Garzón condannato e Spagna sull’orlo di una crisi di nervi senza «calma, dignità e classe»

Di Rodolfo Casadei
10 Febbraio 2012
Il giudice spagnolo dovrà scontare 11 anni d'inibizione per aver ordinato intercettazioni illegali nell'ambito dell'indagine “trama Gürtel”. Indignate le reazioni del magistrato e dei suoi sostenitori: «Oggi è un giorno triste per la giustizia e per i democratici».

Le reazioni di Baltasar Garzón e dei suoi simpatizzanti alla sentenza del Tribunal Supremo, che ha condannato il giudice spagnolo a 11 anni d’inibizione per aver ordinato intercettazioni illegali nel contesto di un’indagine per corruzione nota come “trama Gürtel”, ricordano una famosa scena del film Frankenstein Junior. Quella in cui il chirurgo inferocito prende per il collo il corpo inerte della creatura che fino a quel momento non è riuscito a resuscitare: «Calma, dignità e classe!», commenta ironico il servitore Igor, ricordando le parole pronunciate poco prima dallo stesso luminare.

Il primo a commentare la sentenza con un aplomb non esattamente da servitore dello Stato è stato lo stesso magistrato, che decisamente non mostra di rispettare la sentenza (contro la quale inteporrà appello al Tribunale Costituzionale): «Respingo frontalmente la sentenza che oggi mi è stata notificata. In quanto non si conforma al diritto, mi condanna in modo ingiusto e predeterminato. Ora e per tutta la durata di questo procedimento, i miei diritti sono stati sistematicamente violentati, le richieste della mia difesa disattese, il giudizio orale una scusa (…) per potere, con esso, dare forma a una sentenza che era già annunciata da mesi». Da notare che il Tribunal Supremo è il massimo organo del potere giudiziario spagnolo, è composto di giudici nominati dal re su proposta del Consiglio generale del potere giudiziario (l’equivalente del Csm italiano), dove i membri eletti dagli stessi magistrati sono più numerosi di quelli nominati dal parlamento (dove è necessaria la maggioranza dei tre quinti) in ragione di 12 contro 8.

Per Cayo Lara, di Izquierda Unida (Iu): «Oggi è un giorno triste per la giustizia spagnola e per i democratici. Avremo difficoltà a spiegare ai nostri figli che i buoni furono condannati e i cattivi no». La sentenza rappresenta «un’ingiustizia mostruosa» secondo Gaspar Llamazares, altro leader di Iu. Per Francisco Jorquera di Bng, partito galiziano di sinistra, «è un linciaggio, una vendetta». Per Joan Coscubiela, dei Verdi catalani: «La giustizia spagnola soffre di un vero cancro». Più contenuti i socialisti (che qualche rogna con Garzon l’hanno avuta). «Risulta incomprensibile che il primo condannato del caso Gürtel sia il giudice. È una sentenza sproporzionata, che provocherà emozione nei cittadini», ha commentato Antonio Hernando, responsabile dei rapporti istituzionali del Psoe. Invece fra i Pubblici ministeri c’è chi non si controlla molto. «A cominciare da un tribunale che è nullo, da una sentenza che manca di fondamenti rigorosi e dalla culminazione di una vendetta istituzionale, questo è un giorno in cui sentirsi umiliati. Il Supremo è un tribunale inginocchiato di fronte alla corruzione rappresentata dal caso Gürtel: oggi è un giorno di vergogna per il sistema democratico, giudiziario e per il Tribunale Supremo», ha dichiarato a Radio Ser l’ex giudice anticorruzione Carlos Jiménez Villarejo.

Ma cosa ha fatto di così scandaloso il Tribunal Supremo? Ha sentenziato che non si possono intercettare i dialoghi fra accusati in stato di carcerazione preventiva e i loro avvocati, soprattutto non essendoci indizi di reato a carico dei secondi. «La ricerca della verità non giustifica l’impiego di qualunque mezzo. La giustizia ottenuta a qualunque prezzo finisce per non essere giustizia» si legge nella sentenza. E ancora: «Il controllo sulle comunicazioni fra i detenuti e i loro avvocati si può accordare solo nei casi di terrorismo e con l’autorizzazione giudiziaria. Nella giurisprudenza di questo collegio non appare un caso simile nel quale, senza alcun indizio contro gli avvocati, si sia proceduto». Ma la frase che ha fatto più imbestialire i simpatizzanti del giudice star è quella in cui si legge: «L’accusato ha ammesso pratiche tipiche di regimi totalitari nei quali si considera valido tutto pur di ottenere l’informazione che interessa».

Il Consiglio generale degli avvocati invece ha accolto la sentenza con sollievo: «In uno Stato di diritto non è accettabile che si vìoli un diritto fondamentale come è quello alla difesa. Il Consiglio degli avvocati, in quanto garante del diritto alla difesa, è soddisfatto. Personalmente non mi rallegro della condanna di un giudice, ma in uno Stato di diritto bisogna sapere che la legge è uguale per tutti », ha commentato il presidente degli avvocati Carlos Carnicer. Sobri i commenti nel Partito popolare (al quale appartengono i politici corrotti dello scandalo Gürtel), tranne che nel caso del presidente della Comunità autonoma di Madrid Esperanza Aguirre: «Credo che sia un giorno molto felice per la democrazia», ha detto. «I fini non possono giustificare i mezzi. La sentenza rappresenta un trionfo dello Stato di diritto».

Twitter: @rodolfocasadei

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.