
Garfagnana, Gresta (Invg): «Da noi nessun allarme, ma si sente l’effetto della sentenza dell’Aquila»
Erano le 22.19 di ieri sera, quando su twitter, il sindaco di Castelnuovo in Garfagnana (Lu) ha consigliato ai concittadini «di uscire di casa e rimanere all’aperto», «a seguito della comunicazione pervenuta dalla Presidenza del Consiglio dei ministri». Il resto lo hanno fatto il tam tam sui social network, il vecchio passaparola, insieme al fatto che solo venerdì scorso la Garfagnana è stata colpita da una scossa di magnitudo 4,8 della scala Richter: il risultato è stato che stanotte seimila persone hanno dormito all’addiaccio, in auto o in scuole, evacuate da casa. Di scosse, per fortuna, però non ce ne sono state. E stamattina l’Italia si è svegliata con una polemica su chi e sul perché si fosse arrivati all’allarme: «Sicuramente l’effetto della sentenza dell’Aquila diventa un eccesso di cautela: per fortuna non è successo niente, ma da cittadino mi chiedo cosa accadrà se si continua così, e poi accadessero problemi per gli allarmi?» riflette con tempi.it il presidente dell’Istituto nazionale geofisica e vulcanologia (Invg) Stefano Gresta.
Presidente, cosa è accaduto ieri?
Quando si ha una sequenza sismica in atto, dall’Invg mandiamo regolarmente dei bollettini alla Protezione civile. Per la Garfagnana ne inviamo da venerdì scorso due al giorno, uno poco prima delle 9 del mattino e l’altro nel pomeriggio, ciascuno con l’aggiornamento sulle dodici ore precedenti. I bollettini sono generati per la maggior parte in maniera automatica: ci sono le mappe che fanno il riassunto delle “puntate precedenti” del sisma, i simboli delle scosse intercorse tra un bollettino e l’altro, ci sono gli epicentri, i grafici riassuntivi della sequenza e l’elenco di tutte le scosse, in maniera tale da avere anche i dati sintetici di profondità e intensità del terremoto. Ovviamente se accade qualcosa di interessante il funzionario di turno aggiunge un suo commento. La notte del 30 gennaio c’è stata una scossa di magnitudo 3.3, la più forte dell’intera sequenza a parte quella di 4.8 di venerdì. Siccome era avvenuta più a sud ovest dell’intera sequenza, il funzionario di turno ha ritenuto di segnalarlo alla Protezione civile nel bollettino del mattino. Ha chiosato con una frase che leggo testualmente, poi riportata nel fax alla Protezione civile regionale: «Se resta confermata l’ipotesi che la sequenza sia generata da una struttura orientata a sud ovest, nelle prossime ore potrebbero avvenire altre scosse nella prossimità dell’abitato di Castelnuovo in Garfagnana».
Questo significa che prevedevate un terremoto?
Nel linguaggio tecnico conta l’inizio della frase: «Se resta confermata l’ipotesi..». È un’ipotesi, non una certezza. Infatti nel bollettino del pomeriggio c’era la localizzazione delle scosse verificate tra la mattina e il pomeriggio stesso, che erano tutte a nord e non più a sud ovest. Il secondo bollettino è stato mandato senza alcun commento: a quel punto c’è stato un qui pro quo.
In nottata, a evacuazione già avvenuta, dall’Invg è partito un nuovo fax alla Protezione civile, in cui chiarivate di non aver mai dato l’allarme.
Dal nostro punto di vista, ne stiamo discutendo, c’è stata solo un’interpretazione del funzionario di turno sulla base di una sola scossa non tutta la sequenza; è però difficile dare ipotesi sulla base di un solo evento e senza valutare uno storico.
C’è un effetto “sentenza l’Aquila” sul vostro lavoro? È possibile che, per evitare il mancato allarme della Commissione Grandi rischi, si passi all’eccesso opposto ingenerando confusione?
Sicuramente l’effetto della sentenza dell’Aquila diventa un eccesso di cautela. In Italia avvengono tutti i giorni terremoti lievi: l’altro giorno ho letto che erano state evacuate le scuole di un piccolo paese. Un fatto che ci faceva riflettere: ora finirà che, con un terremoto appena percepito, si fa evacuare sempre la popolazione? È chiaro che questa situazione si innesca dopo la sentenza, e si innesca su tutta la catena. All’Invg continuiamo come scienziati a dare le informazioni e nei nostri comportamenti posso dire che un effetto l’Aquila non c’è: vogliamo che il nostro lavoro si fermi alla produzione dei dati e alla loro interpretazione con la maggior precisione possibile, e chiarendo le interpretazioni di una scienza non esatta. Il nostro lavoro però finisce qui. Per fortuna non è nostro il compito di trasformare poi queste informazioni in allarmi o in azioni: questo spetta al resto della catena. E io, o tutto l’Invg, non abbiamo mai dato allarmi in questo caso. Io posso dire che dopo un comunicato del genere ci si sente telefonicamente. In questo caso non è accaduto.
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