Su Gemelli infatti ci fu un dibattito sul ruolo della sua religiosità nel sostegno a le leggi razziali contro gli ebrei.
      Quando si citano fonti scientifiche si citano le più recenti, che a loro volta citano le altre. Non si cita una ricerca obsoleta solo perché è meno precisa e quindi adatta a legarsi al passaggio teologico: è quanto meno scorretto.

      Nessuno parla di un gene specifico, ma le evidenze scientifiche per una predisposizioni sono evidenti, come sono evidenti quelle che escludono la possibilità di cambiare l’orientamento sessuale, facendone una questione di scelta: esso risulta quindi congenito, perché frutto di una forte predeterminazione e non suscettibile ad intervento che ne determini la definizione. In questo senso “si nasce così”.

      Lo studio di Sanders et al. mostra un legame per cui l’ipotesi nulla è rigettata, quindi il legame è significativo. Il numero di soggetti è sufficiente per donare allo studio la necessaria potenza statistica anche in ragione di migliaia di mutazioni di singolo nucleotide osservate. Il titolo è infatti “Genome-wide scan demonstrates significant linkage for male sexual orientation”.
      Quando dico che un convincimento religioso può portare alla negazione di fatti scientifici per esempio intendo proprio questo che lei fa: negare un fatto scientifico. Oppure saltarlo a piè pari come ha fatto Colombo, che invito ancora una volta ad aggiornarsi.

  7. yoyo

    Per chi dice che l ideologia gender non esiste: avete notato come nei telefilm di grido non ci sia più una famiglia classica? Fino a pochi anni fa i telefilm americani presentavano grandi famiglie con padri, madri, figli, zii e nipoti, famiglie non allargate nel senso odierno, delle quali era persino identificabile la confessione religiosa, perché i personaggi erano costruiti a tutto tondo. Oggi, se va bene, presentano padri o ragazze madri etero con nonni improponibili e complessi psicologici evidenti. Rari i casi in cui queste situazioni evolvono verso un matrimonio normale stile romanzo di formazione.

    1. Daniele

      Forse perché i telefilm riflettono la realtà sociale, che non è più quella della famiglia Walton (“Una famiglia americana”) o della Casa nella Prateria, ma è probabilmente più vicina a quella di Modern Family o di Brothers and Sisters (dove compaiono personaggi gay e famiglie gay – ebbene sì: famiglie – semplicemente come esistono nella realtà).
      Tu probabilmente pensi che i telefilm siano uno strumento nelle mani della “lobby gay” per condizionare la visione della gente e indurre gli spettatori ad accettare come normali le persone omosessuali, le ragazze madri, ecc. Io penso che le cose stiano all’inverso: queste cose sono già normali, e i telefilm le rappresentano. Non condizionano la realtà: la rispecchiano. O, al limite, c’è un rapporto bidirezionale, che opera in entrambi i sensi.
      Inoltra il tuo post è un esempio di come il concetto di “gender” sia ormai diventato una specie di parola-jolly, di passe-par-tout, di termine tuttofare per designare tutto ciò che non piace. Cosa c’entrano “padri o ragazze madri etero con nonni improponibili e complessi psicologici evidenti” con il “gender”? Le ragazze madri sono sempre esistite, ma adesso diventano “gender”. Anche i “nonni improponibili”… tutto finisce nel minestrone del “gender”!

      1. Michele

        “Cose normali” perché statisticamente rilevanti? Possibile che le coppie gay siano così tanto numerose da risultare presenti in ogni o quasi telefilm di Hollywood? Oddio non nego che in certi quartieri di San Francisco o New York lo siano… dubito nel South o nel Midwest sia altrettanto… oppure in Europa (in Italia suppergiù un migliaio di iscritti alle Famiglie Arcobaleno su 60 milioni di abitanti, un’inezia statistica).
        Semplicemente la tv, ed i suoi autori, intendono far passare una visione del mondo, perché nessuna azione è neutrale (presuppone infatti una concezione etica e di valore), sia in senso “liberal” o “conservative”. Essendo l’industria dello spettacolo Usa esplicitamente “liberal” non stupisce che i suoi prodotti tendino a rispecchiare la visione dei suoi autori e non è affatto detto che questa sia una fotografia della realtà.

      2. Sebastiano

        “…i telefilm riflettono la realtà sociale…”
        Ti do pienamente ragione: quella realtà in cui Guido Barilla e Dolce e Gabbana (questi ultimi pure gay), sono stati costretti all’abiura e a pubbliche “scuse”, sotto la minaccia di un boicottaggio mondiale, per aver espresso il loro punto di vista differente dal mainstream.
        Bella realtà, non c’è che dire.

        1. Daniele

          A parte che la questione non c’entra nulla coi telefilm, Barilla e D&G non sono stati “costretti”. Avevano l’opzione di mantenere le proprie posizioni perdendo clienti. Se vuoi i miei soldi devi essere gentile con me, sennò vado da un altro.

    2. pippo

      ma tu ce l’hai sky?
      considerando che un matrimonio su tre finisce con un divorzio e che 9 telefilm su 10 raccontano di famigliole felici e perfette….

      1. yoyo

        Evidentemente su Sky mandano ancora i telefilm di quando ero bambino, perché le serie che i ragazzi e gli adulti guardano di più sulle altre reti sono molto diversi. È aumentata pure la volgarità.

  8. pippo

    Premetto che il contenuto di questo post è piuttosto sconcio e esplicito. spero cmq che la redazione voglia pubblicarlo e che chi di voi non apprezzasse il mio parlare di certi temi così apertamente si limitasse a non leggere quanto segue.

    Io sono gay, ma non so se gay lo sono nato oppure no. a dire il vero non so se nessuno possiede una sessualità al momento della nascita oppure se la sessualità è una cosa acquisita.
    vi racconto la mia esperienza:

    sono 4 figlio e i miei 3 fratelli sono tutti eterosessuali (in casa si parla apertamente di certi temi, inoltre siamo tutti abbastanza grandi da aver “esplorato” a sufficienza la nostra sessualità).

    Ho ricordi molto nitidi di avvisaglie precocissime della mia sessualità (mi rendo conto che questo non implichi in nessun modo che io sia in effetti nato gay).
    ad esempio già all’asilo ero interessatissimo a toccare ed essere toccato dai miei compagni maschi. già allora sapevo che avrei dovuto forse provare certe cose per le bambine ma…

    ricordo poi alle elementari di aver avuto un “amico” speciale con il quale certi “giochi” sono stati una consuetudine per anni.

    quando proprio lui mi spiegò come ci si masturbava, tornato a casa volli provare. così cercai delle immagini che mi potessero aiutare. ricordo ancora che guardavo i disegni su un enciclopedia. in una pagina c’erano le femmine in varie età dello sviluppo e in una c’erano i maschi. sapevo benissimo che avrei dovuto guardare le femmine, ma così l’esperimento non funzionava per nulla. mentre una volta che mi arresi al concentrarmi sui disegni dei maschi la cosa funzionò come un orologio svizzero.

    crescendo ebbi molte esperienze con amici. parliamo di mast****zione reciproca. sempre accompagnati da un enorme senso di vergogna, angoscia e dal proposito di non farlo mai più.

    quando ho iniziato verso i 17 anni ad avere delle fidanzatine ero preoccupatissimo perchè mentre dicevo di voler fare con loro “di più”, non avevo erezioni e sapevo che nel caso qualcuna avesse ceduto io avrei fatto una figuraccia.
    iniziai così una “terapia” casereccia.
    quando mi “toccavo”, quando ero sul punto di finire, guardavo delle foto di donne nude. sceglievo foto con solo donne così non commettevo “errori”. questo allenamento dava da una parte i suoi frutti, infatti presto sono riuscito a cominciare e terminare guardando e pensando solo donne. ma il problema era che il mio desiderio sessuale si appagava per un tempo brevissimo. insomma meccanicamente cominciava a girare tutto per il verso giusto e iniziavo anche ad avere erezioni se baciavo una donna, ma al tempo stesso questo non aveva cambiato l’essenza delle cose. non desideravo le donne e la gratificazione sessuale era infinitamente più bassa.

    alla fine dei 17 anni ho conosciuto un ragazzo con il quale per una serie di coincidenze ho dovuto condividere il letto per una notte. come potete immaginare quello divenne poi il mio primo ragazzo. avere una persona al mio fianco mi ha dato il coraggio di accettarmi per quello che ero e per parlarne apertamente e da allora non ho mai più cercato di avere sesso con una donna e la cosa non mi è mai mancata.

    1. Daniele

      Inconsapevolmente, ti sei autopraticato la terapia comportamentale, con cui fino agli anni 60 gli psichiatri behavioristi cercavano di convertire i gay all’eterosessualità.
      Nell’ottica beahaviorista contavano solo i comportamenti esterni, non i desideri e le pulsioni interne. Quindi il paziente veniva “condizionato” all’eterosessualità: gli si prescriveva di frequentare donne, di masturbarsi pensando a donne, di avere rapporti sessuali con donne (se necessario, anche a pagamento).
      In questa visione meccanicistica, se il “paziente” aveva un comportamento eterosessuale, era eterosessuale. E la questione finiva lì. Non importava se dentro di sé non provava nulla per le donne e continuava a desiderare gli uomini: se aveva rapporti con le donne e non con gli uomini, era “guarito”. Punto.
      Ovviamente, queste ottuse terapie non hanno mai funzionato davvero. Il paziente diventava una scimmia ammaestrata: riusciva ad avere dei meccanici rapporti sessuali con le donne, ma senza interesse, eccitazione, coinvolgimento emotivo. E ovviamente l’attrazione per gli uomini era sempre presente e preponderante.
      Per fortuna queste pseudoterapie, che facevano più danno che altro, sono state abbandonate da decenni e oggi sono condannate dall’intera comunità scientifica (anche se ogni tanto spunta qualche bizzarro personaggio che le ripropone).

      1. pippo

        Daniele, non ero di sicuro un genio. probabilmente avevo letto qualche articolo divulgativo ed essendo già allora interessato all’intelligenza artificiale avevo idea di come funzionava l’apprendimento per rinforzo.
        ad essere onesto non capisco bene dove non funziona la cosa (mera curiosità scientifica) . se avevo abituato il cervello a rispondere a certi stimoli in maniera meccanica perchè questo non funziona con la sessulatià in generale.
        bada bene io sono un grande oppositore ovviamente delle terapie riparative, ma certo che la psicologia sperimentale in questo senso è affascinante.

    2. Pepito

      Io sono eterosessuale. Mi sono sempre piaciute le femmine ma all’asilo erano l’ultima cosa che mi interessasse e alle elementari pur avendo una cotta per la bella della classe gli preferivo di gran lunga il pallone da calcio e i cartoni animati.
      Io e mia moglie siamo arrivati vergini al matrimonio e ora abbiamo 4 figli.

      1. pippo

        in effetti io ho sempre avuto un grande interesse per il sesso in genere.
        il calcio non mi piaceva ma mi piacevano le bambole, io gioielli e i grandi robot … personalità strana.
        cmq appena ho messo le mani su un computer a 11 anni ho smesso di giocare con qualunque altra cosa.

    3. Fabio

      Caro Pippo

      omo o eterosessuale che uno sia non conta in questo caso ,ma penso tu abbia bisogno di essere profondamente
      ascoltato capito e perdonato per questo ti cosiglio una bella Confessione Generale per fa il punto sulla tua vita e ricominciare .

      1. pippo

        lol scusami ma io sono una persona per bene e non ho molto di cui pentirmi.
        si, certo potrei migliorare ma ringraziando il cielo non miro alla santità lol
        inoltre non credo esista nulla che potrei dire ad un prete ma che non potrei dire a chiunque altro.

  9. leo aletti

    Scientificamente l’omosessualità è una patologia , basta farsi curare. La sine cura fa permanere nella patologia.

    1. Antoine

      Non è vero.

    2. Daniele

      Oh… sento una voce echeggiare dagli anni ’50 😉

      1. Antoine

        Invece temo che questo sia il “futuro” del cristianesimo : menzogne,vuoti slogan, posizioni di minoranze estremiste da emarginare. Va bene così.

        1. signora

          MINORANZE CREATIVE

          1. Antoine

            Adesso hanno l’ossessione dei gay…ma roba da matti. ..

          2. Grillo Parlante

            La tua presenza invece dimostra che sono i gay ad avere l’ossessione dei cristiani.
            C’era una canzonetta della Caselli… Come faceva?
            Ah ecco:
            Nessuno mi può giudicare…
            La verità ti fa male, lo so…

          3. pippo

            lol, be aspetta. se i cristiani continuano a perseguitare offendere e svilire i gay mi pare normale che i gay cerchino un dialogo.

            se io ho una cattiva opinione di te probabilmente tu te ne freghi, ma se ogni volta che ti incrocio per strada ti grido delle parolaccie alla fine qualche cosa cerchi di farla

          4. Giannino Stoppani

            In vita mia io non ho mai assistito a qualcosa di simile se non in curva Fiesole in occasione di qualche Fiorentina – Juventus.
            Mi spiace esista gente tanto incivile.
            Ma non credo affatto che il fine sia eliminare l’inciviltà, anzi, mi pare si voglia affermarne un’altra più sofisticata e subdola.

  10. MicheleL

    Credo che il Prof. Colombo avrebbe bisogno di aggiornarsi: con i recenti studi di A. Camperio Ciani dell’Università di Padova e con quello (nel settembre 2014) del Prof Sanders, che ha pubblicato su Psychological Medicine della Cambridge University Press, un articolo che riportando i risultati ottenuti dallo studio effettuato su 400 coppie di gemelli omosessuali. Sanders conferma quanto Camprio Ciani aveva già detto, e che cioè è stata riscontrata una regione della mappa genetica del cromosoma X denominata Xq28 sul cromosoma sessuale X comune a tutti i soggetti omosessuali. E’ emerso un meccanismo multigenico, infatti è stato scoperto da Sanders un altro fattore nell’autosoma 8; se si fosse trattato di un meccanismo unigenico si sarebbe andati incontro ad un fenomeno di estinzione o di fissazione.

    Ciò detto, appare evidente la grande complessità dei fattori biologici che influenza i comportamenti umani e credo non saremo mai in grado di influenzarli, salvo influenzare tratti come l’intelligenza. D’altra parte gli studi sui gemelli omozigoti dimostrano che ci sono altri fattori, ancora una volta fuori dalla nostra portata.

    Quindi gay si nasce? E’ qui che emerge come i condizionamenti ideologici condizionino l’uomo di scienza, che è più un religioso che uno scienziato. Infatti se una persona manifesta una caratteristica, che dipende fortemente dalla sua biologia, anche se non in modo determinante, e non c’è modo di cambiare questa realtà, possiamo dire che è “fatta così”, ovvero che è “nata per avere questo destino” ovvero che “è nata così”? Il Cardinale Casper ha fatto la deduzione più logica, quella che fanno tutti gli scienziati, biologi, psicologi ed antropologi salvo alcuni, che non hanno la scienza come loro priorità.

    Questo infatti non ha nulla a che fare con la visione cattolica delle cose, per cui un omosessuale dovrebbe semplicemente rinunciare all’amore per obbedire ai dettami morali della chiesa. Uno sforzo immenso che non è imposto a nessuna altra persona e che presume comunque un “errore” da qualche parte, visto che il “progetto divino” sarebbe un altro.
    Tale visione appare quindi assurda, paradossale, perché c’è un errore, che non è colpa di nessuno (non è una scelta, si “nasce” così), che ha un costo –imposto non necessario- che una minoranza dovrebbe pagare perché una elite religiosa ha deciso che il piano di dio sarebbe quello. Un bisticcio etico e logico che porta alla conseguenze che porta, ovvero una società che si pone questioni sulla chiesa e una ristrattissima minoranza di scienziati che compiono funanboliche scalate passando platealmente da deboli appigli scientifici ad appigli del tutto arbitrari di tipo religioso, del tutto sconnessi dai primi.

    1. signora

      Credo che questi studi possano avere la stessa attendibilità e scientificità di coloro che, con altrettanti studi, hanno tratto le conclusioni totalmente opposte!
      A michele! la comunità scientifica non ha per nulla accettato queste ricerche! per nulla

      1. giulai

        Che poi… non ha mica tanto senso far studi su gemelli entrambi gay!
        Avrebbe senso farlo su gemelli monozigoti di diverso orientamento e vedere se il gemello gay ha qualcosa di diverso o meno, rispetto a quello etero!
        Studi come questi ultimi sono stati fatti, ma mi risulta che siano arrivati a conclusioni diametralmente opposte agli studi di Sanders, per i quali ci si dimentica sempre di dire che questa “anomalia genetica” riguarderebbe il 30% circa dei famosi 400 gemelli gay…

        1. Antoine

          Gli è il gender….lo stramaledetto gender
          ..gli è un gomblotto omosessualista laicista comunista plutocratico massonico scientistico illuministico

          1. MicheleL

            @Signora Signora che la comunita’ scientifica ha accettato queste ricerche. Gli studi di Ciani, di Sanders e molti altri sono pubblicati sulle riviste più prestigiose. Una rivista è prestigiosa tanto più è citata dalle altre. Questo fenomeno si quantifica e affibia ad ogni rivista un fattore di impatto, un numero, quindi abbiamo una classifica di cosa pensa la comunità. Le voci fuori dal coro si contano sulle dita di una mano, fanno curiosamente parte di istituti ideologici (religiosi) e non pubblicano sulle prima riviste, ma sulle ultime.

            @Giulai Preciso che lo studio di Sander ha coinvolto 409 fratelli (non solo gemelli, una mia svista) in diverse famiglie di cui almeno uno omosessuale. Tra di essi anche dei gemelli, ma non solo, per verificare all’interno di un gruppo di soggetti vicini geneticamente (quindi con meno “rumore”) quali fossero i fatto legati all’orientamento sessuale. Ci sono stati altri studi meno approfonditi (la tecnica usata detta GWAS è piuttosto recente), ma nessuno di senso opposto, ma se mai indicanti le deduzioni di Sander come una delle possibilità.

          2. Giannino Stoppani

            Signori, se ve lo dice l’attivista lgbt che presidia il sito di Tempi, come si fa a non crederci?
            E quanto sono scientifici i suoi criteri per indagare la realtà effettuale (questa sconosciuta!): “Le voci fuori dal coro si contano sulle dita di una mano, fanno curiosamente parte di istituti ideologici (religiosi) e non pubblicano sulle prima riviste, ma sulle ultime.”
            Non fa una grinza!
            La realtà la stabiliscono loro per “autorità”: la maggioranza sostiene una tesi? Allora è sicuramente quella giusta.
            Saranno d’accordo Copernico e Galileo!
            Tanto per completare il quadro, per capire con chi avete a che fare, leggetevi quello che costui “autorevolmente” ha bestemmiato (è la parola giusta!):
            “Ho solo fatto notare che la presunzione rassicurante di avere dalla propria un dio vendicativo che mena condanne eterne a chi non ci aggrada è finita. Un dio più e più concretamente misericordioso, poi femminilizzato in madonne di vari colori è subentrato con la necessità, da parte del clero di piegarsi all’aumentato peso politico e sensiblità delle masse.
            La misericordia del vostro dio è infinita, fatevene una ragione o convertitevi ad una religione che rifletta meglio il vostro livore, ma con -giocoforza- meno appeal.”
            Insomma, proprio una personcina pacata e, soprattutto, obbiettiva.
            Uah! Uah! Uah!
            Nota bene: prima che qualche altro cialtrone di troll volesse altrettanto coprirsi di guano almanaccando della Divina Misericordia, faccio presente che essa è sì infinita, ma con chi si pente e si converte, per chi persegue nella sua strada ci sarà come ricompensa pianto e stridore di denti.

          3. MicheleL

            La comunità scientifica funziona per autorevolezza, soprattutto in scienze non esatte, come la medicina o la psicologia, che non sono matematica o astrnomia. Se qualche scienziato religioso, nonostante questo suo essere un ossimoro, fosse in grado di promuovere una rivoluzione copernicana, rapidamente la letteratura lo ricnoscerebbe, perchè non si può non cirate una cosa vera, pena uno studio fragile che si frantuma rapidamente sotto le prime critiche oggettive, cosa accaduta a Regnersu e Sullins per esempio. La letteratura invece è compatta e solida, 80 studi non sono pochi e le critiche a uno sono compensate da altri.

            Se un religioso non vuole che ciò che ha caro a prescindere dal buon senso non sia secolarizzato e messo di fronte alla ragione, ha semplicemente da evitare di irrompere nel dibattito pubblico in modo indisponente, pretendendo di sostenere idee in modo dogmatico. La laicità non è solo a tutela dei non religiosi, ma anche delle sensiblità dei religiosi. Qui non stiamo discutendo di una verità di fede, ma di una questione sociale che riguarda tutti e soprattutto soggetti che -anche perchè emarginati- non sono affatto religiosi.

          4. Giannino Stoppani

            Se la “comunità scientifica” cercasse davvero l’autorevolezza ideologizzata invece di una spiegazione rigorosa della realtà, allora saremmo messi male.
            Fortunatamente non è così, o meglio, è così ma solo nel breve periodo, perché pure l’autorevolezza su base ideologica, per quanto sia pomposamente e artificiosamente autoreferenziale, alla lunga soccombe alla realtà effettuale.
            Le bugie, specie quelle ideologiche, hanno le gambe corte, e pure neanche tanto fiato.
            Per quanta disinformazione tu faccia, tu sei destinato all’oblio con tutti i tuoi autorevoli studi.

          5. Giannino Stoppani

            Dimenticavo, se proprio vuoi darti arie di “autorevolezza” abbozzala di mettere in evidenza la supposta (in via rettale) incompatibilità tra il ruolo di scienziato e quello di religioso, perché palesa solo la tua abissale ignoranza, che poi diventa dura da dissimulare a forza di copia e incolla.
            Se non ci fossero stati “autorevoli” personaggi appartenenti a vario titolo alla religione cristiana e, soprattutto, a quella cattolica cattolica, tu, invece di passare la giornata a far propaganda su internet, ti dipingeresti la faccia di blu e andresti a badare le pecore.

          6. MicheleL

            Religiosità e scientificità possono coesistere in una sola persona solo se sono indipendenti. In caso di contrasto la posizione ideologica prevale, salvo essere abbandonata. Infatti con lei non è possibile discutere perchè i dogmi le impediscono di ragionare, quindi insulta, minaccia catastrofi, ma non sa argomentare. Se quello che io scrivo fosse falso si potrebbe falsificare facilmente, come sono stati falsificati gli “studi” si personaggi sostanzialmente insignificanti come Regnerus e Sullins.

      2. Fabio

        Infatti !!!
        Nessuna prova scientifica a tutt’oggi neanche su Xq28 mi spiace Michele ma il ricercatore Don Roberto Colombo ha ragione ed e’ qualcun altro che deve aggiornarsi !

    2. Cisco

      @MicheleL

      Se riconosci che non esiste un’influenza deterministica di tipo genetico o biologico in genere – come conferma anche la ricerca di Sanders e Bailey – e’ molto più scientifico dare la risposta che ha dato il prof. Colombo. Il quale peraltro non nega che sia difficile seguire la castità, per tutti inclusi gli omosessuali. Che da nessuno sono costretti a seguire un certo tipo di vita.
      E’ ovvio, poi, che ogni scienziato e’ anche una persone con le sue idee e quindi pregiudizi: le stesse ipotesi formulate e il metodo usato nella ricerca sono influenzati da tutto ciò, perché una persona non può astrarsi da se stessa.

  11. si nasce o no? (andrea udt)

    vorrei proporre questa riflessione, sempre che il moderatore non censuri e nella speranza che la discussione non degeneri:

    gay SI NASCE.

    se gay si nasce, è innato, come si concilia col piano che dio ha su di noi? come arrivare al centuplo quaggiù promesso nel vangelo se ci è stata instillata questa condizione, oserei dire vocazione? Come realizzare se stessi se ci è chiesto di censurare una affettività che un altro ha instillato in noi? perché se si nasce così, non può essere frutto del caso, altrimenti dio va fuori dalla finestra.

    gay NON si nasce.

    se gay non si nasce allora è una scelta, una autodeterminazione della affettività conscia o incoscia frutto dell’educazione o del condizionamento culturale. in tutte due le ipotesi (conscia/inconscia), se così NON si nasce, bisogna ammettere che gli studi di genere hanno fondamento.

    ecco, vorrei la vostra opinione, sempre che il moderatore non decida di tenermi sulla sua lista nera.

    1. Daniele

      Contesto l’affermazione “se gay non si nasce allora è una scelta”.
      Anche se gay non si nasce, comunque non si tratta di una scelta. La comunità scientifica non è ancora in grado di dire se l’omosessualità sia costituzionale o acquisita, ma è concorde sul fatto che in entrambi i casi non sia una scelta.
      Io sono gay e non potrei sentirmi attratto dalle donne nemmeno se lo volessi (non che lo voglia, sto parlando per assurdo). Così come un eterosessuale non potrebbe sentirsi attratto dagli uomini nemmeno se si sforzasse.
      Avere rapporti omosessuali è una scelta (uno può anche optare per la castità, come prescrive il catechismo, oppure sforzarsi di andare con le donne anche se gli fanno schifo o gli sono indifferenti, come molti omosessuali sposati hanno fatto per secoli), ma essere omosessuali non lo è. Distinguiamo l’agire dall’essere, i comportamenti dall’identità.
      Davvero, mi stupisco che esistano ancora persone che, contro ogni evidenza non solo scientifica ma anche puramente esperienziale (insomma, basta parlare con un gay), possa ancora credere che essere omosessuali sia una scelta.

      1. andrea udt

        scusa Sebastiano, ma il ragionamento non fila.

        Tu dici

        “Davvero, mi stupisco che esistano ancora persone che, contro ogni evidenza non solo scientifica ma anche puramente esperienziale (insomma, basta parlare con un gay), possa ancora credere che essere omosessuali sia una scelta.

        Per me è solo un altro modo, perdonami, furbesco di dire “così si nasce ma io non voglio ammetterlo”.

        La videnda del coming out del monsignore mi ha colpito dal punto di vista umano. Credo sia stata inopportuna etc. etc., tutto quello che vuoi.
        Però io ci vedo anche una persona che si libera di un peso, che ammette dopo aver combattuto contro se stesso “io sono così”.

        In questi giorni ho trovato nell’armadio “Vivendo nella carne (quasi tischreden) di Giussani”, lo sto rileggendo e mi colpiva il “centuplo quaggiù”.

        Sebastiano, lei è sposato? Se lo è, se lo è cristianamente la sua sposa le è stata data, è un tassello per il suo compimento di se e per la sua conversione. Sono convinto che se lei non avesse la sua sposa non sarebbe contento, perchè se è sposato non ha la vocazione alla castità. Il matrimonio, in una ottica cattolica cristiana, le è stato dato per il suo compimento.

        Ora, pensiamo a questo STRAMALEDETTO gender: c’è questo uso strumentale, questa morbosa attenzione alla sessualità dei ragazzi e le paranoie psicosessuali di certi ambienti LGBT.

        Però non è SOLO questo: dei ricercatori hanno cercato di dare una risposta a questa cosa per molti aspetti sorprendente: perchè esistono gli omosessuali? Esiste la possibilità di un condizionamento? Questi sono gli studi di genere, ripuliti dalla ideologia.

        Esiste un fatto e io scienziato provo ad indagarlo. Se sono genetista con la genetica, psicologo campionando e intervistando, in modo quasi tassonomico.

        Ma, oltre allo scienziato, c’è il teologo e noi commentatori o semplici persone IN CERCA DI SENSO: come può la condizione di essere omosessuale esser un bene per me, per la mia “vocazione”, un fattore di conversione e felicità?

        Nell’articolo ci sono delle risposte ma, francamente, non mi sembrano convincenti.

        Chiudendo io penso a questo: il messaggio cristiano è quello, la chiesa per un cattolico è la modalità attraverso la quale cristo permane e guida nel mondo (il magistero, “tu sei pietro”..), ma a queste persone in cerca di felicità e senso, quale risposta può dare la proposta cristiana se condanna la loro affettività, affettività che mi sembra concordare non abbiano scelto?

        1. andrea udt

          ops… ho confuso daniele con sebastiano.
          comunque spero sia chiaro quello che volevo dire.

      2. Cisco

        @Daniele

        Sono d’accordo con te, anche se distinguerei l’essere omosessuali (che non è una scelta) dall’essere gay, che invece è la scelta di usare la propria omosessualità (o anche bisessualità o qualunque altra cosa “queer”) per rivendicazioni politico-culturali.

    2. Raider

      Caro Andrea, il dibattito sulle origini genetiche o psicologiche e culturali (la gay o gender culture ne sono l’aspetto ideologico, ma essa assume forme o espressioni varie) dell’omosessualità è superato – ammesso si addivenga a una conclusione condvisa – da quello sulle conseguenze che impone l’egemonia culturale politica, medatica e legislativa pro-gay.
      Per es.: se gay si nasce, si potrebbe modifcare o abortire un gay nel grembo materno: ciò che è successo con le bambine in India e Cina, senza che nessuno, a parte i soliti cattolici, abbia protestato: fosse capitato a un gay, hai idea cosa sarebbe scoppiato?
      L’articolo, cioè, Rachele Schirle ha ragione: i genderisti girano la questione così: se i generi sessuali ‘dettano’ atteggiamenti, attitudini, comportamenti, questi devono trovare corrispondenza in tutti – tutti – gli individui: se questa corrispondenza perfetta tra genere sessuale e atteggiamenti, attitudini, comportamenti, ecc… non c’è sempre – sempre -, allora, si tratta di stereotipi, di cliché che si possono cambiare ad libitum: e perché sì o perché no porta alle origini: mentre i genderisti e sostenitori del (non) Pensiero Unico saltano a nozze e adozioni gay.
      Un sofisma come base per spiccare un salto logico e giungere d’un balzo a leggi assurde.
      NO AL PENSERO UNCO!

      1. Daniele

        Ma il grido di battaglia non era NO AL GENDER!?
        Abbiamo un’interessante variatio 😉

        1. Andrea udt

          @Daniele (il secondo, ovviamente), forse è meglio crearsi un nick unico.

          Certe discussioni sembrano schizzofreniche perchè molti, credo propio per scelta, usano lo stesso nick di altri commentatori per confondere le idee o farli sembrare schizzati mentalmente sdoppiati.

        2. Sebastiano

          Hai capito male: NO al pensiero unico del gender, quello che stravolge a tal punto la realtà e la discussione su di essa che chi non la pensa come loro è considerato un delinquente.
          Ti è più chiaro così?

          1. Raider

            Sebastiano, cosa vuoi gliene importi della chiarezza a chi ha più ‘faccine’ che argomenti? E le ‘faccine’ mascherano – rivelandolo – quel vuoto da colmare con ddl alla Scalfarotto e direttive eurocratiche liberticide.

    3. giulias

      Andrea UDT
      L’attrazione sessuale (rispetto all’altro) non è l’identità sessuale/genere (rispetto a se stessi)!

    4. Cisco

      @AndreaUDT

      Se gay si nasce non significa che il fine di quella persona è praticare l’omosessualità, così come gli eterosessuali non hanno per fine necessariamente quello di praticare una sessualità senza regole: la castità e’ difficile ma è per tutti.

      Se gay non si nasce non significa che non si nasca sessuati, e quindi con delle specificità uniche di ciascun sesso: la teoria del gender agisce principalmente sulla sessualità intesa come culturalmente costruita attraverso stereotipi arbitrari, non sull’orientamento sessuale, concettualmente distinto.

  12. Sebastiano

    Trovo curioso (e significativo) che l’agricoltore Cioffi non si sogni minimamente di dare una giustificazione che sia una della sua granitica certezza sull’origine genetica dell’omosessualità.
    A voler essere seri, come lui chiede, gli si potrebbe perfino consigliare di dedicarsi alle cure del suo orticello (e, en passant, allo studio della lingua italiana, cosa che gli consentirebbe di rileggere bene e per intero l’articolo).

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